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Onlus

Sommario

Inquadramento | ONLUS “di diritto” e ONLUS “escluse” | Requisiti necessari per qualifica di ONLUS | Definizione di solidarietà sociale | Anagrafe delle ONLUS | Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) | Agevolazioni fiscali | Social bonus | Detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali | Riferimenti |

Inquadramento

Con l’acronimo “ONLUS” si intendono le organizzazioni non lucrative di utilità sociale disciplinate dal D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460.
Tale categoria tributaria in relazione:

  • ai soggetti legittimati;
  • allo scopo non lucrativo da essi  perseguito;
  • al rispetto di determinati requisiti;

gode di particolari vantaggi di carattere fiscale. In particolare, il comma 1 dell’art. 10 del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460 elenca i soggetti legittimati ad assumere la qualifica di ONLUS facendovi rientrare:

  • le associazioni;
  • i comitati;
  • le fondazioni;
  • le società cooperative;
  • gli altri enti di carattere privato con o senza personalità giuridica;

e richiede come requisito aggiuntivo l’indicazione nei relativi statuti o atti costitutivi dello svolgimento dell’attività effettivamente svolta che deve necessariamente rientrare in uno dei seguenti settori:

  • assistenza sociale e socio-sanitaria;
  • assistenza sanitaria;
  • beneficienza;
  • istruzione;
  • formazione;
  • sport dilettantistico;
  • tutela, promozione e valorizzazione delle cose d’interesse artistico e storico;
  • tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente (con esclusione dell’attività diretta alla raccolta dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi ex art. 7 D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22);
  • promozione della cultura e dell’arte;
  • tutela dei diritti civili;
  • ricerca scientifica di particolare interesse sociale;
  • cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale.

essendo fatto espresso divieto di svolgere attività diverse da quelle sopra elencate ad eccezione di quelle ad esse dirette (ex art. 10 comma 1 lettera c) del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460).

ONLUS “di diritto” e ONLUS “escluse”

Nel disciplinare tale categoria giuridica, il Legislatore al comma 8 dell’art. 10 D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, ha stabilito che determinati soggetti nel rispetto della loro struttura e delle loro finalità sono considerati in ogni caso ONLUS “di diritto” e vi ha incluso:

  • gli organismi di volontariato;
  • le organizzazioni non governative;
  • le cooperative sociali;
  • i consorzi aventi base sociale formata per il cento per cento da cooperative sociali.

 

Parallelamente al comma 10 dell’art. 10 D.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, sono state inserite delle cause di “esclusione automatica dall’applicazione della qualifica di ONLUS per:

  • gli enti pubblici;
  • le società commerciali diverse da quelle cooperative;
  • gli enti conferenti di cui alla L. 30 luglio 1990 n. 218;
  • i partiti ed i movimenti politici;
  • le organizzazioni sindacali;
  • le associazioni di datori di lavoro e le associazioni di categoria.

Requisiti necessari per qualifica di ONLUS

Al fine di evitare l’istituzione di ONLUS create al solo fine di eludere la normativa tributaria, il Legislatore ha previsto particolari disposizioni che questa categoria di soggetti giuridici deve necessariamente rispettare.

 

In particolare, sono previste varie disposizioni che le ONLUS devono perseguire per poter essere classificate tali ed usufruire dei relativi vantaggi fiscali a loro riservati dalla normativa tributaria. Il primo fra tutti è sicuramente quello disposto dal comma 1 lettera b) dell’art. 10 D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, il quale prevede che l’oggetto sociale è rivolto all’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale e per l’attuazione di questa finalità, la successiva lettera d) comma 1 dell’art. 10 D.lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, prevede espressamente un divieto di distribuzione (neanche indiretta) dei relativi utili, avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione. Questo importante divieto è stato reso ancora più stringente dalla norma antielusiva contenuta nel comma 6 dell’art. 10 D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460 dove in determinati casi definiti di “distribuzione indiretta di utili” si riportano a tassazione:

  • le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate a soggetti collegati a qualsiasi titolo con la ONLUS se effettuate a condizioni più favorevoli in ragione della loro qualità;
  • l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi che siano superiori al loro valore normale se tale maggiore valore non è giustificato da valide ragioni economiche;
  • la corresponsione ai componenti degli organi amministrativi o di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo;
  • la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche.

 

Sempre in riferimento agli utili prodotti dalle ONLUS la lettera e) del comma 1 dell’art. 10 D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, obbliga l’impiego degli utili o avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse.

 

Tra gli altri adempimenti obbligatori che le ONLUS devono rispettare è espressamente previsto quello dell’indicazione della locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o dell’acronimo “ONLUS” nella denominazione ed in qualsiasi segno distintivo venga utilizzato oltre alla redazione del bilancio o del rendiconto annuale.

Definizione di solidarietà sociale

Il Legislatore in vari articoli del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, ha più volte rimarcato la finalità di solidarietà sociale che le ONLUS devono perseguire durante tutta la loro attività.ù

 

In particolare, al comma 2 dell'art.10 del suddetto D.lgs., viene affermato che la finalità sociale è perseguita quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi relative alle attività statutarie dei settori:

  • dell’assistenza sanitaria;
  • dell’istruzione;
  • della formazione;
  • dello sport dilettantistico;
  • della promozione della cultura;
  • dell’arte della tutela dei diritti civili;

sono dirette ad arrecare benefici a persone effettivamente bisognose di aiuti quali ad esempio persone svantaggiate a causa di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari anche in relazione a componenti delle collettività estere in relazione agli aiuti umanitari. Tali beneficiari possono essere anche gli stessi soci associati o partecipanti se costoro si trovano in una delle condizioni suddette (ex art. 10 comma 4 D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460).

È la stessa Corte di Cassazione, Sezione Trib. civile (Ord. 21 aprile 2017, n. 10096), a confermare che l’organizzazione (Onlus) può erogare servizi assistenziali anche ai suoi soci purché si trovino in condizioni di svantaggio di cui alla lett. a), co. 2 dell'art. 10, D. Lgs. 460/97, rigettando il controricorso da parte dell’AdE.

Anagrafe delle ONLUS

Ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, tutti i soggetti che intraprendono una delle suddette attività per le quali è possibile istituire una ONLUS sono tenuti ad iscriversi entro 30 giorni (decorrenti dall’inizio dell’attività) presso l’anagrafe ad esse appositamente dedicata denominata “anagrafe unica delle ONLUS” ed istituita presso il Ministero delle finanze.

 

L’scrizione deve avvenire tramite compilazione di apposito modello approvato con decreto del Ministero delle finanze (D.M. 19 gennaio 1998) e del relativo invio (entro i predetti 30 giorni) tramite raccomandata, in plico senza busta, con ricevuta di ritorno o consegnati in duplice copia alla direzione regionale delle entrate nel cui ambito territoriale si trova il domicilio fiscale del richiedente. Sempre tramite questa procedura dovrà essere comunicata entro 30 giorni qualsiasi modifica che comporti la perdita della qualifica di ONLUS.

Modello di comunicazione per iscrizione anagrafe delle ONLUS:

 

La suddetta comunicazione e l’avvenuta iscrizione è condizione necessaria per poter beneficiare delle agevolazioni concesse alle ONLUS.

 

La Direzione regionale, al fine di evitare che soggetti privi dei requisiti possano utilizzare i benefici fiscali concessi dalla normativa, effettua un controllo sulla regolarità della compilazione del modello di comunicazione e sulla sussistenza degli stessi requisiti e solo a seguito di esito positivo consentono la loro iscrizione all’Anagrafe delle ONLUS.

 

La comunicazione dell’esito del controllo avviene entro 40 giorni dal ricevimento della documentazione. Se nel suddetto termine non perviene nessuna comunicazione da parte della Direzione regionale l’organizzazione si intende iscritta nell’Anagrafe delle ONLUS.

 

La sopravvenuta mancanza dei requisiti può anche essere riscontrata nel corso di verifiche effettuate dagli uffici nell’ambito della propria ordinaria attività istituzionale. In questo caso, saranno gli uffici stessi ad informare tempestivamente le Direzioni regionali che provvederanno a cancellare l’organizzazione dall’Anagrafe ed a notificare il provvedimento di cancellazione.

L’art. 11 sopraesposto è stato abrogato dal Codice del Terzo settore con l’art. 102, co.2. lett. a), a decorrere dal termine di cui all’art. 104, co. 2 del Codice, ovvero dal periodo d’imposta successivo all’autorizzazione della Comissione Europea richiesta a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali prevista dall’art. 101. co. 10 del Codice e, comunque, non prima del periodo d’imposta successivo di operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore (istituito dall’art. 45 del Codice e disciplinato dal Titolo VI del medesimo).

 

Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts)

Come si accennava, con la riforma del Terzo settore è stato istituito un unico registro degli enti del Terzo settore (Runts), il quale sostituisce tutte le attuali anagrafi, pertanto per essere considerato un Ente del Terzo settore (Ets), occorre essere iscritto presso il medesimo; inoltre solo i soggetti iscritti possono beneficiare delle maggiori agevolazioni e semplificazioni degli adempimenti previsti dalla norma.

Il Registro è istituito presso il Ministero del Lavoro, mentre la sua gestione è stata affidata ad Infocamere, previo accordo tra lo stesso Ministero e Unioncamere.

Si evidenzia che ogni riferimento del Codice al Registro unico diviene efficace dalla sua operatività ai sensi dell’art. 53, co. 2, ovvero dalla data di entrata in vigore del decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Successivamente, le Regioni e le provincie autonome hanno 180 giorni per disciplinare i procedimenti per l’emanazione dei proveddimenti d’iscrizione e di cancellazione degli Ets. Infine, entro 6 mesi dalla predisposizione della struttura informatica rendono operativo il Registro.

La struttura del Registro unico è così composta (art. 46 del Codice):
a) Organizzazioni del volontariato (Odv);
b) Associazioni di promozione sociale (Aps);
c) Enti filantropoci;
d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali;
e) Reti associative;
f) Società di mutuo soccorso;
g) Altri enti del Terzo settore.

Ad eccezione delle Reti associative, nessun ente può essere contemporanemanete iscritto in due o più sezioni e il Ministro del lavoro ha facoltà, a determinate condizioni, d’istituire sottosezioni o nuove sezioni o modificare quelle esistenti.

Per alcuni degli enti già esistenti, il passaggio al Runts sarà automatico (organismi di volontariato e associazioni di promozione sociale), gravando sugli Uffici l’onere di verificare l’esistenza dei requisiti. Per altri enti, come le Onlus, invece l’iscrizione non sarà automatica, in quanto è necessario presentare l’apposito modulo di iscrizione, secondo la procedura che sarà definita con apposito decreto ministeriale.

La FNC (Fondazione Nazionale dei Commercialisti, doc. 18.04.2018) interviene sulla disciplina transitoria fintanto che il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore non sarà pienamente operativo. In particolare, la FNC ricorda che per acquisire la qualifica di ETS (e godere quindi delle varie agevolazioni), le ONLUS attualmente esistenti devono adeguarsi alle disposizioni del Codice entro 18 mesi dal 3.07.2017 (3.02.2019) e che entro lo stesso termine adeguino anche i propri statuti, con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria.

Non essendo prevista la specifica categoria tra quelle ammesse quali ETS, l’iscrizione di una ONLUS nel Runts non integra un’ipotesi di scioglimento dell’ente, il quale dovrà unicamente decidere come eventualmente modificare il proprio statuto in funzione della categoria prescelta tra quelle individuate nel Codice e procedere, quando operativo, all’iscrizione in una delle sette sezioni del Runts, al fine di fruire della relativa normativa.
Nell’ipotesi in cui, la ONLUS decidesse di non adeguarsi e quindi di non iscriversi al Registro perderanno la qualifica di ONLUS dovendo devolvere il proprio patrimonio.
Il termine entro cui le Onlus dovranno adeguare i propri statuti è stato posticipato dal D.Lgs. 105/2018. In particolare, le modifiche devo essere realizzate entro il 3 agosto 2019 (entro 24 mesi dall’3.07.2017, cioè dalla entrata in vigore del Codice stesso).

Con la circolare del 27.12.2018 il Ministero del lavoro ha precisato che “fino all'istituzione del Registro Unico Nazionale del Terzo settore (e alla conseguente possibilità di applicare l'art. 22 del codice del Terzo settore) le modifiche statutarie continueranno, per gli enti con personalità giuridica, a richiedere l'approvazione dell'autorità statale o regionale in conformità al dettato dell'articolo 2, comma 1 del D.P.R. n. 361/2000”. Il Ministero ha precisato che fintanto che non sarà operativo il Runts, gli adeguamenti devono seguire la disciplina già noto e quindi:
- gli enti con personalità giuridica devono ricevere l’approvazione della prefettura o della regione di competenza;
- gli enti senza personalità giuridica dovranno registrare l’atto presso l’Agenzia delle Entrate.

Agevolazioni fiscali

Per espressa disposizione normativa lo svolgimento delle attività istituzionali per il perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale delle ONLUS non costituisce esercizio di attività commerciale con la conseguente detassazione dei proventi riconducibili a tali attività (art. 150 del Tuir).

 

Una particolare disciplina è prevista anche per le attività connesse ovvero “attività a solidarietà condizionata” che la ONLUS esercita a fini di finanziamento. Per tali attività infatti, se i relativi proventi non superano il 66 per cento delle spese complessive della ONLUS, i ricavi non sono soggetti a tassazione in quanto non concorrono alla formazione del reddito imponibile anche se tali attività sono svolte nei confronti di soggetti non svantaggiati o come attività accessorie a quelle esclusive in quanto integrative delle stesse (art. 10, co. 5, D.Lgs. 460/1997).

Altre agevolazioni sono quelle concesse ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore di ONLUS ai sensi dell’art. 13.

 

In riferimento all’imposta sulle donazioni, le suddette erogazioni liberali effettuate a favore delle ONLUS, sono sempre esentate da tale imposta e al donante sono concesse detrazioni in percentuale alla somma donata che variano in relazione al soggetto donante; in particolare fino al 1° gennaio 2015 era previsto che:

  • per le donazioni effettuate da privati, le erogazioni in denaro danno luogo in favore del donante ad una detrazione pari al 26% (fino al 31 dicembre 2013 era concessa una detrazione pari al 19%) da calcolare su un massimo di euro 2.065,00  annui (ex art. 15 comma 1.1 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917);
  • per le donazioni effettuate da imprese ed enti commerciali sono previste deduzioni in relazione alle somme erogate entro un imposto massimo di euro 2.065,83 su base annua o pari al 2% del reddito di impresa dichiarato (ex art. 100 comma 2 lett. h), D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917);

 

Il suddetto tetto massimo di deduzioni IRPEF/IRES previsto per le erogazioni liberali effettuate verso le ONLUS, a seguito della Legge 190 del 23 dicembre 2014 (Legge di Stabilità), ha subito un notevole incremento passando dai precedenti euro 2.065,00 agli attuali euro 30.0000 (ex art. 100 comma 2 lett. h D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917).

 

Tuttavia, la Legge di Stabilità, se da un lato ha incentivato le erogazioni liberali verso tali enti dall’altro ha aumentato a far data dal 01 gennaio 2014 la tassazione su utili e dividendi percepiti dagli enti non commerciali. Tale previsione fortemente penalizzante, soprattutto data la retroattività della norma, ha di fatto ridotto l’esenzione d’imposta prevista per gli utili percepiti abbassandola dal previgente 95% all’attuale 22,26% con la diretta conseguenza dell’aumento dell’imponibilità degli utili distribuiti al 77,74% (ex art. 1, commi 655 e 656 Legge 190 del 23 dicembre 2014).

L’unico controbilanciamento previsto al fine di ridurre l’effetto della retroattività della suddetta disposizione è stato il riconoscimento di un credito d’imposta pari all’ IRES dovuta per il solo periodo d’imposta in corso all’ 01 gennaio 2014 con possibilità di unico utilizzo in compensazione per un periodo di tre anni a decorrere dal 01 gennaio 2016 nella misura del 33,33% annuo.

 

Con il D.M. 26 maggio 2017, vengono modificate le suddette percentuali, in particolare gli utili prodotti a partire dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016, qualora distribuiti, concorrono alla formazione del reddito imponibile nella misura del 100%.

 

Con l’art. 16 della legge n. 166/2016 (modificato dalla legge di Bilancio 2018) è stato anche modificato il regime fiscale riconosciuto alle cessioni gratuite di eccedenze alimentari, di medicinali e di altri prodotti a fini di solidarietà sociale in precedenza disciplinato dallo stesso articolo 13 del D.Lgs. 460/1997 e dal D.Lgs. 441/1997. Attualmente non opera la presunzione di cessione per i seguenti prodotti: le eccedenze alimentari, i medicinali, i prodotti destinati all'igiene e alla cura della persona e della casa e gli altri prodotti non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che non ne modificano l’idoneità all'utilizzo o per altri motivi similari.

A tal fine è richiesto che:
- per ogni cessione gratuita sia emesso un documento di trasporto;
- il donatore trasmetta agli uffici dell'Amministrazione finanziaria e ai comandi della Guardia di finanza competenti, per via telematica, una comunicazione riepilogativa delle cessioni effettuate in ciascun mese solare, con l'indicazione, per ognuna di esse, dei dati contenuti nel relativo documento di trasporto o nel documento equipollente nonché del valore dei beni ceduti, calcolato sulla base dell'ultimo prezzo di vendita. La comunicazione è trasmessa entro il giorno 5 del mese successivo a quello in cui sono state effettuate le cessioni. Il donatore è esonerato dall'obbligo di comunicazione per le cessioni di eccedenze alimentari facilmente deperibili, nonché per le cessioni che, singolarmente considerate, siano di valore non superiore a 15.000 euro;
- l'ente donatario rilasci al donatore, entro la fine del mese successivo a ciascun trimestre, un'apposita dichiarazione trimestrale, recante gli estremi dei documenti di trasporto o dei documenti equipollenti relativi alle cessioni ricevute, nonché l'impegno ad utilizzare i beni medesimi in conformità alle proprie finalità istituzionali. Nel caso in cui sia accertato un utilizzo diverso, le operazioni realizzate dall'ente donatario si considerano effettuate, agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive, nell'esercizio di un’attività commerciale.

 

Da segnalare, infine, la disposizione concessa, sempre a seguito delle Legge di Stabilità 2015, che prevede, dopo numerose proroghe, la destinazione del 5 per mille IRPEF alle ONLUS da parte dei contribuenti che decidono tale destinazione a decorrere dall’esercizio 2015 (ex art. 1 comma 154, L. 23 dicembre 2014, n.190). Le ONLUS potranno quindi destinare i suddetti contributi per fini istituzionali dell’ente con obbligo di rendicontazione dei risultati al fine di evidenziare la destinazione dei relativi importi incassati. Con la nota 26 febbraio 2019 n. 2106, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha precisato che, in attesa dell’attuazione dell’entrata in vigore dei nuovi obblighi di rendicontazione del contributo del cinque per mille, si applicano le regole già note.

 

In evidenza: Controversie 5% competenza del giudice ordinario

La Corte di Cassazione con sentenza del 23 Ottobre 2017 n. 24964 ha chiarito che le eventuali controversie tra Onlus e Pubblica amministrazione in materia di 5 per mille dell’IRPEF devoluto dai contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi dovranno essere discusse presso il tribunale ordinario e non avanti alle Commissioni tributarie.

Tale posizione si fonda sul fatto che il 5 per mille non è un’entrata tributaria, ma rappresenta un importo che trattenuto dallo Stato da versarsi alle associazioni, in un certo senso l’Amministrazione Finanziaria potrebbe essere considerata alla stregua di un sostituto per il versamento di tale somme alle ONLUS.

 

Tra le altre agevolazioni non interessate da recenti modifiche normative si evidenzia; in particolare:

  • l'esenzione IVA per le prestazioni socio-sanitarie, educative e di formazione;
  • l’esenzione dall’obbligo di emissione dello scontrino fiscale in riferimento alle attività istituzionali di utilità sociale;
  • l'esenzione dall’imposta di bollo e della tassa di concessioni governative;
  • l'esenzione dell’imposta di successione e donazione.

Social bonus

Tra le novità apportate dal Codice del Terzo settore, esordisce il social bonus, disciplinato dall’art. 81 del Codice, che consiste in un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e del 50% se effettuate da enti o società in favore degli enti del terzo settore, che intendono recuperare immobili pubblici inutilizzati o beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata e assegnati agli Ets e utilizzati esclusivamente da questi per lo svolgimento, con modalità non commerciale, delle attività di interesse generale disciplinate dall’art. 5 del Codice (che possono essere integrate dal Ministero con appositi decreti), che consistono in:

  •  interventi e servizi sociali;
  •  interventi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie;
  •  educazione, istruzione (anche post-universitaria), ricerca scientifica e formazione professionale, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educative e la formazione extra-scolastica;
  •  interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente, all’utilizzazione razionale delle risorse naturali e alla valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio;
  •  organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale;
  •  radiodiffusione sonora a carattere comunitario;
  •  organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;
  •  servizi strumentali ad Ets resi da enti composti in misura non inferiore al 70% da Ets;
  •  cooperazione allo sviluppo e cure di procedure di adozione internazionale;
  •  attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell’ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale;
  •  servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone, nonché accoglienza ed integrazione migranti;
  •  alloggio sociale, nonché ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi o lavorativi;
  •   agricoltura sociale;
  •  organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche;
  •  beneficienza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti o prodotti, o erogazioni di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate;
  •  promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici, nonché dei diritti dei consumatori e degli utenti, promozione delle pari opportunità e delle iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi ex art. 27 L. 53/2000, e i gruppi di acquisto solidale ex  art. 1, c. 266, L. 244/2007;
  •  protezione civile;
  •  riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata;

Per le suddette erogazioni, non trovano applicazione, le disposizioni riguardanti le detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali (art. 83 del Codice), nonché le agevolazioni fiscali previste a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre dispozizioni di legge.

Il social bonus è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile ed ai sogetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui.

Il credito d’imposta non potrà essere utilizzato tutto subito ma sarà ripartito in tre quote annuali di pari importo e utilizzabile tramite la compensazione in F24.

Inoltre, tale credito non dovrà essere tassato da parte dei beneficiari, non essendo rilevante ai fini dell’Irpef e Irap.

Al social bonus non si applicano i limiti previsti dall’art. 1, co. 53, L. 244/2007, il quale prevede che a partire dal 1° gennaio 2008, i crediti d'imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi possono essere utilizzati nel limite annuale di 250.000 euro, e di cui all’art. 34, L. 388/2000, riguardante le compensazioni, il quale prevede che dal 1° gennaio 2014, il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili in F24, è pari a 700.000 euro per ciascun anno solare.

I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni stessi, devono comunicare ogni trimestre al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel trimestre di riferimento.

Inoltre, devono provvedere a dare pubblica comunicazione di tale ammontare, della destinazione e dell’utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell’ambito di una pagina dedicata, e in un apposito portale, gestito dal medesimo ministero.

Le modalità di attuazione del social bonus, comprese le procedure per l’approvazione dei progetti di recupero finanziabili, saranno individuate da un apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro dell’Interno, il ministro dell’Economia e delle finanze e il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo.

In attesa del suddetto decreto, il 28 novembre 2017 il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), l’Agenzia del demanio e l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) hanno firmato un protocollo d’intesa in merito all’attuazione del Social bonus.

 

Infine, il social bonus si applica in via transitoria, alle ONLUS, alle organizzazioni di volontariato e alle APS a decorre dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 e fino al periodo d’imposta di entrata in vigore delle disposizioni di cui al titolo X, riguardante il regime fiscale degli Enti del Terzo settore.

Detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali

 

Oltre ad introdurre il Social bonus il D.Lgs. n. 117/2017 fornisce una trattazione unitaria delle agevolazioni fiscali per coloro che effettuano erogazioni liberali a favore degli ETS.

L’art. 83, infatti, stabilisce che dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche (Irpef) si detrae un importo pari al 30% degli oneri sostenuti dal contribuente per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore degli enti del Terzo settore non commerciali, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 30.000 euro.

L’importo è elevato al 35% degli oneri sostenuti dal contribuente, qualora l’erogazione liberale in denaro sia a favore di organizzazione di volontariato.

Per le erogazioni in denaro, la detrazione è consentita a condizione che il versamento sia eseguito tramite banche o uffici postali ovvero mediante altri sistemi di pagamento previsti dall’art. 23 del D. Lgs. 241/1997 (Pagamento con mezzi diversi dal contante).

L’art. 83 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore), oltre alla detrazione di cui sopra, ha istituito una deduzione fruibile anche da enti e società. In particolare, le liberalità in denaro o in natura erogate a favore degli Enti del Terzo settore non commerciali, da persone fisiche, enti e società sono deducibili dal reddito complessivo netto del soggetto erogatore nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato. Qualora l’ammontare deducibile sia superiore al reddito dichiarato, l’eccedenza può essere riporta nei periodi di imposta successivi, ma non oltre il quarto.

Con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono individuate le tipologie dei beni in natura che danno diritto alla detrazione o alla deduzione d’imposta e sono stabiliti i criteri e le modalità di valorizzazione delle liberalità.

In evidenza: adempimenti degli Enti per fruire delle agevolazioni

Le disposizioni di favore soprarichiamate, si applicano a condizione che l’ente dichiari la propria natura non commerciale, al momento dell’iscrizione nel Registro unico del terzo settore. La perdita della natura non commerciale va comunicata dal rappresentante legale dell’ente all’ufficio del Registro unico nazionale del Terzo settore della regione o della Provincia autonoma in cui l’ente ha la sede legale, entro 30 giorni dalla chiusura del periodo d’imposta nel quale si è verificato. In caso di mancato tempestivo invio della comunicazione, il legale rappresentante dell’ente è punito con la sanzione amministrativa da 500 euro a 5.000 euro.

Le due agevolazioni previste dall’art. 83 non possono essere cumulate con il Social bonus o con qualsiasi altra deduzione o detrazione prevista da altre disposizioni di legge a fronte delle medesime erogazioni. Si precisa che le norme di favore si applicano anche agli ETS, comprese le cooperative sociali, a condizione che le liberalità ricevute siano utilizzate per l’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

 

Come disposto dall’art. 104 del Codice, le novità entrano in vigore a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017 per le erogazioni a favore di Onlus, di APS e di organizzazioni di volontariato, mentre per gli altri ETS le agevolazioni fiscali entreranno in vigore a decorrere dal periodo di imposta successivo all'autorizzazione della Commissione europea di cui all'art. 101, comma 10, e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del predetto Registro.

Infine, è disposto che dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% dei contributi associativi per un importo non superiore a 1.300 euro (limite modificato dal D.L. n. 148/2017) versati dai soci alle società di mutuo soccorso che operano esclusivamente nei settori agevolati, al fine di assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o di vecchia, ovvero, in caso di decesso, un aiuto alle loro famiglie.

 

In evidenzaerogazioni liberali e dichiarazione precompilata

Il D.M. 30 gennaio 2018 ha introdotto, in via sperimentale, per il triennio 2017-2019 la possibilità per le ONLUS (ma anche per le APS, le fondazioni e le associazioni) di inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati delle erogazioni liberali ricevute o rimborsate entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento secondo le modalità di attuazione stabilite dal Provvedimento del 9 febbraio 2018 (prot. 34431/2018).

L’adempimento è connesso alla predisposizione da parte degli Uffici alla dichiarazione precompilata.

 

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