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Liquidazione coatta amministrativa

Sommario

Inquadramento | Ambito soggettivo | Ambito oggettivo | Gli organi della procedura | La procedura | Riferimenti |

Inquadramento

La liquidazione coatta amministrativa è una procedura concorsuale applicabile esclusivamente ad alcune categorie di imprese in dissesto. Le disposizioni applicabili sono quelle di cui al R.D. n. 267/1942, noto come Legge Fallimentare, nonché nelle successive modificazioni ed integrazioni.

 

Dati i numerosi interessi coinvolti, anche di natura pubblicistica, la procedura è affidata all’Autorità Amministrativa che si occupa dell’apertura e della gestione dell’intera procedura, mentre all’Autorità Giudiziaria verrà demandata la gestione delle eventuali controversie concernenti la formazione dello stato passivo ed alcune questioni procedurali.

 

 

La liquidazione coatta amministrativa si articola su due livelli:

  • il primo, che detta una disciplina generale contenuta nella Legge Fallimentare, con gli artt. da 194 e seguenti, e che risulta potenzialmente applicabile a tutte le procedure;
  • il secondo, che indica una disciplina speciale in relazione alle singole categorie imprenditoriali fornendo leggi ordinarie di settore.

 

Per quanto riguarda il regime fiscale della procedura, viene equiparato alle disposizioni esistenti per la procedura fallimentare.

 

Ambito soggettivo

L’art. 2, L. Fall. non individua le imprese da assoggettare a liquidazione coatta amministrativa, ma rinvia a leggi speciali che però non dettano un elenco esaustivo e completo, visto che il Legislatore potrà di volta in volta individuare nuove categorie di imprese da assoggettare alla procedura in esame.

 

Risulta invece possibile fare una distinzione tra le imprese che sono soggette solo alla liquidazione coatta amministrativa ed a quelle per le quali procedura fallimentare e liquidazione coatta amministrativa sono applicabili in via alternativa.

 

 

In linea generale essere sottoposti unicamente a liquidazione coatta amministrativa le imprese il cui dissesto potrebbe avere ripercussioni di portata generale, come ad esempio:

  • gli istituti di credito di cui agli artt. 80 e seguenti del T.U.B., ove l’interesse pubblico tutelato è quello dei risparmiatori;
  • le società cooperative che non svolgono attività commerciale;
  • le società fiduciarie e di revisione nonché le società da esse controllate e collegate;
  • le società private di assicurazione dove l’interesse pubblico tutelato è quello di veder risarcito il danneggiato;
  • le, SIM, SICAV e SGR di cui agli artt. 57 e seguenti del D.Lgs. n. 58/1998, dove l’interesse pubblico tutelato è quello dei risparmiatori;
  • fondazioni liriche;
  • gli Istituti autonomi case delle case popolari.

 

 

In evidenza: società cooperative che svolgono attività commerciale

Le società cooperative che se svolgono attività commerciale possono essere soggette, alternativamente, sia alla liquidazione coatta amministrativa che al fallimento. In ogni caso l’opzione per una delle due procedure preclude l’accesso all’altra.

 

Ambito oggettivo

La procedura di liquidazione coatta viene disposta quando ci si trovi in presenza dei seguenti presupposti:

  • stato d’insolvenza ovvero quando l’impresa non è più in grado di assolvere regolarmente alle proprie obbligazioni;
  • violazione di disposizioni statutarie o legislative che regolano il funzionamento dell’impresa o del mercato in cui essa opera;
  • particolari motivi di pubblico interesse che impongano la cessazione dell’attività.

 

In evidenza: stato di insolvenza

L’art. 5 della Legge Fallimentare individua lo stato di insolvenza in una incapacità dell’imprenditore a far fronte ai propri debiti. In altri termini è quella situazione, non transitoria, che non consente al soggetto di adempiere regolarmente e con normali mezzi di pagamento alle proprie obbligazioni, in quanto ha difficoltà non solo di disponibilità personale ma anche di ricorso al credito.

 

Nel caso in cui per un’azienda “non fallibile” sia dichiarato erroneamente a cura del Tribunale l’ammissione a tale procedura, l’Autorità Amministrativa può opporre il regolamento di giurisdizione alla Corte di Cassazione ottenendo l’annullamento della sentenza, oppure il Tribunale stesso potrà effettuare la conversione del fallimento in liquidazione coatta amministrativa.

Gli organi della procedura

Gli organi della procedura di liquidazione coatta amministrativa sono:

  1. l’autorità di vigilanza
  2. il commissario liquidatore;
  3. il comitato di sorveglianza.

 

 

L’autorità di vigilanza è quel pubblico Ufficio che sostituisce l’imprenditore nell’amministrazione e gestione del patrimonio aziendale.

Tale soggetto:

  • dispone la liquidazione coatta amministrativa;
  • nomina e revoca il Commissario Liquidatore;
  • dà le direttive al commissario liquidatore;
  • sovraintende alle operazioni di liquidazione;
  • autorizza la domanda di concordato.

 

 

Il commissario liquidatore è un organo che può essere sia individuale che collettivo (di tre membri, in tale caso le decisioni saranno assunte a maggioranza ed il potere di rappresentanza spetterà ai membri congiuntamente).

 

Tale soggetto è un pubblico ufficiale che,dopo aver accettato l’incarico, potrà svolgere in autonomia tutti gli atti di ordinaria amministrazione, mentre per quelli di straordinaria amministrazione sarà necessaria l’autorizzazione dell’Autorità di vigilanza.

Sarà suo compito stare in giudizio per le controversie relative a rapporti di diritto patrimoniale dell’impresa e può esercitare, ai sensi dell’art. 203, L. Fall., le azioni revocatorie.

 

Il Commissario Liquidatore per lo svolgimento del suo ufficio dovrà prendere in consegna tutti i beni ed i documenti dell’impresa che avverrà mediante la redazione dell’inventario.

 

Egli dovrà inoltre procedere alla redazione di due diverse relazioni:

  1. entro 60 giorni dall’apertura della procedura deve presentare al P.M. una relazione sulle cause della liquidazione e sulle eventuali responsabilità della società;
  2. alla fine di ogni semestre deve presentare all’autorità governativa di vigilanza una relazione sulla situazione patrimoniale della società e sullandamento della gestione.

 

Ai sensi dell’art. 206, L. Fall. l’Autorità di vigilanza, sentito il parere del comitato di sorveglianza, può disporre per il commissario liquidatore l'autorizzazione a continuare l’attività d’impresa.

 

Inoltre, sempre ai sensi dell’art. 206, L. Fall., 1° comma, il commissario liquidatore può esercitare l’azione di responsabilità contro gli amministratori dell’impresa posta in liquidazione coatta amministrativa.

 

Egli, in aggiunta, agisce in base ad un mero mandato professionale e deve quindi adempiere ai propri doveri con la diligenza richiesta per la natura del suo incarico.

 

Le cause di cessazione dall’incarico sono:

  • chiusura della liquidazione coatta amministrativa;
  • caducazione del provvedimento di apertura della liquidazione coatta amministrativa;
  • rinuncia espressa;
  • morte o sopravvenuta incapacità o incompatibilità
  • revoca dell’incarico

Contro la decisione del Tribunale è ammesso il reclamo in Corte d’Appello.

 

 

Infine, il comitato di sorveglianza è quell’organo collegiale, composto da 3 o 5 membri esperti nel settore in cui opera l’impresa (spesso scelte tra i creditori stessi), che ha funzioni prevalentemente consultive e non vincolanti.

La procedura

La procedura della liquidazione coatta amministrativa si articola in diverse fasi.

 

 

 

L’assoggettamento a liquidazione coatta amministrativa è disposto mediante decreto motivato dal Ministero competente in relazione all’attività svolta, su proposta dell’Autorità di vigilanza, dal quale risulta:

  • l’autorità che lo ha emanato;
  • l’impresa contro cui è stato preso;
  • la nomina di uno o più commissari liquidatori e dei membri del Comitato di Sorveglianza;
  • le motivazioni che sostengono la messa in liquidazione coatta amministrativa, con la specifica indicazione dei fatti accaduti, delle vicende connesse alla crisi, e degli interessi pubblicistici esistenti;
  • le forme più opportune di pubblicità, oltre a quelle legali, da dare al decreto;
  • la sottoscrizione delle persone aventi la rappresentanza legale dell’autorità con l’indicazione della data.

 

Il decreto esplica i suoi effetti a partire dalla data della sua adozione e non dalla data di effettiva conoscibilità del provvedimento di liquidazione che coincide con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

Una possibile revoca del decreto può avvenire da parte dell’autorità che lo ha emesso, qualora vengano meno le ragioni che lo hanno determinato, sottolineando che la revoca non può essere disposta per un mero vizio dell’atto e non produce effetti retroattivi.

 

Il suddetto decreto potrà essere impugnato:

  • dall’impresa davanti al giudice amministrativo territorialmente competente in relazione all’Amministrazione che ha emesso il decreto;
  • i singoli soci davanti al giudice ordinario competente per territorio.

 

Nel caso in cui vi fosse l’accoglimento dell’impugnazione, il decreto sarà annullato con sentenza immediatamente esecutiva, facendo venir meno gli organi della procedura e per quanto possibile gli effetti già verificatisi.

 

Assodato che la liquidazione coatta amministrativa può essere disposta per diverse cause, l’accertamento dello stato d’insolvenza può essere accertato sia prima che successivamente all’avvio della procedura, a seconda del tipo d’impresa e degli eventuali soggetti legittimati a promuoverne la verifica.

 

L’accertamento giudiziale dello stato d’insolvenza compete al Tribunale territorialmente competente rispetto alla sede dell’impresa, che, ai sensi dell’art. 195, L. Fall, lo dichiarerà con sentenza, la quale dovrà:

  • essere comunicata entro 3 giorni all’autorità competente perché disponga la liquidazione coatta amministrativa;
  • essere notificata, affissa e pubblicata nei modi e nei termini stabiliti dalla sentenza.

 

A contrario, se il Tribunale ritiene che lo stato di insolvenza non sussista, ai sensi dell’art. 195, L. Fall., emetterà un decreto motivato di rigetto del ricorso per la dichiarazione dello stato d’insolvenza, contro cui è ammesso reclamo.

 

 

Accertato lo stato di insolvenza ed emesso il provvedimento di liquidazione il commissario liquidatore dovrà procedere con l’accertamento del passivo tenendo conto delle risultanze delle scritture contabili e dei documenti d’impresa (nel caso dovessero sorgere delle controversie, saranno risolte avanti al giudice), liquidare l’attivo aziendale e ripartire il ricavato ottenuto anche attraverso riparti parziali.

 

In ogni caso è prevista la possibilità di chiudere la procedura con un concordato che, in base alle previsioni di cui al D.Lgs. n. 169/2007, è stato uniformato, ove possibile, al concordato fallimentare.

 

In evidenza: procedura infruttuosa peri i creditori impatto IVA

L’art. 26, D.P.R. n. 633/1972, così come modificato dall’ art. 1, comma 567 Legge di Bilancio 2017 (L. 11 Dicembre 2016, n. 232), prevede la possibilità per il creditore che ha emesso una fattura per un’operazione che dopo la registrazione viene meno (in tutto o in parte) “… a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose o a seguito di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell' del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, ovvero di un piano attestato ai sensi dell'articolo 67, terzo comma, lettera d), del medesimo R.D. n. 267/1942, pubblicato nel registro delle imprese…” di portare in detrazione ai sensi dell'articolo 19 l'imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell'articolo 25.

L’eliminazione del comma 4 al suddetto art. 26 e quindi del riferimento alla “data” in cui il cliente è assoggettato alla procedura fa si che la variazione in diminuzione, cioè l’emissione di una nota di credito, potrà essere eseguita non prima che la liquidazione si sia conclusa in modo “infruttuoso”.

 
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