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Fair value

Sommario

Inquadramento | Criteri valutativi delf air value | Limiti del fair value | Riferimenti |

Inquadramento

Il fair value raccoglie al suo interno una pluralità di criteri valutativi: 

  • valore di realizzo;
  • valore corrente di beni similari;
  • valore attuale (concetto al quale spesso si riconduce direttamente il fair value);
  • valore del costo ammortizzato.

Ciò che il fair value rispecchia più da vicino, è il cosiddetto valore di mercato, vale a dire il valore di scambio. Questa stretta coincidenza fra i due concetti porta ad una perfetta simmetria fra il costo storico ed il fair value al momento in cui l’operazione (acquisizione) è effettuata. Ciò, talvolta, può condurre alla corrispondenza con il valore di realizzo, inteso come il valore del denaro, o suo equivalente, che potrebbe essere ottenuto, al momento attuale, vendendo un’attività in una dismissione non forzosa.

 

All’interno del nostro sistema, il concetto di fair value, viene richiamato principalmente come elemento indispensabile nel rispetto del principio della prudenza, principio che risulta essere richiamato esplicitamente nella valutazione delle rimanenze ed implicitamente nella svalutazione delle immobilizzazioni, allo scopo di riuscire ad impedire che siano patrimonializzati valori che non possono essere realizzati in maniera diretta (tramite la vendita nel mercato) o indirettamente (risulta qui principale il concetto di value in use inteso come l’attualizzazione dei flussi relativi ad un’attività, e che siano indipendenti da altre, di cui l’entità potrà godere tramite l’utilizzo interno del bene preso in considerazione). Inoltre, il valore del fair value, può essere inteso come il valore corrente, vale a dire come l’importo di denaro che si deve utilizzare nell’acquisto di un bene simile. Questa relazione che intercorre fra fair value e valore corrente si ritrova all’interno del principio Contabile Internazionale n. 16, prendendo in considerazione l’eventuale mancanza di un mercato attivo dal quale si possa rinvenire una migliore indicazione del fair value.

Criteri valutativi delf air value

Quindi, come già detto, il fair value, all’interno del quadro dei principi contabili internazionali, può essere ricondotto ad una pluralità di criteri valutativi:

  • al costo;
  • al mercato;
  • ai flussi di cassa scontati.

Il primo approccio valutativo rispecchia la coincidenza fra il fair value ed il concetto di costo. Infatti, prendendo in considerazione la valutazione all’interno dell’azienda di immobili, impianti, macchinari è stato stabilito che:

 

Le attività sono registrate per l’ammontare del denaro o dei suoi equivalenti pagati o del valore corrente (fair value) dei beni ceduti in permuta al momento della loro acquisizione 

 

Il secondo approccio prende in considerazione il concetto di mercato. A tal proposito, il principio contabile internazionale n. 39 (strumenti finanziari), stabilisce quanto segue:

  • quando un bene risulta essere oggetto di un mercato attivo e per contanti, allora il suo prezzo corrente di mercato, opportunamente rettificato degli eventuali costi legati all’operazione, risulta essere la migliore evidenza (e quindi il migliore indicatore) del fair-value;
  • qualora il mercato non risulti abbastanza attivo, o qualora non sia disponibile un prezzo di mercato, allora la determinazione del fair-value dovrà essere attuata prendendo in considerazione tecniche consolidate quale, ad esempio, il riferimento al fair-value di un bene che risulti sostanzialmente simile.

Il terzo approccio fa riferimento ai flussi di cassa scontati. Risulta quindi centrale il concetto di flusso di cassa futuro che l’azienda si attende di registrare e che l’attività o la partecipazione sarà in grado di generare. Il valore così ottenuto deve naturalmente essere scontato ad un adeguato tasso di rischio, che sia commisurato al rischio reale dei flussi di cassa riscossi.

L’approccio basato sui flussi di cassa scontati è utilizzato principalmente per la valutazione delle attività immateriali, per le passività finanziarie e per le corrispondenti attività finanziarie di copertura, come per esempio i fondi pensione ed il calcolo del TFR (nonostante questo ultimo utilizzo non sia condiviso dalla dottrina).

Limiti del fair value

Nonostante la nuova ottica valutativa che viene fornita tramite il concetto di fair value, rappresenti un considerevole passo avanti rispetto a quella che è la logica retrospettiva delle valutazioni al costo, essa non è immune da critiche. Infatti, sono due le principali considerazioni che impediscono al metodo del fair value di essere la metodologia più corretta utilizzabile.

1. Se l’ottica del costo considera solo i risultati economici, e quindi utili e perdite, che sono realizzati nelle operazioni di vendita, l’ottica del mercato, sulla quale si fonda il fair value, esprime sia i valori relativi ai risultati realizzati, sia quelli che al contrario risultano essere semplicemente stimati, in quanto legati alle operazioni di investimento, nei processi produttivi (o finanziari) in corso di formazione.

Va precisato che, invece, l’ottica valutativa più corretta è quella che prevede la ripartizione dai risultati in corso di formazione. Occorrerebbe quindi riuscire a superare sia la logica retrospettiva del concetto di costo storico, ma anche quella “patrimonialista” del fair value.

Risulta utile sottolineare, d’altra parte, che la correlazione costi-ricavi definita per “storno di costo” non implica rilevanti cambiamenti, rispetto ad altri criteri valutativi, nei casi in cui la struttura patrimoniale dell’entità non risulti significativamente mutata tra l’inizio e la fine del periodo. Oltre tutto, pur assumendo la presenza di un cambiamento di tali proporzioni nella struttura patrimoniale aziendale, sarebbe comunque possibile estrapolare una corretta interpretazione delle valutazioni di bilancio espresse al costo tramite le informazioni riguardanti le variazioni patrimoniali che sono contenute nella nota integrativa, oppure tramite l’osservazione dell’andamento dei prezzi di mercato rispetto ai prezzi di costo.

2. La seconda critica che viene mossa al criterio del fair value sta nel fatto che l’ottica valutativa del mercato esprime gli andamenti di breve e di brevissimo termine, fatto che, inevitabilmente, porta ad un alto grado di “volatilità” dei risultati.

Su questo secondo punto, comunque, vi è da dire che se riteniamo corretto il principio valutativo della ripartizione, nel tempo, degli utili in corso di formazione, dovremmo anche porci l’obiettivo della loro “stabilizzazione” nel tempo stesso. In questo modo risulterebbe possibile evitare di attribuire all’esercizio preso in considerazione degli utili che risultino semplicemente sperati e che, nei periodi futuri, non risultino confermati a causa della dinamica del mercato.

Infine, vi è da evidenziare il fatto che l’applicazione del criterio di fair value come principio valutativo delle poste di bilancio, apre la strada ad una sorta di “promiscuità” nell’utilizzo dei criteri di valutazione. Infatti, potrebbe risultare l’utilizzo incondizionato di criteri diversi (costo storico e valore corrente) per i diversi valori del bilancio. Ciò porterebbe ad alcune problematiche di coerenza logica nel sistema di valutazione ed una conseguente difficoltà relativa all’interpretazione del significato che le grandezze assumono. In altre parole, si potrebbe dire che i principi valutativi che sono utilizzati all’interno del bilancio devono necessariamente essere legati da una determinata coerenza interna, tale coerenza inoltre dovrebbe essere guidata dalla definizione degli obiettivi del bilancio, in modo da creare la base concettuale di riferimento per la scelta dei principi valutativi del capitale e del reddito.

L’ottica prospettica del fair value, in rapporto al “mercato” ovvero ai “flussi di cassa scontati”, lo si ripete, potrebbe apparire una significativa evoluzione rispetto all’ottica retrospettiva del costo.

Ipotizzando il modello di valutazione al costo, il management, anticipando o rinviando al futuro la realizzazione o l’estinzione di alcune operazioni, è in grado di distribuire nel tempo la formazione di utili o di perdite: le variazioni positive del valore economico di alcuni strumenti finanziari che, per esempio, nel modello contabile basato sul “costo storico” sono rilevate solo al momento della loro effettiva realizzazione.

Possiamo notare, di contro, che tale effetto distorsivo dei valori di bilancio può essere agevolmente controllato mediante l’osservazione delle variazioni delle rimanenze: se i prezzi di costo risultassero inferiori ai prezzi di mercato, un incremento delle rimanenze indicherebbe una sottovalutazione dei risultati economici e, specularmente, una diminuzione delle rimanenze significherebbe invece una sopravalutazione dei risultati economici.

Possiamo fare un’ulteriore osservazione. Le valutazioni che siano effettuate secondo il criterio del fair value sulle attività e sulle passività patrimoniali rischierebbero di inficiare l’informativa del bilancio nel caso che le quotazioni di mercato non risultino particolarmente attendibili. Questo per il fatto che le variazioni del fair value rifletterebbero fluttuazioni non indicative di variazioni non realmente avvenute, pertanto l’utilizzo dell’approccio a valori correnti e di conseguenza l’estrema volatilità dei valori di bilancio potrebbero produrre un’informativa poco attendibile e fuorviante.

Di conseguenza, si potrebbe dire che il criterio di valutazione basato sul fair value risulta l’alternativa ottimale a quello basato sul costo storico quando si registra la presenza di un mercato attivo e trasparente per ciascuna delle varie tipologie di attività e passività finanziarie che sono possedute dall’entità nel momento del bilancio. Con tali presupposti, il valore del fair value coinciderebbe con il valore corrente, inoltre esprimendo immediatamente i valori del mercato risulterebbe in grado di incorporare nel valore contabile anche il rischio insito nelle operazioni aziendali.

Riferimenti

Prassi

  • IAS 16
  • IAS 32
  • IAS 39
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