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Concordato preventivo

Sommario

Inquadramento | Tipologia dell’accordo | Deposito domanda di ammissione (ricorso) | Il deposito del ricorso post D.Lgs. 14/2019 | Effetti della presentazione del ricorso | Apertura del concordato | Riepilogo della procedura | Concordato in bianco | Trattamento dei crediti e dei debiti fiscali | I chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate | Concordato di gruppo | Riferimenti |

Inquadramento

 

 

Il concordato preventivo è uno strumento di soluzione della crisi d'impresa che si attua attraverso un accordo di natura negoziale tra l'impresa debitrice e i creditori, la cui volontà è espressa per maggioranze di credito, finalizzato al risanamento aziendale e alla ristrutturazione del debito.

 

L'accordo è vincolante per tutti i creditori, compresi i dissenzienti; si promuove e si perfeziona attraverso una procedura avanti il Tribunale ove ha sede l'impresa.

 

Per tale motivo il concordato preventivo si differenzia dagli altri accordi negoziali o dai concordati cosiddetti stragiudiziali, che hanno efficacia solo nei confronti dei creditori aderenti e che non impediscono ai creditori estranei agli accordi le azioni ordinarie ed esecutive a tutela del proprio credito.

 

Il concordato preventivo è un procedimento di volontaria giurisdizione di tipo camerale volto ad omologare un accordo proposto dal debitore e approvato dai creditori, con effetti costitutivi anche verso i creditori assenti, dissenzienti o dimenticati.

 

A differenza della procedura di fallimento (o della liquidazione giudiziale, così come definita dal D.Lgs. n. 14/2019), il concordato preventivo parla di “crisi d’impresa”.

 

 

In evidenza: Definizione di crisi d’impresa

La legge fallimentare non prevedeva espressamente una definizione di crisi d’impresa, cosicché la Legge n. 155/2017 (la legge delega alla riforma delle procedure concorsuali) demandava tale onere i futuri interventi normativi emanati in sua attuazione.

 

A tal fine, l’art. 2, co. 1, lett. a) del D.Lgs. n. 14/2019 (Codice della crisi d’impresa) definisce la “crisi” come “lo stato di difficoltà che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”.

 

Dalla definizione emerge che la crisi è uno stato che deve essere valutato preventivamente analizzando i flussi di cassa futuri, dalla cui irregolarità può scaturire l’insolvenza del debitore.

 

Il vigente articolo 160 L. Fall., inoltre, ricomprende nella definizione anche lo stato di insolvenza, che si verifica quando il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni (definizione di insolvenza ex art. 5, L. Fall.).

 

Lo stesso art. 85, D.Lgs. n. 14/2019, prevede la possibilità di accesso al concordato preventivo, qualora il debitore versi in un ostato di crisi o di insolvenza.

 

Si ricorda che le regole dettate dal Codice della Crisi d’impresa entreranno in vigore dal 15 agosto 2020, ad eccezione di quelle previste in tema di modifiche societarie.

Tipologia dell’accordo

 

 

Richiedendo il concordato preventivo, quindi, l’imprenditore propone ai propri creditori un accordo al fine di risanare la crisi d’impresa. Previa approvazione, l’accordo deve prevedere le modalità e le tempistiche di pagamento riservate ai singoli creditori (o classi creditorie), tenendo presente che:

  • creditori privilegiati devono essere soddisfatti in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione; a tal fine, è necessaria la relazione giurata di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d) che attesti il valore;
  • almeno il 20% dell’ammontare dei crediti chirografari deve essere pagato (tale condizione non è richiesta nel concordato con continuità aziendale). Nel momento in cui entrerà in vigore il Codice della crisi di impresa, quest’ultimo requisito non sarà più previsto, in quanto dovrà soddisfarsi la condizione secondo cui l’apporto di risorse esterne deve incrementare di almeno il 10%, rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale, il soddisfacimento dei creditori chirografari.

 

Il piano può prevedere:

  • la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma;
  • l’attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore;
  • la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei;
  • trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.

 

L’art. 85, D.Lgs. n. 14/2019 (in vigore dal 15.08.2020) rende obbligatoria la formazione di classi creditorie per:

  • i creditori titolari di crediti previdenziali o fiscali dei quali non sia previsto l'integrale pagamento;
  • i creditori titolari di garanzie prestate da terzi;
  • i creditori che vengono soddisfatti anche in parte con utilità diverse dal denaro;
  • i creditori proponenti il concordato e per le parti ad essi correlate.

Deposito domanda di ammissione (ricorso)

 

 

La domanda di concordato preventivo deve essere proposta (articolo 161 legge fallimentare) con ricorso al Tribunale del luogo in cui l'impresa debitrice ha la sede principale. A tale fine non rilevano i trasferimenti di sede avvenuti nell'anno antecedente al deposito, in analogia a quanto previsto dall’articolo 9 legge fallimentare in ordine alla competenza per la dichiarazione di fallimento.

 

Il ricorso deve essere sottoscritto dal debitore o, se si tratta di impresa in forma societaria, dal legale rappresentante previa approvazione a norma dell'articolo 152 legge fallimentare.

 

La domanda è comunicata, a cura della cancelleria del Tribunale, al Pubblico Ministero, il quale può esprimere motivato parere.

 

Unitamente al ricorso il debitore deve presentare:

  • una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;
  • uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori, con l’indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;
  • l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore;
  • il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili;
  • un piano contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta, con l’indicazione dell’utilità che consegue per ciascun creditore. 

 

Il ricorso deve inoltre essere necessariamente accompagnato dalla relazione di un professionista, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, comma 3, lettera d) legge fallimentare, che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. 

 

Tuttavia, è prevista la possibilità di presentare il piano in un secondo momento, entro comunque il termine previsto dal giudice ai sensi dell’articolo 161 L. Fall. (cd. concordato in bianco) compreso tra 60 e 120 giorni, prorogabile di altri 60. Qualora il debitore, a seguito della proposta di concordato, intenda continuare l’esercizio di impresa o conferire l’azienda (cd. concordato con continuità aziendale) il ricorso dovrà contenere, a norma dell’articolo 186-bis L.Fall.anche i seguenti elementi

  • un’analitica indicazione dei costi e dei ricavi conseguenti alla continuazione dell’attività di impresa, delle risorse finanziarie necessarie e delle modalità di copertura (da riportare nel piano che deve essere attestato);
  • l’attestazione del professionista che redige la relazione del professionista che la prosecuzione dell’attività d’impresa è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori;
  • la possibilità di richiedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori privilegiati, qualora sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione (in questa ipotesi, questi creditori non hanno diritto al voto).

 

Pertanto, nell'ipotesi di concordato con continuità aziendale, il piano dovrà contenere l’analitica indicazione dei costi e dei ricavi conseguenti alla continuazione dell’attività di impresa, delle risorse finanziarie necessarie e delle modalità di copertura. La relazione del professionista dovrà attestare che la prosecuzione dell’attività è funzionale alla migliore soddisfazione dei creditori. Con i medesimi requisiti e sempre previa attestazione del professionista, il tribunale potrà autorizzare il pagamento dei crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi che siano essenziali per la prosecuzione dell’attività. Il piano potrà prevedere la moratoria sino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori privilegiati. La continuità aziendale comporterà, inoltre, che i contratti in corso non possano essere risolti in conseguenza dell’apertura della procedura concorsuale, neppure per opera della Pubblica Amministrazione.

Il deposito del ricorso post D.Lgs. 14/2019

 

 

Per effetto dell’art. 27, D.Lgs. n. 14/2019, il criterio di individuazione del Tribunale competente è leggermente variato, in quanto dovrà farsi riferimento al centro degli interessi (COM) del debitore, cioè il luogo in cui quest’ultimo gestisce i suoi interessi in modo abituale e riconoscibile ai terzi.

 

Il centro degli interessi principali del debitore, ai fini del concordato preventivo, si presume coincidente:

  • per la persona fisica esercente attività impresa, con la sede legale risultante dal registro delle imprese o, in mancanza, con la sede effettiva dell'attività abituale;
  • per la persona giuridica e gli enti con la sede legale risultante dal registro delle imprese o, in mancanza, con la sede effettiva dell'attività abituale o, se sconosciuta, con la residenza o il domicilio del legale rappresentante.

 

A tale fine non rilevano i trasferimenti di sede avvenuti nell’anno antecedente al deposito.

 

Con la riforma, è stata confermata la possibilità di presentare la proposta:

  • di concordato in bianco (presentazione successiva del piano);
  • di concordato liquidatorio;
  • di concordato con continuità aziendale.

 

Relativamente al concordato in bianco, l’art. 44, D.Lgs. n. 14/2019 prevede che nell’ipotesi in cui il debitore presenti domanda di accesso ad una procedura di regolarizzazione concordata, il Tribunale fissa un termine compreso tra 30 e 60 giorni, prorogabile di altri 60 giorni e in assenza di richieste di liquidazione giudiziale, entro cui il debitore deve depositare la proposta di concordato con il relativo piano, nonché l’attestazione di un professionista e la documentazione richiesta dalla norma.

 

Proprio in riferimento ai documenti da presentare con la domanda, gli artt. 39 e 87, D.Lgs. n. 14/2019 richiedono il deposito della seguente documentazione:

  • scritture contabili e fiscali obbligatorie, dichiarazioni dei redditi concernenti i tre esercizi o anni precedenti ovvero l'intera esistenza dell'impresa, se questa ha avuto una minore durata, i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi.
  • relazione sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria aggiornata;
  • stato particolareggiato ed estimativo delle sue attività;
  • elenco nominativo dei creditori e indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione;
  • elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e l'indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il diritto;
  • idonea certificazione sui debiti fiscali, contributivi e per premi assicurativi;
  • il piano di concordato, contenente:
    - le cause della crisi;
    - la definizione delle strategie d'intervento e, in caso di concordato in continuità, i tempi necessari per assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria;
    - gli apporti di finanza nuova, se previsti;
    - le azioni risarcitorie e recuperatorie esperibili, con indicazione di quelle eventualmente proponibili solo nel caso di apertura della procedura di liquidazione giudiziale e delle prospettive di recupero;
    - i tempi delle attività da compiersi, nonché le iniziative da adottare nel caso di scostamento tra gli obiettivi pianificati e quelli raggiunti;
    - in caso di continuità aziendale, le ragioni per le quali questa è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori;
    - ove sia prevista la prosecuzione dell'attività d'impresa in forma diretta, un'analitica individuazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell'attività, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura;
  • la relazione di un professionista indipendente, che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. In caso di concordato in continuità, la relazione deve attestare che la prosecuzione dell'attività d'impresa è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori.

 

Il D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, nello specifico all’art. 86, ha parzialmente mutato la moratoria del concordato con continuità, giacché estende a due anni dall’omologazione l’arco di tempo previsto per il pagamento dei creditori privilegiati, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione. Dispone inoltre che, qualora sia prevista la moratoria, i creditori hanno diritto al voto per la differenza fra il loro credito, maggiorato degli interessi di legge, e il valore attuale dei pagamenti previsti nel piano, calcolato alla data di presentazione della domanda di concordato e determinato sulla base di un tasso di sconto.

Effetti della presentazione del ricorso

 

 

La domanda di concordato deve essere pubblicata nel Registro delle Imprese entro il giorno successivo al deposito, a cura del cancelliere. Da tale momento l’imprenditore godrà dell’immediata protezione del suo patrimonio da azioni esecutive e cautelari per opera dei creditori, prevista dallart. 168 l.fall.

 

In particolare, dopo la pubblicazione del ricorso nel Registro Imprese, il novellato art. 168 l.fall. prevede che:

  • i creditori non possano iniziare né proseguire non solo le azioni esecutive (già previste), ma anche le azioni cautelari sul patrimonio del debitore;
  • le prescrizioni degli atti già iniziati sono sospese e le decadenze non si verificano;
  • i creditori non possono acquisire diritti di prelazione, se non autorizzati dal giudice;
  • le ipoteche giudiziali iscritte nei 90 giorni che precedono la pubblicazione del ricorso nel Registro Imprese siano inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato.

 

Rileviamo, peraltro, che la presentazione del ricorso potrebbe essere suscettibile di un utilizzo meramente strumentale, poiché consente al debitore di scegliere il momento in cui vanificare le ipoteche giudiziali semplicemente depositando il ricorso nei 90 giorni dalla loro iscrizione; nella liquidazione giudiiale, invece, l’analoga previsione di inefficacia dell’ipoteca (art. 67, comma 1, n. 4) è determinata dalla sentenza e non da un atto unilaterale del debitore.

 

Con la riforma fallimentare, gli effetti protettivi non si producono in maniera automatica in quanto è necessario che il debitore ne faccia espressa richiesta.

 

Parimenti, in base al nuovo art. 182-sexies, non operano gli obblighi di riduzione del capitale sociale, né le cause di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale.

 

Nel periodo che intercorre tra il deposito della domanda e il decreto di ammissione, il debitore potrà compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione per la gestione dell’impresa, nonché gli atti urgenti di straordinaria amministrazione che siano autorizzati dal tribunale, previa eventuale assunzione di sommarie informazioni.

 

I crediti dei terzi, sorti durante questo periodo, saranno considerati prededucibili. Proprio nell’ottica di incentivare la funzione del concordato quale strumento per il risanamento aziendale, il Legislatore ha previsto che l’imprenditore dopo il deposito del ricorso, possa, previa autorizzazione del tribunale, contrarre finanziamenti prededucibili quando ciò è finalizzato al miglior soddisfacimento dei creditori.

 

La Corte di Cassazione nella sentenza n. 39696/2018 ha precisato che dall’ammissione al concordato preventivo discende anche il divieto di pagamento di debiti scaduti, nell’ipotesi in cui non si sia richiesta e ottenuta l’autorizzazione degli organi della procedura. Da tale condotta potrebbe anche derivare la revoca della procedura, ma come precisato dagli ermellini la revoca non è automatica, ma sottostà alla preventiva verifica da parte del giudice, il quale è chiamato ad accertare se il pagamento “reo” era finalizzato a pregiudicare i diritti della massa creditoria, in quanto in questo caso il concordato potrebbe dover essere revocato.

 

 

In evidenza: Concordato con continuità aziendale

L’art. 186-bis l.fall. prevede che, in caso di concordato con continuità aziendale, l’imprenditore possa prevedere nel piano una moratoria sino a un anno (due anni a partire dal 15 agosto 2020, come previsto dal D.Lgs. n. 14/2019 già citato) per il pagamento dei creditori muniti di cause legittime di prelazione, mentre è stabilito che non possano essere risolti i contratti pendenti, anche con la P.A., quale effetto dell’apertura della procedura. Inoltre, in deroga alle normali regole di esclusione, si prevede che l’impresa “in concordato preventivo con continuità” possa partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici.

 

Inoltre, può contrarre, se autorizzato, finanziamenti prededucibili, così come può pagare crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, se un professionista attesti che tali prestazioni sono essenziali per la prosecuzione dell’attività di impresa e funzionali ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori.

 

 

In evidenza: Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14)

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, in attuazione della Legge n. 155/2017, come già detto, per la parte disciplinante il concordato preventivo entrerà in vigore a partire dal 15 agosto 2020.

 

Il nuovo codice mantiene e rafforza la figura del concordato con continuità aziendale, prevedendo la gestione anche indiretta, in forza di cessione, usufrutto, affitto e conferimento. Nell’ipotesi di continuazione indiretta dell’attività d’impresa, sorge in capo al soggetto destinato a proseguire l’attività imprenditoriale l’obbligo di garantire, almeno per un anno dall’omologazione, di mantenere in forza almeno la metà dei lavoratori impiegati dal debitore nei due esercizi antecedenti il deposito del ricorso nell’azienda.

 

Alcuni articoli del Codice, però, troveranno applicazione a partire dal 16 marzo 2019, così come il cambiamento della terminologia da adottare: il termine fallimento, considerato negativo e screditante per chi lo subisce, verrà sostituito dall’espressione “liquidazione giudiziale”.

 

Contratti pendenti

 

Per risolvere i problemi inerenti alla gestione dei rapporti in corso, è stato introdotto l’art. 169-bis l.fall. che, colmando la lacuna legislativa esistente, disciplina le sorti dei contratti vigenti al momento del deposito della domanda di concordato. In particolare è prevista per limprenditore la possibilità, previa autorizzazione del tribunale, di sciogliersi dai contratti in corso (fatta esclusione per i contratti di lavoro subordinato, per i contratti preliminari di vendita immobiliare e per le locazioni in cui il debitore sia locatore), o di chiederne la sospensione per un periodo non superiore ai 60 giorni, prorogabili una sola volta, ove ritenga che questo possa agevolare la soluzione della crisi aziendale.

 

Il terzo contraente, che subisce la decisione dell’imprenditore avvallata dal tribunale, ha diritto a un indennizzo commisurato al risarcimento del danno per inadempimento.

 

Sempre nell’ottica di consentire la permanenza sul mercato di unimpresa in difficoltà, ma recuperabile, il decreto ha introdotto una disciplina di favore per i piani di concordato preventivo finalizzati alla prosecuzione dell’impresa, introducendo la nuova modalità di concordato preventivo con continuità aziendale (così viene ora ufficialmente definita questa nuova figura di procedura concorsuale), che si affianca ai tipi conosciuti.

 

L’art. 97, D.Lgs. n. 14/2019, non prevede particolari novità in materia di contratti pendenti, ma solo alcune variazioni in merito alla procedura di scioglimento o di sospensione degli stessi.

Apertura del concordato

Qualora il ricorso è ammissibile, il giudice decreta l’apertura della procedura di concordato preventivo e:

  • delega un giudice alla procedura di concordato (cd. giudice delegato);
  • ordina la convocazione dei creditori non oltre 120 giorni e stabilisce il termine entro cui effettuare la comunicazione per l’adunanza dei creditori;

 

In evidenza: Adunanza telematica

Tenuto presente il numero dei creditori e l’entità del passivo, il giudice può stabilire che l’adunanza sia svolta in via telematica.

 

  • nomina il commissario giudiziale;
  • stabilisce il termine non superiore a 15 giorni entro il quale il ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma pari al 50% delle spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, ovvero la diversa minor somma, non inferiore al 20% di tali spese, che sia determinata dal giudice;
  • ordina al ricorrente di consegnare al commissario giudiziale entro 7 giorni copia informatica o su supporto analogico delle scritture contabili e fiscali obbligatorie.

 

Per i creditori che rappresentano almeno il 10% dei crediti è prevista la possibilità di presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano non oltre 30 giorni prima dell’adunanza dei creditori.

 

All’adunanza i creditori decidono sull’approvazione del piano. La decisione deve essere presa dalla maggioranza dei crediti ammessi al voto e, qualora siano previste diverse classi di creditori, la maggioranza deve essere calcolata sul numero delle classi. A seguito dell’approvazione dei creditori, deve esserci l’omologazione da parte del giudice, in caso contrario viene dichiarato il fallimento del debitore.

 

Se il giudice decreta l’omologazione, che deve avvenire entro 9 mesi dalla presentazione del ricorso (prorogabile di 60 giorni), occorre che le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili siano depositate nei modi stabiliti dal tribunale, che fissa altresì le condizioni e le modalità per lo svincolo. L’omologazione comporta la chiusura della procedura. Successivamente, il commissario giudiziale sorveglia sull’esecuzione del piano entro i termini previsti dallo stesso e qualora il debitore non dovesse rispettarlo si procede con la liquidazione giudiziale.

 

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 14/2019, verrà abolita l’adunanza dei creditori. Pertanto, il giudice non si occuperà più di ordinare la convocazione dei creditori e di stabilire il termine entro cui effettuare la comunicazione per l’adunanza. Esso, piuttosto, stabilirà, in relazione al numero dei creditori, all’entità del passivo e alla necessità di assicurare l’efficacia e la tempestività della procedura, le date, iniziale e finale, per l’espressione del voto dei creditori, con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione, anche utilizzando le strutture informatiche messe a disposizione da soggetti terzi, così come fissa il termine per la comunicazione del provvedimento ai creditori. Perciò, il voto dei creditori verrà espresso con modalità telematiche. Inoltre, i creditori che rappresentano almeno il 10% dei crediti potranno  presentare una proposta concorrente di concordato preventivo e il relativo piano non oltre 30 giorni prima della data iniziale stabilita per la votazione dei creditori.

Riepilogo della procedura

 

 

Per quanto poc’anzi detto la voce “adunanza dei creditori”, allo schema di cui sopra, verrà sostituita dalla voce “votazione dei creditori”.

Concordato in bianco

 

Il Decreto “del Fare” (D.L. n. 69/2013) per cercare di superare alcuni dei limiti e possibili abusi dell’istituto del concordato con riserva o “in bianco”, ha previsto ulteriori obblighi in capo al debitore richiedente e nuovi poteri in capo al tribunale che si presta a concedere il termine al massimo di 120 giorni, concesso per l’integrazione della domanda.
L’art. 82 del decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013, ha infatti, previsto che all'articolo 161, sesto comma, del Regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, vengano apportate alcune importanti modificazioni ed integrazioni.

 

In primo luogo viene previsto che il debitore che presenta la domanda in bianco oltre a depositare il bilancio degli ultimi tre esercizi deve anche depositare l'elenco nominativo dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti.

 

In secondo luogo viene previsto che il tribunale con il decreto che concede il termine per l’integrazione della domanda può nominare il commissario giudiziale di cui all'articolo 163, secondo comma, n. 3.

 

Viene altresì previsto in capo al commissario giudiziale che accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall'articolo 173, l’obbligo di riferirne immediatamente al tribunale che, nelle forme del procedimento di cui all'articolo 15 l.fall. e verificata la sussistenza delle condotte stesse, può, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti oggettivi e soggettivi, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza reclamabile a norma dell'articolo 18.

 

Sempre con il decreto del fare è stato previsto per il tribunale che si accinge ad ammettere con decreto, il debitore ai benefici del concordato preventivo di acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato.
In materia di obblighi informativi ai quali il debitore deve soggiacere durante il periodo di maturazione del termine rilasciato al tribunale, l’art. 82 ha anche previsto che con il provvedimento che concede il termine, il tribunale deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell'impresa e all’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano.
Viene inoltre previsto che il debitore deve assolvere tali obblighi, con periodicità almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale se nominato, sino alla scadenza del termine fissato. 

Il debitore, con periodicità mensile, deve quindi depositare una situazione finanziaria dell'impresa che, entro il giorno successivo, è pubblicata nel registro delle imprese a cura del cancelliere.
Sono infine previste sanzioni per il debitore che avendo ricevuto la concessione del termine per l’integrazione della documentazione non adempie agli obblighi informativi.
L’articolo 161 nella sua nuova formulazione prevede che in caso di inadempimento agli obblighi informativi si applica l'articolo 162, commi secondo e terzo che regolamentano il procedimento per la dichiarazione di inammissibilità della proposta.

 

Quando risulta che l’attività compiuta dal debitore è manifestamente inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il tribunale, anche d'ufficio, sentito il debitore e il commissario giudiziale se nominato, abbrevia il termine fissato con il decreto di cui al sesto comma, primo periodo. Il tribunale può in ogni momento sentire i creditori.
La ratio dell’intervento del Decreto "del Fare" integrando gli obblighi informativi in capo al debitore ed i poteri riconosciuti in capo al tribunale che deve concedere il termine per l’integrazione della domanda, deve ricercarsi nell’intento del legislatore di ridurre il rischio di immobilità nel quale l’imprenditore, alla ricerca di protezione da azioni cautelari ed esecutive, cadeva durante la maturazione del termine, rilasciato dal giudice, per integrare la documentazione e poter quindi accedere ai benefici del concordato preventivo.
Le modifiche sopra precisate hanno infatti riformulato le precedenti regole procedurali che disciplinavano il momento del cosiddetto “Automatic Stay” dove con la presentazione della domanda in bianco, i diritti dei creditori del debitore istante subivano una importante censura e sospensione.

 

Una modifica di particolare importanza è quella che prevede la facoltà riconosciuta al Tribunale di nominare, con il decreto di rilascio del termine, anche il commissario giudiziale al quale altresì pare che si applichino le ordinarie norme previste per la medesima figura garantista nominata fino ad oggi esclusivamente con il decreto di ammissione.

 

Lo status “in bianco” della procedura in questo particolare momento iniziale dove addirittura ancora il debitore non ha palesato ai terzi, neppure se lo strumento che intende utilizzare per comporre lo stato di crisi sia l’accordo di ristrutturazione dei debiti o il concordato preventivo, portava spesso e comprensibilmente, i tribunali a rinviare a “momenti meno al buio” decisioni relative all’autorizzazione del compimento di atti di straordinaria amministrazione, di sospensione di contratti o addirittura di risoluzione.
La prassi dei tribunali chiamati ad autorizzare “al buio” il compimento di operazioni di gestione straordinaria che avrebbero potuto avere come effetto anche quello di limitare e/o ridurre l’attivo sul quale i creditori possono soddisfare il loro credito, ha fatto emergere, se pur con qualche eccezione, la tendenza a negare qualsiasi tipo di autorizzazione al compimento di atti straordinari di gestione.

 

Atti il cui compimento, talvolta poteva risultare utile, se non fondamentale, per la salvaguardia del valore del patrimonio aziendale, dell’attività dell’impresa e quindi preservarne nel tempo la sua continuità; ovviamente valore messo a disposizione del ceto creditori per la soddisfazione del loro credito.

 

L’intervento del Decreto "del Fare" il quale prevede la nuova possibilità di nominare il commissario giudiziale, anche nel periodo antecedente l’effettiva ammissione alla procedura di concordato preventivo, oltre che avere come conseguenza immediata il miglioramento della vigilanza su eventuali comportamenti in frode, porta a pensare che avrà anche sicuramente l’effetto positivo di evitare situazioni di immobilismo dovuti alla mancata autorizzazione, da parte dei tribunali, al compimento di atti straordinari.

 

La figura del commissario giudiziale in questa importante e primitiva fase della procedura di  concordato preventivo – o di formazione dell’accordo di ristrutturazione - pare che debba assumere anche un ruolo di garanzia e di controllo del comportamento del debitore e di raccolta, mediante accessi presso la sede dell’impresa, di informazioni utili per la redazione di pareri tecnici volti a ottenere l’autorizzare da parte del tribunale il quale, diversamente rispetto al passato, risulterà essere consapevole della decisione da prendere e degli eventuali rischi in caso di mancata autorizzazione.

 

L’idea di rendere meno “al buio” il tribunale che viene chiamato ad autorizzare il compimento di atti di straordinaria amministrazione, di scioglimento o sospensione di contratti, riconoscendogli la facoltà di nominare una figura tecnica in grado di poter far luce sulle effettive necessità ed azioni necessarie per garantire la continuità e la prosecuzione dell’impresa, non può che essere accolta di buon grado.
Vanno altresì accolte di buon grado anche le modifiche che tendono a fare un po' più luce nei confronti dei creditori che hanno subito la limitazione del proprio diritto di tutela del credito.

È infatti stato previsto anche un nuovo obbligo per il debitore di depositare con cadenza mensile una relazione che deve avere un contenuto minimale a carattere finanziario che deve poi essere depositata a cura del cancelliere entro il giorno successivo presso il registro delle imprese.

 

In conclusione da una prima analisi dell’intervento normativo, pare che le modifiche introdotte con il decreto "del fare" in materia di concordato preventivo, continuino, se pur con una apparente riduzione del favor verso il debitore, ad avere come obiettivo primario quello di salvaguardare il patrimonio aziendale e l'attività dell’impresa, ovviamente con il fine ultimo di preservarne nel tempo la sua continuità ed il valore intrinseco d’impresa.

 

Trattamento dei crediti e dei debiti fiscali

 

 

L’articolo 182-ter L.Fall. disciplina l’istituto della transazione fiscale,ossia la possibilità per il debitore che richiede il concordato preventivo di proporre il pagamento, parziale o dilazionato, dei tributi e dei contributi, qualora il piano ne preveda la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione. Comunque, per i crediti fiscali non può essere riservato un trattamento più sfavorevole rispetto agli altri creditori con caratteristiche simili. Prima della Legge di Bilancio 2017 dalla transazione fiscale erano escluse l’Iva e le ritenute operate e non versate, a seguito delle modifiche, che hanno recepito la sentenza della Corte di giustizia del 7 aprile 2016 (causa C-546/14), però anche queste tipologie rientrano nell’ambito applicativo dell’istituto agevolativo. A tal proposito è intervenuta l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 16/E/2018 con la quale è stato chiarito quanto segue:

  • l’IVA è sempre falcidiabile sia nell’ipotesi di concordato preventivo che nell’ambito di un accordo di ristrutturazione;
  • l’approvazione della transazione fiscale dipende dall’attestazione di un professionista in merito alla convenienza della proposta per l’Amministrazione finanziaria.

 

Infine, con l’ordinanza 15414/2018 i giudici di legittimità hanno precisato che nell’ipotesi in cui le somme richieste dall’Erario siano oggetto di giudizio, è necessari che venga predisposto un fondo per le somme contestate.

 

L’art. 88, D.Lgs. n. 14/2019, conferma sostanzialmente la procedura della transazione fiscale. Infatti, a decorrere dal 15 agosto 2020, con il piano di concordato il debitore può proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, dei tributi e dei relativi accessori amministrati dalle agenzie fiscali, nonché dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori, se il piano ne prevede la soddisfazione in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali sussiste la causa di prelazione, indicato nella relazione di un professionista indipendente. Se il credito tributario o contributivo è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori o meno vantaggiosi rispetto a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici omogenei a quelli delle agenzie e degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. Se il credito tributario o contributivo ha natura chirografaria, anche a seguito di degradazione per incapienza, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri crediti chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi, dei crediti rispetto ai quali è previsto un trattamento più favorevole.

I chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate

 

L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito al concordato preventivo con la pubblicazione di alcune risposte ad interpelli.

 

In particolare, con la Risposta n. 54/2018 si è occupata di una società in concordato preventivo con continuità aziendale precisando che la stessa non è tenuta a versare l’IVA indicata nelle note di variazione emesse dai creditori, a seguito della procedura. A tal proposito, l’Agenzia ha richiamato la Risoluzione n. 161/E/2001, nella quale è stato precisato che la società concordataria è obbligata ad annotare le note ricevute, ma non è anche tenuta al versamento della relativa IVA.

 

Il momento da cui, invece, per i creditori della procedura di concordato con continuità è possibile emettere una nota di variazione è stato individuato con la Risposta n. 113/2018, tenuto presente il limite temporale per poter portare in detrazione l’imposta. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che qualora il momento dell’emissione della nota di variazione sia antecedente il 1° gennaio 2017, il diritto alla detrazione può essere esercitato con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto; mentre, se emesse successivamente al 1° gennaio 2017 (data di entrata in vigore delle modifiche apportate dal D.L. n. 50/2017), la detrazione può essere esercitata al più tardi con la dichiarazione relativa all'anno in cui il diritto alla detrazione è sorto.

 

Sempre in riferimento al concordato con continuità con la Risposta n. 120/2018, l’Agenzia delle Entrate analizza il regime previsto per le sopravvenienze attive di cui all’art. 88 T.U.I.R., alle quali possono essere compensate, oltre alle perdite d’esercizio, anche quelle pregresse, senza rispettare il limite dell'80%. A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che alla deduzione ACE e agli interessi passivi si applicano le stesse regole previste per le perdite. Pertanto, tali componenti non possono essere riportati negli esercizi successivi. In merito, alle modalità operative è necessario dare chiara evidenza in dichiarazione dell'utilizzo delle suddette componenti, operando una variazione in diminuzione nel quadro RF del Modello REDDITI, rispettando anche le altre indicazioni fornite nella Risposta n. 120/2018.

Concordato di gruppo

Un’importante novità apportata dal Codice della Crisi di impresa e dell’Insolvenza attiene alla regolazione del tema della crisi di gruppo.

 

In particolare, il Titolo VI introduce una serie di previsioni applicabili alle procedure concorsuali che coinvolgono gruppi d'imprese, tra le quali la disciplina del concordato di gruppo.

 

Il co. 1 dell’art. 284 prevede, infatti, che più imprese in stato di crisi o insolvenza, appartenenti al medesimo gruppo e aventi ciascuna il centro degli interessi principali nello Stato italiano, possano proporre con un unico ricorso la domanda di accesso al concordato preventivo, di cui all’art. 40 di detto Codice, con un piano unitario o con piani reciprocamente collegati e interferenti, mantenendo tuttavia autonome le rispettive masse attive e passive.

 

Il  piano unitario o i piani reciprocamente collegati e interferenti, rivolti ai rispettivi creditori, aventi il contenuto indicato all’art. 56, co. 2, devono essere idonei a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria di ciascuna impresa e ad assicurare il riequilibrio complessivo della situazione finanziaria di ognuna.

 

La veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano o dei piani, poi, al pari di quanto accade per il concordato preventivo “ordinario”, devono essere attestate da un professionista indipendente.

 

Il piano concordatario o i piani concordatari di gruppo possono prevedere, inoltre, la liquidazione di alcune imprese e la continuazione dell’attività di altre imprese del gruppo e possono altresì prevedere operazioni contrattuali e riorganizzative, inclusi i trasferimenti di risorse infragruppo, purché un professionista indipendente attesti che tali operazioni  sono  necessarie  ai  fini  della continuità aziendale delle imprese, coerentemente con l'obiettivo del miglior soddisfacimento dei creditori di tutte le imprese del gruppo.

 

Il tribunale omologa il concordato o gli accordi di ristrutturazione qualora ritenga, sulla base di una valutazione complessiva del piano o dei piani collegati, che i creditori possano essere soddisfatti in misura non  inferiore a quanto ricaverebbero dalla liquidazione giudiziale della singola società.

 

La procedura si svolge analogamente alla procedura di concordato preventivo “ordinaria”, con la precisazione che i singoli creditori saranno chiamati a votare ciascuno solo sulla proposta presentata dalla società loro debitrice. Il concordato è approvato allorquando le proposte presentate dalle singole imprese sono approvate dalla maggioranza dei creditori.

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