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La conversione del Decreto Semplificazioni modifica il codice della crisi

28 Luglio 2022 | Crisi d'impresa e insolvenza

Un emendamento approvato dalla Camera, in sede di conversione del Decreto Semplificazioni (d.l. n. 73/2022) modifica il Codice della crisi, da pochi giorni in vigore (15 luglio): vengono aumentate le soglie al cui superamento scattano gli obblighi di segnalazione per i creditori pubblici qualificati, in particolare per l’Agenzia delle Entrate. L’allerta scatta solo se il debito è pari ad almeno il 10% del fatturato o comunque superiore a 20mila euro.

La norma di riferimento è l’art. 25-novies che, nella versione attualmente in vigore, impone all’Agenzia delle Entrate di inviare segnalazioni alle imprese, e ai relativi organi di controllo, in caso di omessi versamenti Iva superiori a 5000 euro. Tali comunicazioni costituiscono l’attivazione del sistema di allerta (originariamente inserito nell’ambito della procedura di composizione negoziata di cui al d.l. n. 118/2021 e poi, appunto, confluita all’interno del codice, per mezzo del decreto di recepimento della Direttiva Insolvency). Le lettere di compliance erano effettivamente partite, nelle scorse settimane, sollevando le prime polemiche, proprio perché le soglie rilevanti erano ritenute troppo basse (si veda, sul punto, la precedente news in questo portale).

Per effetto dell’emendamento (una volta confermato nel passaggio in Senato, con la definitiva conversione in legge), l’Agenzia delle Entrate sarà tenuta ad effettuare la segnalazione in presenza di un debito scaduto e non versato, relativo all’Iva, pari al 10% del fatturato; la segnalazione è obbligatoria in ogni caso se il debito è superiore ai 20mila euro.

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