Giurisprudenza commentata

Legittimazione del liquidatore all’azione di responsabilità verso gli amministratori di società in concordato liquidatorio

Sommario

Massima | Il caso | Le questioni | Osservazioni | Conclusioni |

Massima

La ratio della disposizione contenuta nell'art. 2393 c.c. va ricercata nella finalità di evitare che tale azione venga utilizzata (o minacciata) strumentalmente, come mezzo di coazione esercitato da alcuni membri del consiglio di amministrazione nei confronti di altri, così trasferendo in sede giudiziaria un dissidio che deve (almeno prioritariamente) trovare composizione in forza della dialettica interna al consiglio ovvero dell'assemblea; […]. In caso di concordato, tuttavia, il fatto che l'esercizio dell'azione avvenga da parte degli organi della procedura (ove si ritenga attivamente legittimato il liquidatore giudiziale, o, argomentando dall'art. 240 l. fall., il commissario giudiziale), ovvero, e comunque, sotto il loro controllo (ove la legittimazione venga invece riconosciuta al liquidatore sociale), neutralizza ed esclude quel rischio; per altro verso, con la cessione dell'azione ai creditori l'imprenditore si spoglia del potere di disporne. (Trib. Trento)

 

Con l'esercizio dell'azione di responsabilità sociale da parte del Liquidatore giudiziale della procedura di concordato preventivo, in assenza della delibera assembleare deputata al precisato accertamento, lo stesso esorbita dai poteri al medesimo attribuiti poiché esercitati su un oggetto estraneo al perimetro dei beni ceduti ai creditori con la domanda di ammissione alla procedura concordataria. (Trib. Bologna)

 

Il caso

In entrambi i giudizi oggetto di esame, una società a responsabilità limitata in liquidazione ed in concordato preventivo esercitava, tramite il proprio liquidatore giudiziale, inter alia, un’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori per il compimento di atti di mala gestio nel periodo antecedente l’ammissione della società alla procedura concordataria.

I convenuti si costituivano in giudizio e svolgevano eccezioni di inammissibilità della domanda per carenza di legittimazione attiva dell’attore in assenza della delibera assembleare dei soci di esercizio della relativa azione di responsabilità. 

Le questioni

In via preliminare, è qui utile soffermarsi su uno degli altri temi trattati, sia pure incidentalmente, nelle sentenze dei Giudici di Bologna e di Trento.

In entrambi tali provvedimenti, infatti, viene esaminata la questione dell’ammissibilità dell’azione di responsabilità da parte di una società a responsabilità limitata nei confronti dei propri amministratori, in applicazione dell’art. 2476 c.c.; ciò in considerazione della circostanza che tale norma di legge, in effetti, indica soltanto il diritto all’azione da parte del socio, senza fare menzione di un pari diritto in capo alla società. Ciò nondimeno, entrambi i Giudici delle sentenze in commento riconoscono la legittimazione ad agire della società, visto che questa rappresenta il soggetto direttamente danneggiato dall’operato degli amministratori, e ritengono che la legittimazione dei soci di cui all’art. 2476 c.c. abbia natura sostitutiva rispetto a quella originaria della società (in argomento, si vedano in senso conforme: Trib. Napoli, 8 febbraio 2005; Trib. Treviso, 16 gennaio 2006, in Giur. It., 2006, 10, 1878; Trib. Roma, 22 maggio 2007, in FI, 2008, 1, 307; Trib. Roma 17 dicembre 2008, in Banca, Borsa, Tit. Cred., 2010, 4, 483; Trib. Milano 10 aprile 2014; Trib. Milano 28 maggio 2015, in Soc., 2016, 4, 433; Trib. Roma 19 ottobre 2015, in questo portale; in senso contrario: Trib. Milano, 26 ottobre 2006, n. 11654, in Mass. Red. 2007; Trib. Milano, 2 novembre 2006, in Giur. It., 2007, 3, 655; App. Milano, 16 aprile 2008, in Redazione Giuffrè, 2009).

Né, poi, si può tralasciare di considerare che la previsione del potere della società di rinunciare o transigere l’azione di responsabilità previsto nell’art. 2476, comma 5, c.c., evidentemente presuppone un diritto ad esercitare l’azione di responsabilità in capo alla società stessa (sul punto v. F. Bonelli, Gli amministratori di S.p.A., Milano, 2013, 171-172).

I Giudici di Bologna e di Trento sottolineano, infine, che nemmeno può dubitarsi della necessità di una preventiva deliberazione dei soci della società a responsabilità limitata al fine dell’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti dei propri amministratori, pur in assenza di una specifica norma in argomento (ma sussistendo l’avallo di cui all’art. 2476, comma 5, c.c.), in applicazione del principio generale posto nell’art. 2393 c.c. (in senso analogo si vedano Trib. Bologna, 16 gennaio 2015; Trib. Milano, 28 maggio 2015, in Le Società, 2016, 4, 433; Trib Milano, 18 luglio 2013, n. 10224).

 

La legittimazione del liquidatore giudiziale all’esercizio dell’azione di responsabilità contro i precedenti amministratori di una s.r.l. in concordato liquidatorio.

Fatte le premesse indicate nel precedente paragrafo, i Giudici delle sentenze in esame si sono occupati di verificare se l’azione di responsabilità che ci occupa possa essere esercitata (dal liquidatore giudiziale) nell’ipotesi in cui la società sia stata ammessa ad un concordato preventivo con cessione dei beni.

In particolare, il Tribunale di Trento ha, in primo luogo, stabilito che il potere di esercitare una tale azione di responsabilità non possa essere riconosciuto al commissario giudiziale, giacché una simile legittimazione non sarebbe compatibile con la funzione ricoperta dal commissario stesso, il quale svolge funzioni di vigilanza sull’esecuzione del concordato, di informazione e consultive, ai sensi dell’art. 185 l. fall. (si veda Cass. 7 luglio 2015, n. 14052).

Stabilita, dunque, la legittimazione all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità da parte del liquidatore giudiziale, il Tribunale di Trento si è occupato di verificare se tale azione possa essere promossa in assenza di decisione da parte dell’assemblea dei soci.

A riguardo, lo stesso Tribunale di Trento ha ritenuto che, in un concordato preventivo con cessione dei beni, la legittimazione all’azione sarebbe ricompresa tra i beni oggetto di cessione pur se non espressamente compresa nel piano concordatario e, pertanto, la stessa non spetterebbe più alla società, ma agli organi della procedura e, in particolare, al liquidatore giudiziale nominato ai sensi dell’art. 182 l. fall., senza alcuna necessità di una preventiva delibera assembleare (in senso analogo v. Trib. Roma, 20 gennaio 1996, in Società, 1996, 913 ss.).

In senso opposto ha, invece, statuito il Giudice di Bologna, il quale ha negato la legittimazione del liquidatore giudiziale alla proposizione dell’azione di responsabilità in assenza di una preventiva delibera assembleare (in senso analogo v. Trib. Milano, 19 luglio 2011, n. 9805).

In particolare, il Tribunale di Bologna ha ritenuto che, in ipotesi di concordato preventivo con cessione dei beni, si configuri un trasferimento in capo al liquidatore dei soli poteri di gestione e di disposizione finalizzati alla liquidazione dei beni, con la conseguenza che il debitore cedente rimane titolare del diritto di esercitare le azioni a tutela del patrimonio e di resistervi. Per il Tribunale di Bologna, dunque, il debitore (la società, attraverso l’assemblea dei soci) mantiene il diritto di esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori al fine di tutelare il proprio patrimonio, mentre il liquidatore detiene la legittimazione attiva e passiva solamente con riferimento alle controversie relative ai rapporti obbligatori che sono sorti nel corso ed in funzione delle operazioni di liquidazione (sul punto si veda Cass. 13 aprile 2005, n. 7661; in senso sostanzialmente analogo Cass. 4 settembre 2015, n. 17606; Cass. 7 luglio 2015, n. 14052, cit.).

Ha precisato, infine, lo stesso Tribunale di Bologna che una tale conclusione è pienamente conforme alla norma dell’art. 2394-bis c.c., che, infatti, si riferisce a procedure concorsuali diverse dal concordato preventivo e, dunque, non annovera tra i soggetti legittimati all’azione di responsabilità il liquidatore giudiziale (sul punto, si veda anche Trib. Milano, 19 luglio 2011). Peraltro, la previsione di cui all’art. 2394-bis c.c. deve ritenersi di stretta applicazione, configurandosi quale norma eccezionale, in quanto deroga alla regola generale posta dall’art. 81 c.p.c. (si veda Trib. Milano 19 luglio 2011, cit.; Trib. Milano, 25 gennaio 2006, in Le Società, 2007, 3, 320; Trib. Napoli, 16 aprile 2004, in Fall., 2005, 686). 

Osservazioni

Alla luce di quanto statuito da entrambi i Giudici di Trento e di Bologna, deve ritenersi che il liquidatore giudiziale sia legittimato all’esercizio dell’azione di responsabilità nell’ipotesi in cui il credito risarcitorio derivante alla società dalla mala gestio degli amministratori sia trasferito ai creditori (nel coacervo dei beni a questi ceduti in base al piano concordatario).

In argomento si veda anche M. Fabiani, I. Pagni, Le azioni di responsabilità nel concordato preventivo: un dialogo a due voci – la legittimazione alle azioni di responsabilità nel concordato preventivo, in Società, 2015, 5, 601.

A riguardo, è utile, infatti, sottolineare che “la procedura di concordato preventivo mediante cessione dei beni ai creditori comporta il trasferimento agli organi della procedura non della proprietà dei beni e della titolarità dei crediti, ma solo dei poteri di gestione finalizzati alla liquidazione” (si veda Cass. 12 maggio 2010, n. 11520; anche Cass. 5 settembre 2014, n. 18755).

Conclusioni

In funzione della lacunosità della disciplina normativa in argomento (si veda l’art. 182 l. fall. sulla cessione dei beni nel concordato preventivo e si consideri l’assenza, con riguardo a tale procedura, di una norma analoga a quella contenuta negli artt. 2394 bis c.c. e 146 l. fall. - sulla natura del concordato preventivo, si veda Cass. SS.UU. 16 luglio 2008, n. 19506) e della divergenza di opinioni in giurisprudenza, pare opportuno ipotizzarsi, in caso di concordato preventivo con cessione dei beni, la legittimazione all’esercizio dell’azione di responsabilità da parte del liquidatore giudiziale in assenza di delibera dell’assemblea della società soltanto laddove il piano concordatario individui espressamente tra i beni oggetto di cessione ai creditori il diritto ad esercitare l’azione di responsabilità per un importo determinato. 

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