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Il nuovo bilancio dopo il D.Lgs. n. 139/2015

14 Settembre 2017 | Bilancio d'esercizio
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Quali sono le principali novità introdotte dal D.Lgs.n. 139/2015?

Il decreto legislativo ha introdotto parecchie novità in tema di bilancio d’esercizio e bilancio consolidato: in questo intervento ci concentriamo solo sul bilancio d’esercizio e quindi sulle modifiche apportate agli articoli del codice civile. In particolare, va segnalato che sono stati integrati e modificati gli schemi di bilancio, sia lo schema di conto economico che quello di stato patrimoniale; un’altra novità, che sembra formale ma in realtà è sostanziale, riguarda l’abolizione dei conti d’ordine. E ancora, è entrato in vigore l’obbligo di predisposizione del rendiconto finanziario: la cosa interessante è che finora questo documento era stato trascurato dal nostro codice civile anche se i principi contabili Oic, già prima del D.Lgs. n. 139/2015 ne raccomandavano l’utilizzo, inserendolo in un’apposita sezione della nota integrativa; adesso la novità grande è che il rendiconto finanziario diventa una parte integrante del bilancio, come prospetto separato. Dal 1 gennaio 2016, dunque, il rendiconto è una delle tre tavole, insieme al conto economico e allo stato patrimoniale.

L’obbligo di predisposizione del rendiconto finanziario, come vedremo in seguito, è modulato per categorie dimensionali: il decreto, seguendo la Direttiva, va a strutturare il panorama delle società di capitali italiane in tre classi e il rendiconto finanziario è obbligatorio solo per una di esse, cioè per le imprese di maggiori dimensioni; non lo è, invece, per le aziende che possono redigere il bilancio consolidato e per le società c.d. minori.

Sono poi cambiate alcune norme generali sulle valutazioni: possono sembrare dettagli formali, in realtà impattano anche sulla responsabilità degli amministratori. E ancora, sono entrate in vigore alcune norme specifiche sugli strumenti finanziari ed è stato introdotto l’obbligo di contabilizzare il valore dei derivati all’interno del bilancio d’esercizio, cosa che fino al 2016 non era affatto obbligatoria.

 

Come si riflettono queste novità sugli schemi di bilancio?

Gli schemi di bilancio sono stati impattati in maniera significativa. Innanzitutto vorrei soffermarmi sull’art. 2423-bis c.c.: al comma 1 è stata apportata una modifica, piccola ma sostanziale.

Il nuovo punto 1-bis afferma che “la rilevazione e la presentazione delle voci è effettuata tenendo conto della sostanza dell'operazione o del contratto”. Ebbene, parlare di “sostanza dell’operazione o del contratto” significa andare “contro” una rappresentazione meramente formale dei contratti e delle fattispecie che si manifestano durante l’esercizio.

Più nel dettaglio, in materia di schema di stato patrimoniale, la prima novità riguarda la macro-classe B) I dell’art. 2424, che resta dedicata alle immobilizzazioni immateriali.

La voce 2) era dedicata ai costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità; oggi  (cioè a partire dai bilanci d’esercizio 2016) in questa voce si parla solo di costi di sviluppo. Scompaiono dallo schema di stato patrimoniale civilistico i costi di ricerca e di pubblicità, poiché non possono più essere considerati immobilizzazioni immateriali. Come si valuteranno questi costi? Entrano nei costi del conto economico dell’esercizio in cui si manifestano.

Nella macro-classe B) III (che resta dedicata alle immobilizzazioni finanziarie) viene modificata radicalmente la voce 4), precedentemente dedicata alle azioni proprie in portafoglio immobilizzate, quindi destinate a permanere nel patrimonio aziendale per più di 12 mesi dopo la chiusura dell’esercizio. Ora le azioni proprie cambiano modalità di rappresentazione in bilancio, non sono più riportate tra le attività - né nel portafoglio immobilizzato né in quello corrente – e la voce 4) accoglie ora il fair value degli strumenti finanziari derivati attivi, che per la prima volta nella storia della ragioneria italiana entrano nello stato patrimoniale e non restano confinati nei conti d’ordine e nella nota integrativa.

Ancora, quanto all’attivo circolante - macro-classe C -, una cosa importante è che viene richiesto un maggiore grado di dettaglio perché, in particolare, i crediti verso i clienti, se sono verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti (quindi le imprese c.d. sorelle, controllate dalla nostra medesima controllante), devono essere classificati in una voce apposita, mentre in precedenza erano classificati come “crediti verso altri”. Sostanzialmente, una maggiore attenzione agli importi relativi ad operazioni con parti correlate.

Nella macro-classe C) III (attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni) la voce 5), che era dedicata alla rappresentazione delle “azioni proprie, con indicazioni anche del valore nominale complessivo”, ora appare dedicata alla rappresentazione degli “strumenti finanziari derivati attivi”, inseriti nel circolante. Ma che fine fanno le azioni proprie? Dovranno essere classificate a decremento del patrimonio netto: ecco perché escono dall’attivo dello stato patrimoniale ed entrano, con segno negativo, nel patrimonio netto.

C’è una modifica anche relativa alla macro-classe D) dell’attivo (ratei e risconti): prima del 2016 questa macro-classe accoglieva il valore dei ratei e dei risconti e chiedeva la separata indicazione del disaggio sui prestiti (che consiste nella differenza tra il valore nominale delle obbligazioni emesse dalla società e il prezzo di emissione/sottoscrizione: se il prezzo di emissione è più basso avremo un disaggio, se fosse più alto avremmo un aggio). Oggi viene cancellata la separata indicazione del disaggio (e dell’aggio nella macro-classe E del passivo) e anche in questo caso non si tratta di un problema formale, poiché aggio e disaggio rientrano nel calcolo del costo ammortizzato e del tasso effettivo di rendimento delle obbligazioni emesse od acquistate.

Per quanto concerne la parte di patrimonio netto (macro-classe A del passivo), non c’è più la riserva per azioni proprie in portafoglio (A-VI) ed invece compare una riserva negativa relativa alle azioni proprie in portafoglio (A-X)

Infine, un cenno alla nuova riserva “per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi” (A-VII), che riguarda la rappresentazione in bilancio degli strumenti finanziari derivati utilizzati per copertura, appunto, dei flussi finanziari.

Per quanto concerne la sezione dedicata ai fondi rischi e oneri (macro-classe B), si aggiunge la voce B-3) che riguarda gli strumenti finanziari derivati passivi.

In tema di rappresentazione dei debiti (macro-classe D delle passività dello stato patrimoniale), anche qui si riscontra un maggiore grado di dettaglio ai saldi che derivano da operazioni con società sottoposte al controllo della controllante (c.d. società sorelle).

Infine, non esistono più i conti d’ordine: la rappresentazione in bilancio di valori che erano raccolti nei c.d. conti d’ordine cambia completamente e le relative informazioni le ritroviamo ora in un’apposita sezione della nota integrativa.

 

Alcune novità in materia di schema di conto economico (art. 2425 c.c.). anche qui va sottolineato il maggiore grado di dettaglio dedicato alle operazioni con parti correlate, in particolare alle operazioni con società sorelle, quindi una separata indicazione dei proventi da partecipazione quando sono relativi ad imprese sottoposte al controllo della controllante.

Sulla valutazione degli strumenti finanziari derivati, abbiamo già visto che essi compaiono nello stato patrimoniale attivo, in quello passivo, alcuni valori compaiono sotto forma di riserva nel patrimonio netto, ebbene, la contropartita della valutazione dei derivati è nel conto economico; peraltro nel nuovo bilancio essi si valutano al fair value e le variazioni intervenute tra l’inizio e la fine dell’esercizio compariranno nell’apposita voce del conto economico introdotta dalla nuova norma tra le rettifiche di valore di attività e di passività finanziarie  - voce D)-d).

L’altra novità, in tema di conto economico, è che è stata abolita la macro-classe E) (proventi e oneri straordinari). Tali componenti di reddito entreranno, dunque, nelle altre macro-classi del conto economico in base alla loro natura.

Un’ultima cosa sugli schemi di bilancio: il rendiconto finanziario diventa obbligatorio, ma solo per le società che non appartengono alla categoria dimensionale delle microimprese, per le quali si fa riferimento a un nuovo articolo, il 2435-ter, e che non appartengono alla categoria di imprese che possono redigere il bilancio abbreviato (già definite nell’art. 2435-bis c.c.).

Tutte le altre imprese, di dimensioni maggiori rispetto a quelle definite da questi articoli, sono tenute a redigere il rendiconto finanziario, per il quale non esiste uno schema prefissato, anche se in base alla nuova disciplina codicistica (art. 2425-ter) le voci di rendiconto finanziario, quindi i flussi di cassa, devono essere raggruppate in tre macro-classi (flussi di cassa operativi, relativi ad operazioni di finanziamento e relativi ad operazioni di investimento). Null’altro viene detto dal codice civile.

 

Quali sono le principali novità in materia di immobilizzazioni immateriali?

Come anticipato, è stata espunta dallo stato patrimoniale la voce relativa ai costi di ricerca e di pubblicità. Per capire cosa rimane, tra le immobilizzazioni immateriali, è utile fare riferimento al nuovo art.  2426, comma 1, punto 5, ai sensi del quale “i costi di impianto e di ampliamento e i costi di sviluppo aventi utilità pluriennale possono essere iscritti nell'attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale. I costi di impianto e ampliamento devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni. I costi di sviluppo sono ammortizzati secondo la loro vita utile”. Quest’ultimo periodo, riferito all’ammortamento dei costi di sviluppo, segna un cambiamento rilevante: oggi viene richiesto di ammortizzare i costi di sviluppo non più per un periodo non superiore a 5 anni, bensì secondo la loro vita utile, che può anche essere superiore a tale lasso di tempo. E solo ove non sia possibile stimare la vita utile, rimane fermo il limite dei 5 anni, come specifica la norma nel proseguo.

Altro aspetto rilevante oggetto di modifica è il successivo punto 6 dell’art. 2426, relativo all’avviamento, il quale può ancora essere iscritto nell'attivo con il consenso, ove esistente, del collegio sindacale e se acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso sostenuto – fin qui nessuna novità. Cambiano, però, le modalità di ammortamento, perché anche in questo caso l’avviamento deve essere ammortizzato non più nel limite di cinque anni, ma secondo la sua vita utile (che potrebbe anche essere superiore); solo nei casi in cui non sia possibile stimare attendibilmente la vita utile dell’avviamento, viene posto un limite che adesso è di dieci anni.

 

Cos’è il metodo del costo ammortizzato per la valutazione dei crediti e dei debiti?

Si tratta della novità più rilevante e che più preoccupa gli operatori del settore: sia i titoli immobilizzati sia in generale i crediti e i debiti devono essere valutati secondo il costo ammortizzato, e non più secondo il valore storico di iscrizione. Intanto, di cosa si tratta: per costo ammortizzato si intende la determinazione del valore attualizzato del credito e del debito, anche laddove il credito sia rappresentato da obbligazioni detenute a scopo di investimento duraturo, quindi anche nel caso si tratti di titoli immobilizzati.

Quindi si dovrà rappresentare in bilancio questa categoria di attività e passività non più in base al valore nominale, ma con un processo di attualizzazione; l’aspetto interessante è che tale attualizzazione non può e non deve essere fatta secondo il tasso nominale, ma secondo il tasso effettivo. Ad esempio: se ho emesso un prestito obbligazionario e l’emissione avviene con disaggio, significa che ho emesso a un prezzo più basso del valore nominale, riceverò una somma di denaro più bassa dagli obbligazionisti, ma dovrò restituire il valore nominale alla scadenza, pagando un tasso di interesse nominale; allora il costo effettivo di questo finanziamento non è pari al solo interesse nominale (proprio perché ho anche ricevuto meno denaro di quanto dovrò restituire). Tutto ciò per dire che l’ammortamento del costo relativo al prestito obbligazionario deve tenere conto anche del disaggio di emissione.

 

Infine può parlarci dell’introduzione in bilancio degli strumenti finanziari derivati?

Accennavo prima, quando si parlava di schema di stato patrimoniale, ma anche parlando di schema di conto economico, che una delle grandi novità è costituita proprio dall’obbligo di rappresentare il valore degli strumenti finanziari derivati direttamente dentro lo stato patrimoniale: queste informazioni dunque non sono più confinate nella nota integrativa o in qualche conto d’ordine, ma esistono ora apposite voci (nell’attivo circolante se sono derivati a breve termine; nell’attivo fisso se sono immobilizzazioni finanziarie). Abbiamo detto che se gli strumenti derivati sono passivi, c’è una voce apposita tra i fondi rischi e oneri; abbiamo anche parlato di questa riserva di patrimonio netto dedicata al cash flow hedge, quindi alla copertura di flussi finanziari.

Perché parliamo di questa novità: direi per “merito” degli IFRS, questa nuova norma civilistica, infatti, va a riprendere di fatto le norme internazionali dei principi contabili Ias/Ifrs, tant’è vero che se si legge il nuovo art. 2426 c.c., il comma 2 afferma che «ai fini della presente Sezione, per la definizione di "strumento finanziario", di "attività finanziaria" e "passività finanziaria", di "strumento finanziario derivato", di "costo ammortizzato", di "fair value", di "attività monetaria" e "passività monetaria", "parte correlata" e "modello e tecnica di valutazione generalmente accettato" si fa riferimento ai principi contabili internazionali adottati dall'Unione europea». Si tratta quindi di un riferimento espresso e sancito dalla legge.

Come si valutano gli strumenti derivati: esclusivamente in base al fair value, cioè al valore di mercato. Quindi la prima iscrizione sarà al valore esistente al momento in cui entriamo nel contratto derivato e alla fine di ogni esercizio si aggiornerà il fair value dello strumento finanziario; la variazione di valore, sia essa favorevole o sfavorevole, andrà iscritto nelle apposite voci di conto economico, con l’unica eccezione costituita dalle coperture di cash flow: quando lo strumento finanziario è posseduto ai fini di copertura di flussi finanziari, esso andrà valutato sempre al fair value, ma la variazione di fair value intervenuta nel corso dell’esercizio andrà divisa in due parti: la parte c.d. efficace da quella inefficace. La prima andrà raccolta nell’apposita riserva di patrimonio netto, mentre la porzione inefficace dovrà andare direttamente, pulita, nel conto economico.

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