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Estinzione delle società di capitali

06 Giugno 2016 |
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Sommario

Introduzione | La cancellazione della società ad opera dei liquidatori | Gli effetti della cancellazione della società dal R.I.: l’estinzione della persona giuridica | Il comma 2 dell’art. 2495 c.c.: la tutela dei creditori sociali insoddisfatti dopo l’estinzione dell’ente | Le notifiche alla società estinta | La legittimazione processuale della società estinta | Riferimenti |

 

Con la riforma del diritto societario, operata dal legislatore attraverso il D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 6, entrato in vigore il 1 gennaio 2004, l’art. 2495 c.c. ha sostituito il previgente art. 2456 c.c. Con la formulazione data alla nuova norma e, in particolare, con l’inciso di esordio del comma 2, “Ferma restando l’estinzione della società” il legislatore ha cercato di sopire un lungo dibattito che, per anni, aveva contrapposto dottrina e giurisprudenza con particolare riferimento all’individuazione del “dies a quo” a partire da quale una società di capitali potesse ritenersi estinta (anche con riferimento all’art. 10 della l. fall. e alla diversità di trattamento tra imprenditore individuale e collettivo sino alle pronunce della Corte Costituzionale, di cui si dirà nel prosieguo).   Infatti, mentre la dottrina maggioritaria riteneva che l’iscrizione nel Registro delle Imprese della cancellazione della società comportasse ipso facto la contestuale estinzione della medesima, anche nel caso in cui non fossero ancora esauriti tutti i rapporti giuridici facenti capo alla società e pendenti verso terzi, la giurisprudenza maggioritaria, invece, riteneva che l’estinzione potesse verificarsi soltanto nel momento in cui – dopo l’iscrizione nel Registro delle Imprese della cancellazi...

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