Bussola

Concordato fallimentare

07 Agosto 2013 |

Sommario

Inquadramento | Introduzione | Principali caratteristiche | Concordato con assunzione, con garanzia | Riferimenti |

Inquadramento

La principale normativa regolatrice del fallimento è il R.D. n. 267 del 1942. Questa disciplina è stata oggetto, tra gli anni 2005 e 2007, di varie riforme:
- la prima introdotta con il Decreto Legge 35/2005 convertita con la Legge 80/2005, in vigore dal 17 marzo 2005, ha principalmente riguardato l’azione revocatoria  fallimentare;
- il secondo intervento, che si ritiene possibile annoverare come vera e propria riforma del diritto fallimentare, è stato introdotto con il Decreto Legislativo 5/2006 entrato in vigore il 16 luglio 2006 che dispone qunato segue:
1) tutti i fallimenti dichiarati dal 16 luglio 2006 in poi devono seguire la nuova disciplina;
2) la vecchia legge fallimentare continua ad applicarsi ai fallimenti e concordati dichiarati prima di tale data.

- il terzo intervento è  stato il cosiddetto Decreto correttivo della riforma, in vigore dal 1° gennaio 2008 ed approvato con il Decreto Legislativo 169/2007 che ha modificato nuovamente alcune disposizioni della Riforma  Fallimentare.

Stando a quanto disposto dalla Legge fallimentare, può essere assoggettata a fallimento l’impresa commerciale in stato d’insolvenza (articolo 5 L.F.) e che rientra all’interno di determinati parametri numerici per volume d’affari, attivo patrimoniale ed ammontare dei debiti.

Il  concordato fallimentare rappresenta uno dei metodi mediante i quali la procedura fallimentare può essere chiusa, ponendo fine al fallimento ed ai suoi organi.

Introduzione

Il fallimento è una procedura concorsuale che riguarda la totalità dei beni facenti parte di un’impresa. La sentenza dichiarativa di fallimento viene emessa dal Tribunale competente rispetto alla sede legale qualora sia manifesto lo stato d’insolvenza, così come definito dall’articolo 5 della Legge Fallimentare, dell’azienda e siano rispettati determinati parametri dimensionali.

In generale possono essere dichiarati falliti:

  • le persone fisiche che svolgano un’impresa individuale;
  • le società di persone o capitali;
  • altri enti.

I parametri  dimensionali prima citati si riferiscono a:
- Attivo patrimoniale;
- Ricavi lordi;
- Ammontare dei debiti.

Gli Organi della procedura fallimentare sono:

  • il Tribunale fallimentare;
  • il Giudice Delegato;
  • il Curatore;
  • il Comitato dei Creditori.

Al termine degli adempimenti previsti dalla Legge per la procedura fallimentare ed ove ricorra una delle motivazioni che verranno riportate nella sottostante tabella, evidenziando che la procedura fallimentare non può estinguersi a causa dell’inattività delle parti.

In alcuni casi è possibile che la procedura venga riaperta.

Schema riepilogativo:

 

Motivi di chiusura

Articoli Legge Fallimentare

Cause

Riapertura fallimento

Ripartizione finale attivo

 

 

   Art. 118 c.1 n.3

 

Attraverso la ripartizione dell’attivo il Curatore soddisfa in tutto od in parte i creditori

 

Possibile

Mancanza attivo o sua insufficienza

 

  Art. 118 c.1 n. 4

 

La procedura non consente di soddisfare, neanche parzialmente i creditori

 

Possibile

Pagamento totale del passivo

 

  Art. 118 c.1 n. 2

 

Pagamento integrale dei creditori e delle spese di procedura

 

Non contemplato

Revoca sentenza di fallimento

 

     Art. 18 c. 6

 

La sentenza di fallimento viene revocata a seguito di  reclamo

 

Possibile

Mancanza di insinuazioni al passivo

  Art. 118 c.1 n. 1

Nessun creditore presenta domanda di ammissione al passivo fallimentare nei termini

 

Non contemplato

Concordato fallimentare

 

Viene proposto un concordato dal fallito, creditore o un terzo che se accettato omologato e rispettato comporta la chiusura

Si se il concordato non viene rispettato o di aumento dei debiti o diminuzione attivo non veritieri

 

 

Principali caratteristiche

Dopo questi brevi cenni sulla procedura fallimentare iniziamo a definire il concordato fallimentare, che, come è stato precedentemente evidenziato può rappresentare una delle cause di chiusura della procedura fallimentare.

In effetti tramite questo strumento, disciplinato dagli articoli da 124 a 141 della Legge Fallimentare, il fallito, uno o più creditori o un terzo, avanzano una proposta che consiste in un piano per soddisfare in tutto od in parte i creditori limitatamente alle risorse disponibili per giungere ad una rapida chiusura della procedura fallimentare.
La proposta di concordato, che deve essere presentata al Giudice Delegato, deve essere poi approvata dai creditori ed omologata dal Tribunale. Successivamente, una volta che il decreto di omologazione è divenuto definitivo, il Curatore rende conto della gestione ed il Tribunale dichiara chiuso il fallimento avviando la fase esecutiva del concordato.

 

L’adempimento di tutte le obbligazioni contenute nella proposta di concordato omologata porta alla cessazione del medesimo. La mancata esecuzione degli  obblighi concordatari od il venire a conoscenza dell’esagerazione del passivo o la riduzione dell’attivo, porta alla risoluzione od annullamento del concordato con la conseguente riapertura del fallimento.

Non avendo obbligatoriamente una forma definita la proposta di concordato deve contenere una soluzione concordata del fallimento. La Legge indica unicamente alcuni contenuti tipici che il concordato può prevedere:
- suddivisione dei creditori in classi con trattamento differenziato fra creditori di classi diverse;
- ristrutturazione dei debiti dell’impresa fallita con soddisfazione dei crediti vantati verso il fallito in qualsiasi forma.

 

La proposta  di concordato può rivolgersi a tutti i creditori concorsuali, senza alcuna limitazione, sebbene secondo la Legge sia ammissibile la proposta di concordato ai soli creditori ammessi al passivo fallimentare.

Tale proposta può essere presentata solo dopo il decreto di ammissione allo stato passivo, utilizzando la differenziazione in categoria specifica di tale decreto. La suddivisione in classi può riguardare ad esempio:

  1. creditori privilegiati muniti quindi di privilegio, pegno o ipoteca;
  2. creditori chirografari;
  3. soci finanziatori di società fallite.

Per i primi, come disposto dall’articolo 124, comma 3, Legge Fallimentare, la proposta di concordato  può prevedere anche un pagamento parziale ma che soddisfi tale creditore per lo meno in misura uguale o superiore da quanto ottenibile dalla vendita del bene su cui era iscritto il privilegio. Il valore del bene è determinato tramite perizia giurata di un professionista come previsto dall’articolo 124 comma 1 Legge Fallimentare. Le cause legittime di prelazione non possono essere alterate nel loro ordine a causa di un pagamento parziale che non ne può sovvertire l’ordine.

Quanto al punto due, la Legge non prevede un limite minimo alla loro soddisfazione, mentre sul punto tre, si stabilisce che qualora ci siano stati soci che hanno finanziato la società poi fallita, in un momento in cui era già chiaro un eccessivo indebitamento rispetto al patrimonio netto, tale da far ritenere ragionevole una ricapitalizzazione (articolo 2467 comma 2 c.c.) il rimborso di tali finanziamenti è postergato rispetto agli altri.

 

La giurisprudenza ritiene che nella proposta di concordato anche i debiti tributari possano essere pagati in percentuale come i debiti contributivi applicando le regole della cosiddetta transazione previdenziale.

 

Come precedentemente detto e stando a quanto previsto dall’articolo 124 comma 2 lettera a) il concordato può prevedere la suddivisione dei creditori  in classi secondo due criteri:

  • Differente posizione giuridica dei creditori;
  • Omogeneità di interessi economici.

Sulla prima suddivisione si ribadisce la suddivisione tra privilegiati e chirografari, mentre la seconda suddivisione prevede la formazione di classi diverse di creditori, ad esempio fornitori di beni e servizi, istituti di credito, società di leasing e factoring.

 

L’articolo 124, comma 2, lett. b) della Legge Fallimentare dispone che una volta formate le classi sia possibile prevedere trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse, specificandone le ragioni. Il soddisfacimento delle varie classi non può prescindere dalle regole generali per il trattamento dei creditori privilegiati.

 

L’articolo 124, comma 2, lett. c) della Legge Fallimentare prevede a titolo esemplificativo e non esaustivo alcune modalità per effettuare la ristrutturazione dei debiti nella proposta di concordato fallimentare:
- cessione dell’attivo fallimentare;
- cessione delle azioni della massa;
- concordato con assunzione;
- concordato con garanzie.

La prima ipotesi contempla la cessione di tutto l’attivo fallimentare trasferendo ai creditori la proprietà di  tutti i beni mobili od immobili con immediata libera stando a quanto disposstzione del fallito (cessione pro soluto).

Il secondo punto dispone specificamente all’articolo 124, comma 4, Legge Fallimentare, che il terzo od il creditore possono prevedere nella loro proposta di concordato la cessione delle azioni di pertinenza della massa rispettando le seguenti condizioni:

  1. le azioni devono essere autorizzate dal giudice delegato;
  2. l’autorizzazione deve contenere oggetto fondamento della pretesa.

Concordato con assunzione, con garanzia

Nel concordato con assunzione un soggetto terzo (detto assuntore) si obbliga direttamente nei confronti dei creditori del fallito ad adempiere alle obbligazioni scaturenti dal concordato. Tale concordato può prevedere che il debitore: 
a) venga liberato dalle obbligazioni concordatarie;
b) rimane obbligato in solido con l’assuntore introducendo un accollo cumulativo come da Sentenza della Cassazione del 18 dicembre 1995 n. 12909.

 

Per quanto concerne il concordato con garanzia si prevede che uno o più terzi si impegnino, come fideiussori o con qualche altra forma di garanzia, a favore del fallimento garantendo di pagare i debiti della procedura ed i creditori concorsuali. L’articolo 125, comma 2 della Legge disciplina il caso in cui ci fossero una pluralità di proposte inoltre la Legge n. 69 del 2009 in vigore dal 4 luglio 2009 prevede che il termine ultimo di presentazione coincida con quello in cui la proposta viene comunicata ai creditori. Ogni istanza giunta entro tale termine viene posta all’esame:

  • del comitato dei creditori;
  • cel curatore

Secondo il Tribunale di Mantova con sentenza del 23 maggio 2008 non è ammessa una proposta migliorativa presentata che il Giudice Delegato abbia disposto la  comunicazione della prima proposta.

 

La proposta di concordato stando a quanto disposto dall’articolo 125 comma 1 della Legge Fallimentare è presentata nelle forme del ricorso al Giudice Delegato e deve essere sottoscritta da coloro che hanno la rappresentanza dell’impresa o società

Il Giudico Delegato deve chiedere un parere sulla proposta di concordato a:
- Curatore;
- Comitato dei Creditori;
- Tribunale nel caso ci sia una suddivisione dei creditori in classi.

 

L’articolo 125 comma 2 della Legge Fallimentare prevede che, una volta ottenuti i parere del curatore e del comitato dei creditori e laddove nominato de Tribunale, il Giudice Delegato è chiamato ad una valutazione della proposta.

Il Giudice Delegato esegue un controllo di legittimità:
1) della proposta escludendo ora la Legge ogni valutazione sul merito;
2) del parere del Curatore;
3) del parere del Comitato dei creditori

 

La valutazione della proposta si può chiudere con un decreto di:

  • inammissibilità od improcedibilità della proposta;
  • ammissibilità della proposta.

 

Nel primo caso il Giudice Delegato emana un decreto di inammissibilità o improcedibilità, mentre nel secondo:

  • ordina la comunicazione ai creditori della proposta di concordato con i pareri allegati;
  • fissa un termine  non superiore a 20 giorni, né superiore a 30, entro il quale i creditori  devono manifestare il loro dissenso

 

L’articolo 129 comma 1 della Legge Fallimentare dispone che decorso il termine per la votazione il curatore debba presentare al  Giudice Delegato una relazione sul loro esito specificando se:

a) la proposta è stata approvata;
b) la proposta non è stata approvata.

Nel primo caso il Giudice Delegato dispone che il Curatore ne dia subito notizia:
- al proponente ed al  fallito;
- ai creditori dissenzienti.

 

Una volta ricevuta la comunicazione il proponente deve attivarsi per richiedere l’omologazione del concordato tramite ricorso ai sensi dell’articolo 129, comma 3, Legge Fallimentare.  Il Giudice Delegato fissa con decreto un termine non inferiore a 15 giorni e non superiore a 30 nei quali gli inellteressati possono opporsi alla proposta.

Nel secondo caso se la proposta non è stata approvata il Giudice Delegato con suo provvedimento prende atto del mancato raggiungimento dei quorum prescritti dalla Legge. Il provvedimento è  reclamabile presso il Tribunale.

L’articolo 130 della Legge Fallimentare stabilisce che, scaduti i termini per opporsi all’omologazione, la proposta di concordato diventa efficace ed il decreto  di omologazione diviene definitivo.
Il Tribunale emette quindi un decreto che dichiara chiuso il fallimento ai sensi dell’articolo 130 comma 2 Legge Fallimentare. Il concordato è obbligatorio per tutti i creditori. Sebbene la procedura fallimentare sia sostanzialmente chiusa, gli organi del fallimento restano in carica con il compito di sorvegliare l’esecuzione del concordato per assicurarne il buon fine. Secondo l’interpretazione della Cassazione con sentenza del 9 agosto 1983 n. 5310 gli organi della procedura cessano solo dopo l’effettivo e completo adempimento del concordato.

 

Nel caso di completa esecuzione del concordato il Giudice Delegato, accertatane la completa esecuzione ordina lo svincolo delle cauzioni, la cancellazione delle ipoteche iscritte a garanzia ed adotta ogni misura atta al conseguimento delle finalità del concordato. 

Nel caso in cui gli obblighi previsti dal concordato non vengano rispettati può essere richiesta la sua risoluzione, mentre se si è esagerato il passivo o dissimulato l’attivo il concordato può essere annullato.

L’articolo 137 Legge Fallimentare dispone che se il proponente non adempie regolarmente agli obblighi derivanti dal concordato è possibile richiedere la sua risoluzione e gli unici legittimati a farlo, per le procedure aperte dal 1° gennaio 2008, sono i creditori del fallito. La richiesta si propone con ricorso al tribunale, il cui termine scade a decorrere dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto nel concordato.

 

Nel caso in cui si risolva il concordato il fallimento viene riaperto con i seguenti effetti: 

  • con la riapertura del fallimento si riapre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito e possono concorrere sia i vecchi creditori che i nuovi, così i crediti anteriori conservano garanzie per le somme dovute in base al concordato risolto;
  • concorrono per l’importo del primo credito detratte le somme eventualmente incassate;
  • le azioni revocatorie iniziate e poi sospese per effetto del concordato, stando a quanto disposto dall’articolo 140 Legge fallimentare possono essere riprese.

Reso così esecutivo il nuovo stato passivo il fallito, ai sensi dell’articolo 141 della Legge Fallimentare, può chiedere un nuovo concordato.

 

 

 

Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento