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Assegno circolare

04 Gennaio 2019 | ,

Sommario

Inquadramento | Premessa | Le parti coinvolte | Caratteristiche del titolo | Esempio assegno circolare | La girata | Il pagamento | Procedura di ammortamento | L’antiriciclaggio | Riferimenti |

Inquadramento

L’assegno circolare è un titolo di credito, introdotto nell’ordinamento italiano dal Titolo II del Regio decreto 21 Dicembre 1933 n. 1736, utilizzato come sostituto del contante nelle transazioni economiche.

Rispetto a quello bancario, l’assegno circolare viene emesso direttamente dalla banca, e non dal debitore, la quale si impegna a pagare una determinata somma, a vista, al beneficiario. Tale promessa di pagamento, però, sarà sottoscritta, solo dopo aver verificato la disponibilità delle somme in deposito o, dopo, il versamento dei fondi necessari ad opera del richiedente (che può essere sia correntista della filiale a cui inoltra la richiesta, sia di un’altra banca o, addirittura non avere nessun conto corrente).

Tale strumento si caratterizza per essere:

  • nominativo;
  • formale;
  • certo.

L’assegno circolare è un modulo con una forma predeterminata, ed è composto:

  • dalla "madre" (o matrice), cioè un talloncino che resta al richiedente;
  • dalla "figlia", che costituisce il vero e proprio assegno, da consegnare al beneficiario.

Premessa

La restrizione dell’utilizzo del contante nelle transazioni economiche ha spinto i contraenti ad utilizzare, sempre di più, forme di pagamento cosiddette tracciabili, come ad esempio gli assegni circolari.

 

La Legge di Stabilità 2016 ha modificato l’art. 49, co. 1, D.Lgs. n. 231/2007, aumentando da euro 1.000,00 a euro 3.000,00 la soglia per il trasferimento di denaro contante con effetto a decorrere dal 1° gennaio 2016, non modificando, tuttavia, le regole applicabili all’utilizzo degli assegni.

 

Pertanto, dal 1° gennaio 2016 il limite di valore consentito per l’uso del contante è pari a euro 3.000,00, mentre gli assegni bancari, postali e/o circolarifino a euro 999,99 possono essere emessi in forma libera, mentre da euro 1.000,00 in su possono essere emessi soltanto con apposizione della clausola di non trasferibilità.

 

Tale titolo, a differenza di altri, dà maggiori garanzie al beneficiario, in quanto essendo emesso e pagato da un istituto di credito autorizzato dalla Banca d’Italia, vi è certezza nella sua copertura, considerando il fatto che prima di staccarlo la banca dovrà verificare la disponibilità dei fondi per la sua copertura.

 

Inoltre, esistono dei vantaggi per lo stesso richiedente sia in termini di costi, in quanto è poco costoso, sia in termini di facilità di utilizzo, in quanto non essendo necessario il possesso di un conto corrente è possibile per qualunque soggetto recarsi in banca e fare la richiesta di emissione di assegno circolare, versando i contanti.

Le parti coinvolte

L’emissione dell’assegno circolare vede coinvolti tre soggetti:

  • il richiedente, colui che si presenta in banca e compila il modulo di richiesta di emissione dell’assegno, titolare di un conto corrente presso l’istituto o esegue un versamento pari all’importo dell’assegno; 
  • la banca o altro istituto di credito, che, dopo aver verificato la disponibilità dei fondi necessari per la copertura del titolo, sottoscrive la promessa di pagamento della somma indicata a beneficiario;
  • il beneficiario, che può coincidere con lo stesso richiedente, è colui che riceve il titolo, e soddisferà il proprio credito presentando il titolo all’incasso.

 

Caratteristiche del titolo

L’assegno circolare è un negozio giuridico che, ai sensi di quanto previsto dal Regio Decreto 21 dicembre 1933 n. 1736, si caratterizza per:

  • la sua forma, che deve essere scritta;
  • l’astrattezza in quanto non indica il motivo che ha portato alla sua emissione;
  • l’esecutività in quanto il diritto a riscuotere l’importo indicato è immediatamente esercitabile con la sua presentazione all’incasso;
  • l’autonomia del diritto incorporato del titolo rispetto al rapporto che lo ha originato;
  • la denominazione di “assegno circolare”
  • l’indicazione del luogo e della data di emissione, elementi essenziali per un eventuale recupero del denaro;
  • l’indicazione dell’importo da pagare in cifre ed in lettere, nel caso di divergenza deve considerarsi valida l’importo in lettere;
  • l’indicazione denominazione sociale dell’istituto di credito;
  • l’indicazione del nome e cognome, o  denominazione sociale in caso di società, del beneficiario;
  • la firma del funzionario della banca.

 

 

 

 

 

 

 

Esempio assegno circolare

La girata

L’assegno circolare, come qualunque altro titolo di credito, salvo il caso in cui sia inserita le clausola “NON TRASFERIBILE”, può essere girato dal soggetto beneficiario, detto “girante”, ad un altro soggetto, detto “giratario”, al fine di estinguere un proprio debito.

 

In evidenza: l’importo della girata

All’operazione di girata dell’assegno circolare, si applicano le disposizioni contenute all’art. 16 del Regio decreto 1669/1933, relativo alla cambiale, il quale dispone che la girata non può essere parziale, in tal caso sarebbe nulla, quindi si dovrà trasferire il diritto a riscuotere l’intero importo indicato nel titolo, senza alcun tipo di limitazione o condizionamento.

 

Il beneficiario originario esprimerà, sul retro dell’assegno, la propria volontà di trasferire il diritto  a riscuotere l’importo indicato attraverso:

  • la girata in bianco, apponendo semplicemente la propria firma sul retro, senza aggiungere altre specifiche, trasformando l’assegno in un titolo al portatore, in quanto il nuovo proprietario del titolo potrà presentarla all’incasso con la sola consegna in banca;
  • la girata in pieno, apponendo sul retro del titolo, oltre alla propria firma, la dicitura “ per me pagate al signor ….” indicando il nome ed il cognome del nuovo beneficiario, in caso di società la ragione sociale.

  

In evidenza: il rischio della girata in bianco

La girata in bianco, non specificando il nome ed il cognome del nuovo beneficiario, comporta che l’importo indicato è incassabile da qualunque portatore del titolo in banca.
Di conseguenza, in caso di furto sarà difficile, se non impossibile, impedire la riscossione delle somme indicate nell’assegno ed il suo ammortamento, in quanto chiunque potrà vantare tale diritto.

 

In evidenza: limite alla girata

L’art. 12 D.L. 201/2011 ha limitato l’esercizio della girata ai soli assegni emessi in forma libera, quindi che non riportano la dicitura “NON TRASFERIBILE” ormai obbligatoria per tutti gli assegni di importo superiore a € 1.000.

Il pagamento

Il beneficiario di un assegno circolare deve, entro 30 giorni dall’emissione del titolo , presentarlo all’incasso per ricevere la somma iscritta nel titolo e soddisfare il proprio diritto di credito.

La banca, ovviamente, prima di erogare l’importo dovrà identificare il portatore e verificare la coincidenza con il beneficiario indicato nell’assegno (ad eccezione della girata in bianco, in tal caso si limiterà alla semplice identificazione del prenditore), nel caso in cui non dovesse coincidere potrà rifiutarsi di pagarlo. 

 

In evidenza: pagamento ad un soggetto diverso dal beneficiario

La Corte di Cassazione con sentenza n. 19512 del 6 ottobre 2005, ha chiarito che nel caso in cui il banchiere paghi un assegno circolare recante la dicitura “NON TRASFERIBILE” ad un soggetto che non è il beneficiario indicato nel titolo, potrà esperirsi l’azione di responsabilità nei confronti dell’istituto di credito entro 10 anni dall’evento.

 

Trascorso inutilmente il termine per incassare l’assegno, vale a dire trascorsi i 30 giorni senza che il beneficiario presenti il titolo all’incasso, si perderà ogni diritto di esercitare azioni di regresso nei confronti dell’emittente e/o degli eventuali giranti.

Al contrario, sarà possibile esercitare tale diritto nel caso la banca si rifiutasse di pagare la somma indicata nel titolo, nonostante sia stato presentato nei termini utili ed il portatore sia il soggetto beneficiario del credito. 

 

In evidenza: Prescrizione dell’azione contro l’istituto bancario

La Corte di Cassazione sez. I civ. con sentenza  12 marzo 2018, n. 5889 richiamando l’art. 84 R.D. 1736/1933 afferma che “riguardo agli assegni circolari, l'azione contro l'emittente istituto bancario si prescrive nel termine di tre anni dall'emissione”, inoltreindentificando il rapporto tra il richiedente dell’assegno e l’istituto bancario come un qualsiasi rapporto di mandato afferma che decorso il termine triennale strettamente connessa alla tipologia di del titolo, in ogni caso è applicabile la prescrizione decennale discendente dal rapporto tra le parti.

 

In evidenza: furto o smarrimento del titolo

Nel caso in cui il beneficiario dovesse perdere, o gli dovessero rubare, l’assegno circolare potrà fare denuncia presso il Tribunale di qualsiasi luogo sia presente una filiale della banca emittente, o il luogo in cui ha domicilio il richiedente, e richiedere l’attivazione della procedura di ammortamento dell’assegno (l’attivazione di tale procedura può essere richiesta anche dalla stessa banca emittente).

Nel caso in cui, invece, nel titolo sia stata inserita la clausola “non trasferibile”, non sarà necessario attivare tale procedura e, trascorsi 20 giorni dalla denuncia, il beneficiario/richiedente potrà ritirare le somme indicate nell’assegno presso lo sportello bancario in cui è stata fatta la denuncia.

 

In evidenza: Incasso elettronico dell’assegno bancario

Il D.M. 3 Ottobre 2014 n. 205, pubblicato in G.U. 54/2015, ha previsto la possibilità di incassare l’assegno bancario elettronicamente, attraverso l’invio alla banca emittente dell’immagine del titolo cartaceo, secondo le disposizioni e regole tecniche contenute all’art. 8 c. 7 lett. d) ed e) D.L. n. 70/2011, entro il primo giorno lavorativo successivo al giorno in cui è stato girato per l’incasso.
La dematerializzazione del titolo di credito può essere eseguita direttamente dal negoziatore o affidata a soggetti terzi - purché in possesso delle competenze e, eventuali, requisiti previsti dal regolamento della Banca d’Italia – i quali provvederanno ad apporre la propria firma digitale sulla copia elettronica dell’assegno.
Se l’incasso del titolo viene richiesto elettronicamente, allo stesso modo verranno eseguite le eventuali azioni di protesto in caso di mancato pagamento, da parte del Pubblico Ufficiale o Banca d’Italia, utilizzando le sole informazioni ricevute telematicamente.    

 

 

Procedura di ammortamento

Gli artt. 69 e ss. del R.D. 1736/1933 descrivono la procedura di ammortamento dell’assegno bancario in caso di furto, smarrimento o distruzione del titolo.

Tali disposizioni, sono applicabili, ai sensi dell’art. 86 comma 2 del regio decreto citato, anche agli assegni circolari.

La procedura di ammortamento del titolo, consente di neutralizzare la sua validità, operazione superflua nel caso di assegno non trasferibile, che viene attivata ad opera del beneficiario o, nel caso di assegno circolare, anche ad opera dell’istituto autorizzato emittente.

Questi soggetti dovranno, dopo aver fatto denuncia presso l’autorità competente (Carabinieri, Polizia), presentare la “richiesta di ammortamento” presso il Presidente del Tribunale del luogo in cui è incassabile l’assegno, o quello di residenza del richiedente, utilizzando appositi moduli, corredata dalla nota di iscrizione a ruolo e dalla denuncia presso l’autorità giudiziaria.

Il Presidente del Tribunale, dopo le opportune verifiche, emetterà un decreto di ammortamento, con il quale dichiarerà inefficace il titolo, ed autorizzerà l’istituto di credito ad eseguire il pagamento della somma, trascorsi 30 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, o affissione presso la banca, salvo il caso di impugnazione da parte del detentore del titolo.

Decorsi i termini previsti per presentare opposizione, il beneficiario dovrà farsi rilasciare dall’Ufficio Ruolo Generale del Tribunale il “certificato di non opposizione”, da presentare alla banca per riscuotere le somme di cui è titolare.

L’antiriciclaggio

 L’art12, comma 1, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214, al fine di ridurre la possibilità di utilizzare il sistema finanziario per riciclare denaro proveniente daattività illecite, ha vietato l’utilizzo ed il trasferimento degli assegni circolari, i quali potranno essere emessi in forma libera solo per importi pari o inferiori ad € 999,99, dietro pagamento di € 1,50 a titolo di imposta di bollo.

 

Il comma 25 dell’art. 7-quater del D.L. n. 193/2016, convertito con modificazioni in Legge n. 225/2016consente ai soggetti tenuti al pagamento dell'imposta di bollo per gli assegni circolari (di cui all'art. 10 della tariffa, parte I, allegata al DPR n. 642/1972) in alternativa alle ordinarie modalità di dichiarazione e versamento, di esercitare apposita opzione per utilizzare le modalità previste dalla legge per il pagamento del bollo in modo virtuale.

 

Si demanda a un Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate la determinazione delle modalità dell'esercizio dell'opzione. Le disposizioni così introdotte (comma 26) si applicano a decorrere dal 2017.

 

In caso contrario, dovranno riportare la dicitura “Non trasferibile” oltre, ovviamente, ai dati identificativi del beneficiario.

 

In particolare, per quanto riguarda gli assegni circolari, la banca potrà emettere tali titoli:

  • per importi pari o superiori ad € 1.000 solo non trasferibili, di conseguenza tale assegno non potrà essere soggetto ad alcun tipo di girata verso terzi;
  • per importi pari o inferiori ad € 999,99 in forma libera, solo dietro pagamento da parte del cliente dell’imposta di bollo pari ad € 1,50.

 

In evidenza: sanzioni per mancato rispetto della normativa antiriciclaggio

L’art. 58 D.Lgs. 21 novembre 2007 n. 231, e successive modifiche, ha previsto l’applicazione di sanzioni a quei soggetti che non rispettano la normativa antiriciclaggio.

Nel caso di emissione di assegni circolari per importi pari o superiori a € 1.000, senza l’apposizione della dicitura “non trasferibile” e/o i dati identificativi del beneficiario, sono previste sanzioni amministrative pecuniarie di importo variabile dall’1% al 40% dell’importo trasferito (minimo € 3.000).

Per importi superiori ad € 50.000 è stato previsto l’aumento della sanzione minima di cinque volte l’importo.

Infine, è stata prevista la possibilità, per importi non superiori a € 250.000, di pagare una sanzione ridotta, pari al 2% dell’importo, se il pagamento viene eseguito entro 60 giorni dalla notifica.

Saranno soggetti alla sanzione pecuniaria amministrativa non solo coloro che emettono l’assegno eludendo la normativa vigente, ma anche coloro che, eventualmente, avranno trasferito o incassato il titolo.  

Con il D.L. n. 119/2018 sono state modificate le sanzioni applicabili nel caso di violazione dei predetti obblighi e, in particolare, ove dette violazioni siano di minore gravità e riguardino importi superiori a 999,99 euro ed inferiori a 30.000 euro, l'entità della sanzione minima sarà ora pari al 10% dell'importo trasferito in violazione di legge: quanto introdotto dalla novella normativa si applicherà anche ai procedimenti amministrativi in corso al 24 ottobre 2018. L'art. 49, co. 5, D.lgs. n. 231/2007 rimane invariato, continuando a disporre che gli assegni bancari (e postali) emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono sempre prevedere l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità e che, ai sensi dell'art. 63, co. 1 e 6, D.lgs. n. 231/2007, in assenza dell'apposizione di uno dei detti elementi potranno essere ancora irrogate sanzioni in capo ai trasgressori.

Con l'inserimento del nuovo comma 1-bis nell'art. 63 del predetto decreto, in caso di emissione di assegni di importo fino a 30mila euro senza clausola di non trasferibilità, ma che non siano in alcun modo riconducibili ad ipotesi di riciclaggio finanziario o che, ad esempio, risultino legati ad acquisti personali o trasferimenti inter-familiari, la punibilità ricorrerà in caso di circostanze di minore gravità accertate ai sensi dell'art. 67.

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