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Assegno bancario

04 Gennaio 2019 |

Sommario

Inquadramento | Modalità operative nell’utilizzo dell’assegno | Forme di tutela nella circolazione dell’assegno bancario | Obblighi di custodia | Esempio di assegno bancario (da compilare) | Clausola di “salvo buon fine” | Le sentenze in materia | Riferimenti |

Inquadramento

L'assegno è uno strumento di pagamento sostitutivo del denaro contante perché:

  • è pagabile "a vista", cioè che può essere pagato dalla banca del cliente che ha emesso l'assegno al momento della presentazione;
  • è un titolo di credito, cioè il beneficiario può anche trasferirlo ad altre persone.

 

In evidenza: la girata

Per far circolare l'assegno, questo deve essere dotato della "girata", cioè la firma apposta sul retro dell'assegno da parte del beneficiario e di eventuali altri giranti.

Se invece l'assegno è al portatore, la circolazione può avvenire mediante semplice consegna, e per questo è importante indicare sempre il beneficiario.

 

L'assegno deve essere presentato per l'incasso entro un certo numero di giorni dalla data di emissione, e cioè:

  • otto giorni se il comune di emissione è lo stesso di quello di pagamento (c.d. su piazza);
  • quindici giorni se pagabile in un altro comune rispetto a quello di emissione(c.d. fuori piazza).

Trascorso tale lasso di tempo, l'emittente può ordinare alla banca di non effettuare più il pagamento, che comunque deve essere effettuato entro 60 giorni,  e viene meno la possibilità di attivare una serie di misure a protezione del beneficiario previste dalla legge in caso di mancato pagamento dell'assegno.

La più importante è il protesto dell’assegno, che consente di agire per via giudiziaria al fine di ottenere la somma dovuta.

Modalità operative nell’utilizzo dell’assegno

Quando si utilizzano gli assegni bisogna distinguere gli adempimenti che ne derivano in base al soggetto, sia esso il traente (colui che lo emette) o il beneficiario.

Traente
Per emettere un assegno occorre compilarlo indicando:

  • data e luogo di emissione;
  • importo;
  • beneficiario;
  • firma.

Una volta emesso, l'assegno può essere presentato dal beneficiario a uno sportello bancario per l'incasso.

 

In evidenza: assegni a se stessi

Gli assegni emessi all'ordine dello stesso emittente, quindi quelli che riportano le diciture "a me medesimo", "m.m.", " a me stesso", ecc., possono solo essere girati per l'incasso a una banca.

 

La completa e corretta compilazione dell’assegno rappresenta una forma di tutela per il cliente che lo emette, soprattutto contro il rischio di alterazioni del suo contenuto, e per questo motivo se esso è privo anche di una sola delle informazioni necessarie la banca ha il diritto di rifiutarne il pagamento a chi lo presenta.

Il Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231 ha previsto requisiti più stringenti nell'uso degli assegni bancari, e in particolare di quelli al portatore, con riferimento alla clausola di non trasferibilità e all'importo, al fine di limitarne l'utilizzo ai fini di riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite (c.d. denaro sporco).

Inoltre, la clausola "non trasferibile" è divenuta obbligatoria per i trasferimenti pari o superiori a 1.000 euro (tale limite di importo, entrato in vigore il 31.12.2011, è stato introdotto dal D.L. n. 201 del 6.12.2011.

Proprio per questo motivo gli assegni vengono emessi con l'indicazione prestampata della clausola "non trasferibile" salvo esplicita richiesta contraria del cliente.

Di conseguenza, gli assegni privi della clausola "non trasferibile" possono essere utilizzati solo per importi inferiori a 1.000 euro; essi possono essere richiesti alla banca pagando la somma di euro 1,50 (a titolo di imposta di bollo) per ciascun assegno circolare o modulo di assegno bancario in forma libera.

In caso di violazione, si applica una sanzioni amministrativa pecuniaria in percentuale rispetto all'importo dell'assegno.

 

FATTISPECIE

RISCHIO

Data: L'assegno deve riportare la data in cui è stato effettivamente emesso con indicazione di giorno, mese e anno. L'informazione è rilevante perché dalla data indicata sull'assegno decorre il termine utile perché chi lo riceve possa incassare il pagamento. Inoltre, la data di emissione è un'informazione che la banca utilizza per registrare il pagamento sul conto corrente.

L'indicazione di una data successiva a quella effettiva (post-datazione) comporta rischi nel caso in cui chi emette l'assegno non disponga di danaro sufficiente al momento dell'emissione. La post-datazione, non consentita dalla legge, infatti non esclude che l'assegno venga comunque presentato per l'incasso; l'indisponibilità a pagare da parte di chi ha emesso l'assegno è sottoposta a sanzioni.

Importo: l'importo va indicato due volte: una volta in cifre, l'altra in lettere; quest'ultimo valore prevale in caso di discordanza. L'importo comprende anche due decimali, da riportare dopo la virgola in quello in cifre (ad esempio, € 500,20), dopo una barra in quello in lettere, ma sempre in forma numerica (ad esempio, € Cinquecento/20). Inoltre è bene far precedere e seguire al valore indicato in numeri il simbolo #, in modo che nessuno possa modificarlo in seguito.

Per motivi di sicurezza, i decimali vanno sempre indicati sia dopo la virgola dell'importo in cifre, sia dopo la barra dell'importo in lettere anche se sono pari a zero. Si evita così il rischio che l'assegno, una volta emesso, possa subire variazioni nell'importo con l'aggiunta di altre cifre che possono trasformare l'importo stesso, ad esempio, da centinaia in migliaia di euro.

Beneficiario: l'indicazione del beneficiario consente a chi emette l'assegno di individuare con precisione la persona a favore della quale viene disposto l'ordine di pagamento. Se si vuole che il pagamento venga effettuato solo a favore del beneficiario indicato, l'emittente può apporre sull'assegno la clausola "non trasferibile", cosa che, come si è visto, è sempre preferibile fare ed è comunque obbligatorio per gli importi pari o superiori a 1.000 euro.

L'indicazione del beneficiario e la presenza della clausola di non trasferibilità, anche nei casi in cui non è obbligatoria, evitano che l'assegno circoli fra troppe persone e che comunque arrivi a persone non conosciute da chi lo ha emesso.

Firma: l'assegno deve essere firmato da chi lo emette in quanto la firma (detta di traenza) vale come ordine - per la banca - di effettuare il pagamento. La firma - che deve essere uguale a quella depositata presso la banca - va nell'apposito spazio; è consigliabile non usare lo spazio sottostante in quanto eventuali scritte o segni in questa zona possono impedire la lavorazione elettronica dell'assegno.

La firma apposta manualmente, comprensiva di nome e cognome e uguale a quella depositata in banca, evita il rischio di perdite in caso di falsificazione della firma. Se non rilevabile dalla banca, la falsificazione della firma non consente a chi ha fatto l'assegno (traente) di recuperare eventuali pagamenti non effettivamente disposti. È preferibile utilizzare penne con inchiostro indelebile per evitare alterazioni difficilmente riscontrabili dalla banca e determinare il pagamento di assegni non conformi alla volontà dell'emittente.

 

Relativamente ai limiti di utilizzo e profili sanzionatori sopracitati, l’ABI con il comunicato stampa del 5 febbraio 2018, ha evidenziato le peculiarità della normativa antiriciclaggio dei proventi derivanti da attività criminose e finanziamento al terrorismo (ai sensi del D. Lgs. n. 231/2007  e del D. Lgs. n. 90/2017) al fine indirizzare i cittadini ad un corretto utilizzo degli assegni oltre che del denaro contante e dei libretti al portatore.

 

Con il Comunicato Stampa n° 187 del 22 novembre 2018, il MEF fa sapere come procedere per l’estinzione dei libretti al portatore: entro il 31 dicembre 2018 il portatore deve presentarsi agli sportelli della banca o di Poste italiane S.p.A. che hanno emesso il libretto e scegliere una delle tre seguenti modalità di estinzione:

  • chiedere la conversione del libretto al portatore in un libretto di risparmio nominativo;
  • trasferire l’importo complessivo del saldo del libretto su un conto corrente o su altro strumento di risparmio nominativo;
  • chiedere la liquidazione in contanti del saldo del libretto.

 

Dopo la data del 31 dicembre 2018 i libretti al portatore saranno inutilizzabili. Ciò significa che banche e Poste italiane non potranno dar seguito a richieste di movimentazioni sui predetti libretti e, fermo restando l’obbligo di liquidazione del saldo del libretto a favore del portatore, saranno obbligate a effettuare una comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze, che applicherà al portatore “fuori tempo massimo” una sanzione amministrativa da 250 a 500 euro.

Banche e Poste italiane S.p.A. provvederanno a dare la massima informazione e diffusione alle disposizioni in materia di estinzione dei libretti al portatore, rammentando alla clientela l’importanza di prestare la massima attenzione al rispetto dei termini fissati dalla legge.

 

Beneficiario
Colui che riceve un assegno deve controllare (poiché la banca può rifiutare il pagamento qualora l'assegno sia privo di alcune informazioni, oppure quando presenti alterazioni che ne rendono incerta la veridicità) che esso:

  • sia compilato in tutte le sue parti (luogo e data di emissione, importo, firma);
  • riporti il nome del beneficiario e la clausola "non trasferibile" qualora l'importo sia pari o superiore a 1.000 euro;
  • non presenti abrasioni, che potrebbero indicare tentativi di correzione o alterazione delle somme che intendeva pagare chi l'ha emesso (e quindi tentativi di falsificazione);
  • non sia mancante di un angolo dal momento che, una volta che l'assegno è incassato, è uso che la banca tagli un angolo per evitare che assegni già pagati vengano di nuovo utilizzati.
  • non rechi una data diversa da quella effettiva di emissione;

 

In evidenza: assegno post-datato e retro-datato

L’indicazione di una data successiva a quella di emissione (assegno post-datato) può presupporre la mancanza di denaro sul conto corrente di chi l'ha emesso.

L'indicazione di una data antecedente all'emissione (assegno retro-datato) riduce invece il termine utile per la presentazione all'incasso, la cui scadenza non permette di tutelarsi in caso di mancato pagamento dell'assegno.

 

In evidenza: confronto tra assegno post-datato e cambiale

Chi emette un assegno post-datato commette un illecito amministrativo, poiché verrebbe a configurarsi la stessa situazione della cambiale, e cioè il pagamento in un momento successivo.

La differenza fondamentale tra le due situazioni è che per la cambiale va pagata anche l’imposta di bollo, pari al 12‰ dell’importo, che per l’assegno non è dovuta.

In sostanza, l’assegno post-datato permetterebbe di evitare il pagamento dell’imposta di bollo, ma, come già detto, tale operazione è illecita.

 

Il trasferimento dell'assegno mediante girata permette il pagamento ad una persona diversa dal beneficiario originario, ma non può subordinare il pagamento ad alcuna condizione o riferirsi a una parte dell'importo dell'assegno.

La girata può essere apposta solo se il titolo è privo della clausola non trasferibile (e quindi di importo inferiore a 1.000 euro).

In caso contrario l'assegno è pagabile solo al beneficiario e non anche ai successivi possessori.

 

Sul punto la Corte di cassazione sez. 3 con ordinanza  27 giugno 2018 n. 16891 ha chiarito che la banca negoziatrice di un assegno bancario (o anche circolare) non trasferibile, ha l'obbligo di verificare la corrispondenza tra l’intestatario del titolo ed il portatore all'incasso, in mancanza (salvo che non sia dimostrato che il terzo agisca in nome e per conto del beneficiario e nel caso dovrà verificare che le somme siano rese disponibili su un conto intestato a quest’ultimo) dovrà impedire l’incasso. Nel caso in cui dovesse comunque consentirne l’incasso della somma nonostante la mancata corrispondenza dei soggetti, potrà essere chiamata a rispondere del danno causato ex art. 43 c. 2 Legge degli assegni (R.D. 1736/1933), salvo che non sia data dimostrazione dell’aver agito con la diligenza di cui all’art. 1176 c. 2 c.c. (Cass. sentenza 21 maggio 2018 n. 12477)

 

Forme di tutela nella circolazione dell’assegno bancario

Il D. Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, emanato in attuazione della legge 25 giugno 1999, n. 205, ha introdotto un sistema sanzionatorio basato sul fatto che tutte le banche possono avere informazioni su chi ha utilizzato in modo illecito un assegno; infatti, esso disciplina l'utilizzo anomalo degli assegni bancari e postali emessi senza autorizzazione o senza fondi (tecnicamente definito “assegno senza provvista").

 

Assegno senza autorizzazione
In generale, l'assegno è emesso senza autorizzazione quando non c'è o si è interrotto il rapporto o la convenzione che attribuiscono al cliente l'autorizzazione a emettere assegni.

Ciò avviene, ad esempio, quando:

  • il conto è stato chiuso prima dell'emissione dell'assegno;
  • il conto è stato aperto (o "acceso", come si dice tecnicamente) in assenza di convenzione di assegni;
  • l'assegno è stato revocato prima dell'emissione (ad esempio perché denunciato come smarrito o sottratto);
  • la banca ha revocato l'autorizzazione all'emissione;
  • la banca ha già revocato l'autorizzazione all'emissione per un assegno emesso prima di quello che viene presentato per il pagamento;
  • l'assegno è stato emesso su conto intestato a un'altra persona o per altre motivazioni che non giustifichino l'emissione di un assegno.

 

Assegno senza provvista
L'assegno si dice "senza provvista" quando, una volta presentato per il pagamento entro il termine utile, sul conto corrente di chi lo ha emesso manchino le somme necessarie perché la banca possa eseguire l'ordine di pagamento, anche solo per una parte dell'importo.

Secondo la legge n. 386/90 (e successive modificazioni), emettere un assegno senza provvista costituisce un illecito amministrativo punito con sanzioni amministrative e con la "revoca di sistema".

Le sanzioni variano da € 516 a € 3.099, ma possono aumentare ulteriormente in caso di importo facciale superiore a € 10.329 o di reiterazione di irregolarità.

L'inosservanza delle sanzioni amministrative è punita con la reclusione.

In aggiunta alle sanzioni pecuniarie, tenuto conto della gravità dell'illecito o dell'importo dell'assegno o degli assegni emessi, il Prefetto può infliggere altre sanzioni che comportano il divieto di emettere altri assegni bancari per un periodo non inferiore a due anni, e, nei casi più gravi, l'illecito comporta anche l'applicazione, per almeno due mesi, di una o più delle seguenti sanzioni:

  •  interdizione dall'esercizio di attività professionale o imprenditoriale;
  • interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
  • incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

In ogni caso, le sanzioni possono essere evitate tramite il pagamento tardivo dell'assegno, il quale comprende però oneri accessori che ne fanno aumentare il costo per l'emittente.

Ulteriore conseguenza della mancanza di provvista è rappresentata dal protesto (successivamente trattato in apposito paragrafo), che consiste in un atto pubblico con il quale viene accertato il mancato pagamento dell'assegno e viene data pubblicità della mancata provvista, con conseguente perdita della reputazione da parte di chi aveva emesso l'assegno.

Infine, nel caso di un assegno emesso senza autorizzazione l'illecito si perfeziona all'atto della sua emissione, e non è sanabile.

 

Revoca di sistema
La revoca di sistema fa decadere ogni autorizzazione all'emissione di assegni bancari per un periodo di sei mesi, e obbliga alla restituzione di quelli non ancora utilizzati.

L'emissione di assegni senza autorizzazione o senza provvista permette alle banche di non effettuare pagamenti a fronte di assegni presentati all'incasso, e le obbliga ad effettuare una segnalazione alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI).

A seconda che il mancato pagamento sia dovuto alla mancanza dell’autorizzazione o della provvista, l'obbligo di iscrizione alla CAI ha una differente disciplina:

  • se manca l’autorizzazione (non essendo consentita alcuna regolarizzazione tardiva dell'assegno), l'iscrizione del nominativo del traente deve essere effettuata dall'istituto trattario entro e non oltre il ventesimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo;
  • se manca la provvista, il traente può evitare la segnalazione alla CAI attraverso un pagamento tardivo.

La revoca è una conseguenza automatica dell'iscrizione nella CAI.

 

In evidenza: Centrale di Allarme Interbancaria (CAI)

La CAI è un archivio gestito dalla Banca d'Italia dove vengono raccolti e documentati gli utilizzi anomali di assegni bancari, postali e carte di pagamento.

La registrazione nell'archivio avviene a seguito di comunicazioni degli enti segnalanti, quali banche, uffici postali, intermediari finanziari emittenti carte di pagamento, Prefetti e Autorità Giudiziaria.

Tale archivio ha la funzione di rendere più sicura la circolazione degli assegni poiché la sua consultazione permette di acquisire informazioni sull'affidabilità di coloro che li emettono.

L'accesso ai dati nominativi è consentito agli enti segnalanti, ai diretti interessati o a persone da essi delegate presso gli stessi enti segnalanti o le Filiali della Banca d'Italia, mentre i dati non nominativi, quali estremi degli assegni e delle carte bloccati, smarriti o rubati sono liberamente accessibili.

 

Pagamento tardivo dell’assegno

In caso di emissione di assegno senza provvista il pagamento tardivo, cioè il pagamento effettuato entro 60 giorni dalla scadenza del termine utile per la presentazione dell'assegno ai fini dell'incasso, può revocare l’applicazione delle sanzioni.

Oltre all'importo dovuto e non pagato il traente dovrà versare, a titolo di oneri accessori, una penale pari al 10% della somma, gli interessi legali calcolati sull'importo dell'assegno per il periodo che intercorre fra la data di presentazione dell'assegno e quella del pagamento tardivo e le spese relative al protesto.

 

In evidenza: determinazione tasso di interesse legale

La misura dell'interesse legale viene determinata con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale non oltre il 15 dicembre dell'anno precedente cui l'interesse legale si riferisce (secondo l’art. 1284 del codice civile).

Se entro tale data non viene fissata una nuova misura resta invariata quella dell'anno precedente.

Dal 1° Gennaio 2019 l’interesse legale è pari al 0,8% (D.M. 12 Dicembre 2018).

 

Entro il decimo giorno dalla presentazione dell'assegno per il pagamento (preavviso di revoca), la banca deve comunicare al cliente la mancanza di provvista e la possibilità di sottrarsi all'avvio delle sanzioni attraverso il pagamento tardivo dell'assegno.

Il pagamento tardivo può essere effettuato, ad esempio, tramite la costituzione di un deposito vincolato presso la banca su cui è tratto l'assegno, destinato al definitivo pagamento dell'assegno.

L'applicazione delle sanzioni e l'iscrizione nella CAI sono escluse solo quando il pagamento tardivo è comprensivo anche degli oneri accessori.

La prova dell'avvenuto pagamento dovrà essere fornita dal traente alla banca trattaria entro 60 giorni dalla scadenza del termine di presentazione del titolo.

In caso di protesto, la prova deve essere fornita anche al Pubblico Ufficiale che ha redatto l'atto di protesto, al fine di evitare l'applicazione di sanzioni amministrative (notaio, ufficiale giudiziario o, nei comuni privi di notaio e ufficiale giudiziario, segretario comunale).

 

Protesto dell’assegno
Il protesto è un atto pubblico di un notaio o di un ufficiale giudiziario che accerta in modo formale il mancato pagamento di un assegno.
Tale istituto consente a chi ha presentato l'assegno e non abbia ricevuto il pagamento di agire per via giudiziaria, per ottenere la somma dovuta, contro l'emittente, il beneficiario indicato sul titolo, coloro che abbiano fatto circolare l'assegno mediante girata (azione di regresso) o nei confronti dei soggetti che hanno garantito il pagamento dell'assegno (avallo).

Ovviamente, l'atto di protesto presuppone che l'assegno sia stato presentato per il pagamento entro il termine utile.
Gli effetti del protesto, inoltre, prevedono la pubblicazione nel Registro informatico dei protesti, curato dai Presidenti delle CCIAA, e la comunicazione al Prefetto competente per territorio.

Obblighi di custodia

In caso di furto o smarrimento del libretto bisogna dare immediata comunicazione di quanto accaduto alla banca, poiché senza tale segnalazione al cliente potrebbero essere addebitati i pagamenti eseguiti dalla banca in buona fede.

Il cliente deve inoltre denunciare l'accaduto all'autorità giudiziaria e far pervenire copia della denuncia alla banca a supporto del blocco degli assegni.

 

In evidenza: procedimento di ammortamento

Tale procedimento è un’ulteriore tutela contro l’utilizzo improprio di assegni smarriti o rubati

Con l'ammortamento, sia il traente che il beneficiario possono ottenere un provvedimento con il quale un giudice stabilisce l'annullamento dell'assegno e la sua sostituzione con un duplicato.

Il provvedimento è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Esempio di assegno bancario (da compilare)

Clausola di “salvo buon fine”

In generale, la clausola di salvo buon fine (indicata come s.b.f. o sbf) è una condizione della ricezione di un pagamento effettuato mediante la girata di un titolo, pagamento del quale si dà quietanza provvisoria; quando il titolo verrà portato all'incasso, in assenza di contestazioni sulla validità e/o sulla copertura del titolo, il pagamento si considererà perfezionato e con esso sarà assolta l'obbligazione di chi deve effettuare il pagamento.

In pratica, l’assegno bancario viene accettato con presunzione temporanea di validità e dal momento dell'accettazione possono immediatamente farsi decorrere conseguenze pratiche del pagamento; l'eventuale successivo mancato buon fine comporta giuridicamente che il pagamento non è stato effettuato.

La pratica di ricevere titoli salvo buon fine ha il vantaggio di consentire di dare immediato effetto alle obbligazioni contrattuali legate al pagamento, senza dover attendere i tempi per la negoziazione dell'assegno, che in Italia non è ancora in tempo reale, come nel resto del mondo, ma presenta anche alcuni rischi concretamente riferiti al mancato pagamento del titolo.

A differenza dell’assegno circolare, l'assegno bancario, infatti, non necessariamente verrà onorato dallo sportello sul quale è tratto; presentandolo all'incasso non è detto che se ne riceva sempre il corrispondente valore in moneta.

Il "fine", buono o non buono, si verifica soltanto presso la banca trattaria.

 

Cause del "mancato buon fine" dell'assegno bancario
Se al momento della presentazione all'incasso dell'assegno sul conto corrente non ci sono sufficienti fondi per raggiungere l'importo, l'assegno, che si definisce "scoperto" o "a vuoto", non verrà onorato.

La mancanza parziale o totale di copertura dell'assegno viene tecnicamente definita come "mancanza di provvista".

Inoltre, altre cause di mancato buon fine possono essere:

  • l’integrale falsità dell'assegno (assegno tipograficamente realizzato illegalmente);
  • assegno rubato od a firma falsificata;
  • assegno emesso da soggetto privo di legittimazione ad emetterne;
  • chiusura del conto corrente sul quale l'assegno è spiccato;
  • perdita della capacità giuridica di chi lo ha emesso.

 

Protezioni contro il mancato buon fine dell'assegno
La principale protezione consiste nel ricorso diretto od indiretto a servizi di natura assicurativa, in mancanza di un metodo punitivo giuridico funzionante.
Questi servizi coprono il rischio di mancato pagamento applicando parametri di varie nature e presumendo coefficienti di rischio estrapolati da statistiche generali.

Un sistema indiretto, cui ricorrono ad esempio i commercianti, è l'adesione a servizi di verifica immediata (l commerciante comunica i dati dell'assegno proposto in pagamento ed il sistemista confronta dati del conto e dell'emittente e fornisce in breve tempo la risposta). Se l'autorizzazione viene concessa, in caso di successivo mancato buon fine il danno sarà a carico del servizio di verifica, che a sua volta è per l'appunto assicurato contro questi rischi.

Questi servizi però, in ragione dei loro costi, non sono alla portata del singolo privato che occasionalmente riceva assegni in pagamento e che non ha molti altri modi di tutelarsi preventivamente, nel momento dell'accettazione del titolo, se non evitare (se possibile) di ricorrere al salvo buon fine, e quindi evitando di accettare assegni bancari in pagamento.

 

In evidenza: Incasso elettronico dell’assegno bancario
Il D.M. 3 Ottobre 2014 n. 205, pubblicato in G.U. 54/2015, ha previsto la possibilità di incassare l’assegno bancario elettronicamente, attraverso l’invio alla banca emittente dell’immagine del titolo cartaceo, secondo le disposizioni e regole tecniche contenute all’art. 8 c. 7 lett. d) ed e) D.L. n. 70/2011, entro il primo giorno lavorativo successivo al giorno in cui è stato girato per l’incasso.
La dematerializzazione del titolo di credito può essere eseguita direttamente dal negoziatore o affidata a soggetti terzi - purché in possesso delle competenze e, eventuali, requisiti previsti dal regolamento della Banca d’Italia – i quali provvederanno ad apporre la propria firma digitale sulla copia elettronica dell’assegno.
Se l’incasso del titolo viene richiesto elettronicamente, allo stesso modo verranno eseguite le eventuali azioni di protesto in caso di mancato pagamento, da parte del Pubblico Ufficiale o Banca d’Italia, utilizzando le sole informazioni ricevute telematicamente.    

 

 

Le sentenze in materia

Con la sentenza n. 9773 del 14.06.2012 la Corte di cassazione ha stabilito che l'elevazione di un protesto con l'indicazione di una voce dell'elenco ministeriale non appropriata costituisce una violazione di regole amministrative, ma può integrare un illecito civile fonte di responsabilità, qualora la dizione erroneamente indicata preveda una ipotesi più grave a carico del protestato, rispetto a quella effettivamente applicata; in tal caso, il responsabile dell'erroneo protesto è tenuto a rispondere del pregiudizio arrecato (nella specie escluso, poiché la banca aveva indicato nel protesto la causale "altri motivi", invece di "firma apocrifa").

L’ordinanza n. 10977 del 28.06.2012 della Cassazione, invece, ha sancito che in tema di assegno bancario senza provvista, la prova del pagamento entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell'assegno, non ammette equipollenti e, al fine di evitare accordi fraudolenti tra i soggetti privati dell'obbligazione cartolare, esige la certezza della data del pagamento.

Pertanto, a garanzia di questa, la prova di tale pagamento deve essere fornita al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza a firma autenticata del portatore (o tramite attestazione dell'istituto di credito presso il quale è stato effettuato il deposito vincolato dell'importo dovuto).

Conseguentemente, non solo non è ammissibile la dimostrazione mediante prova testimoniale della data dell'intervenuto pagamento, diversa da quella apposta sulla quietanza liberatoria, ma nemmeno quella documentale con firma priva di autenticazione.

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