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Amministrazione straordinaria

Sommario

Inquadramento | Disciplina applicabile e rapporti con le procedure concorsuali | Requisiti di ammissione | Fasi preliminari della procedura | Apertura della procedura | Organi della procedura | Gestione dell'impresa e attuazione della procedura | Cessazione della procedura | Riferimenti |

Inquadramento

L'amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale dedicata alla insolvenza della grande impresa commerciale. La finalità della procedura è conservativa del patrimonio produttivo. Lo scopo non è, dunque, quello di liquidare l'attivo e il passivo patrimoniale ma è quello di proseguire, riattivare o riconvertire l'attività imprenditoriale.

Le grandi imprese di rilevanti dimensioni partecipano all'economia nazionale e concorrono al mantenimento di determinati livelli occupazionali. Conseguenza logica, in presenza di prospettive di recupero economico finanziario, è quella di non sottoporre alla procedura di fallimento tali imprese, bensì di proporre il loro salvataggio.

La legge persegue l'obiettivo della continuazione dell'attività in base a programmi di risanamento entro determinati limiti temporali (uno o due anni), decorsi i quali, in mancanza di un'effettiva acquisizione di capacità di recupero la procedura, viene convertita in fallimento.

Viene dichiarato altresì il fallimento quando, fin dall'inizio, risulta irraggiungibile l'obiettivo del risanamento.

Disciplina applicabile e rapporti con le procedure concorsuali

Esistono due procedure di amministrazione straordinaria applicabili alle grandi imprese che presentano uno stato grave di insolvenza e la possibilità, mediante un programma di risanamento, di recupero e di soddisfacimento delle proprie obbligazioni.

 

Procedura generale (Prodi bis)

Procedura speciale (Decreto Marzano)

La procedura detta le regole ed i requisiti perché le imprese di grandi dimensioni possano essere sottratte al fallimento ed avviate ad un risanamento che giustifichi e consenta di continuare ad operare sul mercato

A decorrere dal 24 dicembre 2003 le cosiddette imprese grandissime, con i requisiti per essere ammesse alla procedura generale di amministrazione straordinaria, possono optare per la scelta del ricorso al procedimento speciale introdotto dal Decreto Marzano (D.L. n. 347/2003, convertito in Legge n. 39/2004) e modificato dal cosiddetto Decreto Alitalia (D.L. n. 134/2008, convertito in Legge n. 166/2008)

 
Rapporto tra amministrazione straordinaria e fallimento

La differenza tra amministrazione straordinaria e fallimento è determinata dal fatto che la prima previene ed impedisce la dichiarazione di fallimento, giusto l'accertamento delle possibilità di recupero economico finanziario dell'impresa. Quando il fallimento è dichiarato preventivamente, l'impresa può proporre opposizione avverso la sentenza dichiarativa, al fine di provare che lo stato di crisi in cui versa è reversibile e che sussistono i previsti requisiti dimensionali per accedere all'amministrazione straordinaria. Qualora il tribunale accerti la fondatezza dell'opposizione e quindi le possibilità di recupero, dispone con sentenza la conversione del procedimento, in caso contrario il fallimento prosegue.

 

Rapporto tra amministrazione straordinaria e concordato preventivo

L'impresa, qualora ritenga la procedura economicamente e finanziariamente opportuna, può proporre il concordato preventivo ed evitare l'amministrazione straordinaria.

 

Rapporto tra amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa

La dottrina prevalente sostiene la prevalenza della amministrazione straordinaria sulla liquidazione coatta amministrativa, perché la liquidazione coatta amministrativa tende alla liquidazione dell'impresa mentre è preferibile dal punto di vista economico e finanziario nonché sociale, favorire il risanamento dell'impresa.

Requisiti di ammissione

Sono ammesse alla procedura generale di amministrazione straordinaria tutte le imprese assoggettabili al fallimento in qualsiasi forma esercitino la loro attività (società di capitali, società di persone, società irregolari, società di fatto, cooperative, imprese individuali).

Le suddette imprese devono rispondere congiuntamente a due requisiti principali:

 

Insolvenza con prospettive di recupero

Lo stato di insolvenza deve presentare concrete prospettive di raggiungimento dell'equilibrio economico e la prospettiva di un recupero dell'attività. L'impresa deve quindi valutare se lo stato di insolvenza abbia natura reversibile e temporanea tale da potersi riposizionare sul mercato in modo "normale".

Le possibilità di recupero sono legate anche a limiti temporali come di seguito elencati:

a. entro un anno attraverso un programma di cessione di complessi aziendali;

b. entro due anni attraverso un programma di ristrutturazione economica e finanziaria;

c. il risanamento dell'impresa può anche conseguenze attraverso la cessione dell'azienda, di complessi di beni, dei contratti.

Requisiti dimensionali e di indebitamento

La dimensione dell'impresa è congiuntamente determinata da:

a. numero di lavoratori subordinati (da almeno un anno a decorrere dalla sentenza che accerta l'insolvenza) non inferiore a 200 (inclusi i lavoratori in CIG);

b. debiti di ammontare complessivo non inferiore a due terzi del totale dell'attivo dello stato patrimoniale, dei ricavi provenienti dalle vendite e prestazioni dell'ultimo esercizio.

Tale rapporto può essere accertato con qualunque mezzo.

Fasi preliminari della procedura

Accertamento e dichiarazione dello stato di insolvenza

 

Soggetti legittimati

Possono richiedere l'accertamento dello stato di insolvenza:

  • l'imprenditore o i legali rappresentanti delle società;
  • uno o più creditori;
  • il pubblico ministero.

Il tribunale può accertare l'insolvenza d'ufficio anche quando è stata richiesta la dichiarazione di fallimento oppure se deve revocare il concordato preventivo e ritiene che sussistano i presupposti per l'amministrazione straordinaria.

 

Competenza territoriale

L'accertamento dello stato di insolvenza viene richiesto al tribunale nella cui circoscrizione ha sede principale l'impresa ovvero nel luogo in cui la stessa svolge in modo prevalente l'attività direttiva ed amministrativa. Lo stesso tribunale è competente per tutti i giudizi che derivano dalla procedura.

Il ricorso

L’imprenditore (o la società) fa la domanda di accertamento dello stato di insolvenza mediante la proposizione di ricorso depositato presso la cancelleria del tribunale. Vi espone le cause che hanno determinato lo stato di insolvenza e tutti gli elementi utili per valutare l'esistenza delle condizioni di ammissione.

Oltre al ricorso devono essere depositati:

  • l'elenco nominativo dei creditori con indicazione dei rispettivi crediti e eventuali cause di prelazione (privilegi generali o speciali, ipoteche, pegni);
  • l'elenco nominativo di chi vanta diritti reali immobiliari su cose in possesso dell'imprenditore con indicazione delle cose e del titolo da cui deriva il diritto;
  • i bilanci degli ultimi due esercizi o, se di minor durata, dalla costituzione dell'impresa;
  • le scritture contabili aggiornate e una situazione completa delle passività esistenti aggiornata a non oltre 30 giorni prima della data di presentazione della domanda.

Il creditore deposita il ricorso contenente l'elezione del domicilio nella circoscrizione in cui ha sede il tribunale adito. In mancanza le notificazioni e le comunicazioni da effettuare al creditore ricorrente nel corso procedimento, saranno eseguite presso la cancelleria del tribunale.

 

Convocazione delle parti (almeno 15 giorni prima della data di udienza) e decisione del Tribunale

Il tribunale prima di esprimersi sullo stato di insolvenza, convoca l'imprenditore, il ricorrente se non è imprenditore e il Ministero per una trattazione sommaria relativa alla situazione economica dell'impresa.

L'imprenditore, il ministro o un suo rappresentante e i creditori istanti devono comparire all'udienza per essere sentiti da tribunale. Il procedimento si svolge in camera di consiglio avanti al tribunale in composizione collegiale (può anche essere nominato un giudice delegato che riferisce al collegio in camera di consiglio).

Il ministro, entro la data dell'udienza, è tenuto a indicare o uno o tre nominativi per l'incarico di commissario giudiziale.

Durante il procedimento di accertamento dello stato di insolvenza, il tribunale può effettuare ed emettere provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell'impresa oggetto del provvedimento.

In particolare, può prendere le seguenti misure:

  • emettere atti conservativi quali il sequestro conservativo o giudiziario;
  • emettere atti inibitori volti ad impedire l'alterazione della par condicio creditorum;
  • emettere atti anticipatori quali la sospensione di azioni esecutive in corso;
  • emettere atti innovativi quali la revoca degli amministratori e la sostituzione con amministratori giudiziari.

 

Dichiarazione dello stato di insolvenza

Il tribunale si pronuncia sullo stato di insolvenza una volta accertati i requisiti dimensionali e di indebitamento necessari, dichiarando con sentenza lo stato di insolvenza; se accerta che l'impresa è in stato di insolvenza ma è priva dei requisiti dimensionali, ne dichiara il fallimento.

Qualora l'insolvenza non sussista, il tribunale con decreto motivato rigetta il ricorso. Contro il decreto di rigetto il ricorrente entro 15 giorni dalla comunicazione, può proporre reclamo alla corte d'appello che provvede sentiti l'imprenditore e l'eventuale reclamante (se non coincidente). Se la corte accoglie il reclamo, gli atti vengono rimessi al tribunale per la dichiarazione lo stato di insolvenza.

Con la sentenza che accoglie la domanda il tribunale:

  • nomina gli organi;
  • fissa l'udienza di verifica dello stato passivo avanti al giudice delegato e il termine per la presentazione delle domande;
  • decide circa la gestione dell'impresa che può essere lasciata all'imprenditore insolvente o affidata al commissario giudiziale fino a quando non sia decretata l'ammissione all'amministrazione straordinaria o al fallimento.

Gli organi nominati in questa fase della procedura sono il commissario giudiziale (o i commissari giudiziali) e il giudice delegato.

Il commissario giudiziale ha gli stessi poteri del curatore fallimentare ed è nell'esercizio delle sue funzioni. Le funzioni di commissario giudiziale hanno termine per effetto della nomina del commissario straordinario con provvedimento amministrativo oppure con la dichiarazione di fallimento a seguito della nomina del curatore fallimentare.

Il commissario giudiziale deve comunicare ai terzi creditori che vantano diritti reali immobiliari su beni in possesso dell'imprenditore insolvente:

  • il proprio indirizzo di PEC;
  • il termine per la trasmissione delle domande di ammissione al passivo;
  • le disposizioni relative all'accertamento del passivo determinate dalla sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza.

 

Comunicazione pubblicità e opposizione alla sentenza

La sentenza è notificata, comunicata e affissa nei modi e nei termini stabiliti per la sentenza di fallimento. La sentenza è altresì comunicata al Ministero dello Sviluppo Economico. Il recente Decreto crescita-bis ha stabilito che le comunicazioni e le notificazioni vengano eseguite esclusivamente per via telematica all'indirizzo PEC risultante dai pubblici registri o comunque accessibile le Pubbliche amministrazioni.

L'opposizione contro la sentenza che accerta lo stato di insolvenza, può essere proposta dall'imprenditore o da ogni altro interessato avanti al tribunale che l'ha pronunciata entro il termine di 30 giorni dalla stessa. Il termine decorre dalla data di comunicazione della sentenza per l'imprenditore e dall'iscrizione nel registro delle imprese per i terzi. L'opposizione non sospende l'esecuzione della sentenza che accerta l'insolvenza e la procedura di amministrazione straordinaria prosegue, tanto che sarà, in ipotesi, il commissario straordinario ad intervenire nel giudizio di opposizione in sostituzione del commissario giudiziale.

Apertura della procedura

Relazione del commissario giudiziale 

Con la dichiarazione dello stato di insolvenza, effettuate le notifiche e espletate le formalità di pubblicità, si apre la fase in cui deve essere valutata all'esistenza delle concrete prospettive di recupero dell'impresa dichiarata insolvente sulla base delle informazioni fornite dal commissario giudiziale.

Nel termine di 30 giorni dalla pubblicazione della sentenza che lo ha nominato commissario giudiziale, questi presenta al tribunale una relazione.

La relazione riporta:

  • l'analisi dettagliata delle cause del dissesto;
  • le effettive prospettive di risanamento dell'impresa con particolare riferimento alle concrete possibilità di recupero;
  • la consistenza analitica e stima attiva di tutte le attività dell'impresa;
  • l'elenco analitico nominativo dei creditori risultanti dalle scritture contabili, dai documenti agli atti della società o dell'impresa.

Una copia della relazione viene inviata al ministro che, nei 10 giorni successivi, può far pervenire al tribunale il proprio parere sulla possibilità di risanamento dell'impresa mediante amministrazione straordinaria.

 

Le decisioni del tribunale 

Il tribunale, acquisita la relazione del commissario e le eventuali osservazioni del ministro, una volta eseguiti eventuali ulteriori accertamenti nel termine di 30 giorni decorrenti dal deposito della relazione, può disporre:

  • con decreto motivato l'apertura della procedura;
  • la dichiarazione di fallimento.

 

Apertura dell'amministrazione straordinaria 

Il tribunale notifica la decisione motivata di apertura della procedura a:

  • debitore;
  • commissario giudiziale;
  • richiedente;
  • Ministero;
  • Regione e comune in cui l'impresa la sede principale.

Organi della procedura

Conclusa la fase di ammissione all'amministrazione straordinaria, vengono definitivamente investiti gli organi della procedura.

La procedura straordinaria vede come organi:

  • uno o tre commissari straordinari;
  • il Ministero con poteri di vigilanza
  • il comitato di sorveglianza con poteri ispettivi e consultivi

 

Commissario straordinario 

Il commissario straordinario è nominato dal ministero con apposito decreto. Per procedure eccezionalmente complesse, il Ministero può nominare tre commissari.

Possono essere nominati le persone iscritte da almeno cinque anni negli albi degli:

  • avvocati;
  • dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali.

e che abbiano maturato particolare esperienza e competenza nelle procedure concorsuali o nel risanamento aziendale; possono altresì essere nominati soggetti che hanno maturato un'esperienza di almeno cinque anni nell'esercizio di funzioni di amministrazione di direzione di grandi imprese o funzioni dirigenziali presso enti pubblici, o funzioni di curatore, commissario giudiziale, commissario liquidatore commissario straordinario di procedure concorsuali.

Il commissario straordinario ha la gestione dell'impresa e l'amministrazione dei beni dal momento in cui subentra il commissario giudiziale o all'imprenditore.

Il commissario svolge le sue funzioni in modo autonomo, l'unica deroga all'autonomia gestionale vale per gli atti di:

  • cessione e affitto di azienda o rami d'azienda;
  • vendita e locazione di immobili, costituzione di diritti reali su di essi, vendita in blocco di mobili, costituzione di pegno e transazioni per valore indeterminato o superiore a € 206.582.

Il commissario svolge attività processuale intervenendo in giudizio nelle cause in cui era parte il commissario giudiziale e proponendo azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci della società insolvente.

Il commissario predispone il conto della gestione per presentarlo al Ministero unitamente al bilancio finale della procedura. Deposita contestualmente al conto della gestione, una relazione del comitato di sorveglianza. Il Ministero autorizza il deposito presso la cancelleria del tribunale che ha dichiarato lo stato di insolvenza. Il Decreto crescita bis ha sancito la possibilità che il commissario trasmetta direttamente una copia del bilancio finale della procedura e del conto della gestione a tutti i creditori entro 10 giorni dal deposito in cancelleria. Dalla ricezione della copia del rendiconto decorre il termine per proporre contestazioni al bilancio e al conto della gestione da parte dei creditori, terzi titolari di diritti sui beni, imprenditore. Per tutti gli altri interessati il termine decorre dalla affissione della comunicazione. Decorso il termine senza che siano state proposte contestazioni (20 giorni di decorrenza), il bilancio e il rendiconto sono approvati.

Il commissario può essere revocato in ogni tempo su proposta del comitato di sorveglianza e d'ufficio dal Ministero. Il decreto di revoca può essere impugnato avanti al TAR del Lazio.

 

L'autorità di vigilanza ministeriale

Il Ministero è l'organo cui è affidata la vigilanza sulla procedura di amministrazione straordinaria. Ha potere di autorizzare gli atti posti in essere dal commissario straordinario e su ogni singolo atto di gestione può chiedere precisazioni e chiarimenti. Gli atti del Ministero sono impugnabili avanti al TAR.

 

Il comitato di sorveglianza 

Nei 15 giorni successivi alla nomina del commissario straordinario viene nominato con decreto del ministero il comitato di sorveglianza.

Il comitato è composto da tre o cinque membri, compreso il presidente, di cui uno o due membri (se sono cinque) scelto tra i rappresentanti dei creditori chirografari, mentre gli altri scelti tra persone particolarmente esperte nel ramo dell'attività esercitata dall'impresa. Spetta a i membri esperti del comitato il diritto al compenso, mentre i rappresentanti dei creditori hanno diritto al solo rimborso spese.

Il comitato ha funzione di controllo e di ispezione sull'attività del commissario e sull'andamento della procedura. In ogni momento i membri possono ispezionare le scritture contabili, i documenti agli atti del procedimento nonché chiedere chiarimenti al commissario e all'imprenditore insolvente. Quanto ai compiti consultivi, il comitato fornisce pareri obbligatori preventivi o successivi sugli atti del commissario che richiedono l'autorizzazione del Ministero in tutti i casi in cui il ministero ritenga opportuno la consultazione. Il comitato ha l'obbligo di esaminare le relazioni contabili periodiche del commissario giudiziale in fornendo le proprie osservazioni in merito.

Gli atti del comitato di sorveglianza sono consultabili dai creditori della società in amministrazione straordinaria in quanto riguardano attività di pubblico interesse.

Gestione dell'impresa e attuazione della procedura

Gestione dell'impresa 

Essendo una procedura di salvataggio dell'impresa, l'amministrazione straordinaria è sempre volta alla continuazione dell'esercizio dell'impresa. Al momento della dichiarazione dello stato di insolvenza il tribunale può scegliere di lasciar gestire un'impresa all'imprenditore (con i dovuti limiti) oppure affidare la gestione del commissario giudiziale. Una volta aperta la procedura di amministrazione straordinaria, la gestione dell'attività è affidata agli organi della procedura.

Al momento della dichiarazione di insolvenza tutti i contratti in corso non ancora eseguiti o parzialmente eseguiti proseguono e continuano ad avere normale esecuzione. A partire dalla data di apertura dell'amministrazione straordinaria, il commissario straordinario può decidere di sciogliere il singolo contratto oppure può subentrare al posto dell'imprenditore. Il commissario ha libera scelta sulla base dell'utilità della prosecuzione del rapporto alla luce del programma scelto senza necessità di preventiva autorizzazione del Ministero. 

I contratti che non possono essere sciolti per il semplice fatto dell'apertura della procedura sono:

  • i contratti di lavoro subordinato;
  • il contratto di locazione di immobili quando è sottoposto ad amministrazione straordinaria il locatore.

 

Pagamento dei creditori 

Con la dichiarazione dello stato di insolvenza si producono effetti nei confronti dei creditori della procedura di fallimento ovvero del concordato preventivo.

 A titolo esemplificativo:

  • i crediti pecuniari scadono alla data della sentenza;
  • gli interessi, convenzionale legali sui crediti chirografari sono sospesi;
  • l'accertamento dei crediti avviene secondo le norme relative alla formazione dello stato passivo;
  • Le azioni esecutive sui beni soggetti alla procedura senza alcuna eccezione non possono essere iniziate o proseguite;
  • la compensazione tra crediti e debiti è vietata;
  • si interrompono tutte le prescrizioni;
  • non si verificano le decadenze;
  • non possono sorgere nuove cause di prelazione;
  • sono inefficaci tutti gli atti compiuti dal creditore prima dell'apertura del procedimento, se non sono state eseguite le formalità per la loro opponibilità terzi;
  • tutte le controversie riguardanti l'accertamento dei crediti sono di competenza del tribunale.

Il commissario straordinario, sulla base delle domande di insinuazione al passivo depositate nella cancelleria del giudice delegato da tutti i creditori chirografari e privilegiati, effettua l'accertamento del passivo con la disciplina del fallimento. Il procedimento di verifica viene affidato al giudice delegato che resta competente anche nel proseguo della procedura. In caso di fallimento dichiarato nel corso procedura prima o dopo l'apertura dell'amministrazione straordinaria, l'accertamento lo stato passivo prosegue sulla base delle disposizioni della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza. I crediti sorti dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza e che trovano causa nella continuazione l'esercizio dell'impresa sono pagati in prededuzione.

Quanto ai crediti nei confronti dei lavoratori subordinati, sia prima che dopo l'apertura procedura, sono sottoposti all'accertamento del passivo anche se quello sorto dopo l'apertura procedura è prededucibile.

 

Attuazione della procedura 

La ratio dell’istituto dell'amministrazione straordinaria è quella di attuare un piano di salvataggio dell'impresa attraverso un programma di recupero predisposto dal commissario straordinario con la concertazione del Ministero.

Nel minor tempo possibile e comunque non oltre 60 giorni successivi all'apertura della procedura, il commissario straordinario presenta al Ministero un programma di ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa di durata non superiore a due anni o in alternativa un programma di cessione dei complessi aziendali di durata non superiore ad un anno.

Il programma è predisposto dal commissario straordinario sotto la vigilanza del Ministero ed è tale da salvaguardare l'unità operativa dei complessi vari, tenuto conto degli interessi dei creditori. Entro tre giorni dalla redazione commissario deve comunicare al tribunale che ha dichiarato lo stato di insolvenza, la presentazione del programma e l'eventuale provvedimento di proroga. La mancata presentazione del programma nel termine originario o prorogato a causa di revoca del commissario.

Il programma contiene:

  • un programma di liquidazione dei beni non necessaria l'esercizio dell'impresa;
  • le attività imprenditoriali destinate alla prosecuzione;
  • le attività imprenditoriali destinate alla dismissione;
  • le previsioni economiche finanziarie intrinseche alla prosecuzione dell'impresa;
  • le possibilità e modalità di far fronte al fabbisogno finanziario;
  • l'eventuale programma di cessione se adottato;
  • le modalità di pagamento dei creditori è il grado di soddisfazione degli stessi;
  • i costi generali e i costi specifici per l'attuazione della procedura con esclusione del compenso dei commissari del comitato di sorveglianza.

Il ministero, sentito il comitato di sorveglianza, con apposito decreto nel termine di 30 giorni dalla sua presentazione dispone l'autorizzazione del programma. In caso di mancata pronuncia del Ministero il programma è comunque approvato entro 90 giorni dalla presentazione. Nel termine di tre giorni dalla autorizzazione, il programma viene trasmesso dal commissario straordinario al tribunale. L'imprenditore insolvente i creditori e tutti gli interessati possono prendere visione ad estrarre copia del programma depositato. Nei 10 giorni successivi al deposito in tribunale commissario straordinario trasmette la stessa copia tutti i creditori.

Una volta autorizzato il programma, il commissario straordinario deve compiere tutte le attività dirette all'esecuzione dello stesso presentando ogni tre mesi al Ministro una relazione sull'andamento dell'esercizio dell'impresa e sull'esecuzione del programma.

 

Distribuzione dell'attivo 

Durante la procedura può essere messa in pratica una distribuzione dell'attivo mediante acconti autorizzati dal giudice delegato e sentito il parere del comitato di sorveglianza o mediante riparti parziali e finali nel caso in cui sia stato adottato il programma di cessione dei complessi aziendali. 

Cessazione della procedura

Conversione della procedura in fallimento 

L'amministrazione straordinaria, nel corso della procedura può essere convertita in fallimento. La conversione viene disposta in ogni momento se risulta che l'amministrazione straordinaria non può essere utilmente proseguita. Il commissario straordinario stesso, previa consultazione con il Ministro dello Sviluppo Economico, provvede alla presentazione della richiesta di conversione in fallimento della procedura. La procedura può essere anche disposta alla naturale scadenza del programma scelto (di ristrutturazione o di cessione), perché lo stesso non ha raggiunto lo scopo di salvare l'impresa. È di tutta evidenza che nel caso del programma di cessione è necessario che alla scadenza la cessione non sia ancora avvenuta almeno parzialmente ed invece nel programma di ristrutturazione dell'impresa non deve aver recuperato la capacità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.

La conversione è disposta dal tribunale con decreto motivato su richiesta del commissario straordinario o d'ufficio, sentito il Ministero, il commissario straordinario e l'imprenditore insolvente. Con il decreto di conversione il tribunale nomina il giudice delegato e il curatore fallimentare. Vengono così a cessare tutte le funzioni del commissario straordinario e del comitato di sorveglianza e se l'accertamento del passivo non è ancora esaurito, lo stesso prosegue in capo ai nuovi organi.

 

Le cause di chiusura della procedura e le modalità di chiusura 

Determinano la chiusura della procedura:

  • passaggio in giudicato della sentenza che approva il concordato con i creditori,
  • mancato deposito di domande di ammissione al passivo nei termini della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza
  • recupero da parte dell'imprenditore della capacità di pagare regolarmente i propri debiti anche durante l'esecuzione del programma
  • quando i riparti parziali ai creditori raggiungono l'intero ammontare dei crediti ammessi, sono pagati i compensi agli organi della procedura e le relative spese
  • quando è effettuata la ripartizione finale dell'attivo.

Il commissario straordinario sottopone al Ministero il bilancio finale della procedura con il conto della gestione, il Ministero autorizza il deposito del bilancio del conto della gestione presso la cancelleria al tribunale e liquida il compenso al commissario. Il tribunale dichiara chiusa la procedura con decreto motivato, d'ufficio o su istanza del commissario straordinario o dell'imprenditore insolvente. La comunicazione del decreto avviene secondo le regole per la comunicazione la sentenza che accerta lo stato di insolvenza.

 

Riapertura dell'amministrazione straordinaria 

Nel caso in cui sia stato eseguito il programma di cessione e la procedura sia stata chiusa con un riparto finale dell'attivo, ove i creditori non siano stati integralmente soddisfatti, gli stessi ovvero l'imprenditore insolvente, possono chiedere al tribunale dalla riapertura della procedura di amministrazione straordinaria. Tale domanda viene presentata entro cinque anni dal decreto di chiusura ed è ammessa se il patrimonio dell'imprenditore presenta attività tali da rendere inutile il provvedimento di riapertura oppure se l'imprenditore garantisce il pagamento di almeno il 10% dei debiti. 

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