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Incompatibilità del commercialista nel c.d.a. di una s.r.l.

Sussiste una incompatibilità tra l’attività di un consigliere di amministrazione di una s.r.l. con l’esercizio della professione di un iscritto all’Ordine dei commercialisti, qualora le quote societarie siano detenute da suoi parenti.

Ad affermarlo è il Cndcec, con il Pronto Ordini n. 68, in risposta a un quesito relativo proprio alla compatibilità tra l’attività di amministratore, non socio, di una s.r.l. e l’esercizio della professione di commercialista, nel caso in cui la base sociale sia costituita interamente da parenti entro il quarto grado dell’iscritto.

Viene richiamato, in primo luogo, l’art. 4, comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 139/2005, ai sensi del quale l'esercizio della professione di dottore commercialista ed esperto contabile è incompatibile con l'esercizio, anche non prevalente, né abituale, “dell’attività di impresa per conto proprio, in nome proprio o altrui”.

Tuttavia, le note interpretative del Cndcec hanno da tempo ammesso la possibilità, per un iscritto, di ricoprire la carica di consigliere di amministratore, non socio, di una società di capitali, a condizione che le quote o azioni rappresentative del capitale sociale non siano in tutto o in parte intestate a parenti entro il II grado (altra ipotesi che determina incompatibilità è che non sia comprovabile un interesse economico prevalente dell’iscritto, ovvero una situazione di socio influente od occulto).

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