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Il presidente del c.d.a. risarcisce la s.p.a., parte civile nel processo penale per reati tributari

La società può costituirsi parte civile nel procedimento penale verso il presidente del c.d.a., responsabile dei reati tributari di emissione di fatture false e dichiarazioni fraudolente, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e di quello d’immagine. Lo afferma la III Sezione Penale della Cassazione, nella sentenza n. 3458 depositata il 28 gennaio.

Il caso. Il presidente del consiglio di amministrazione di una s.p.a. veniva condannato in I grado per i reati di cui agli artt. 2 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) e 8 (emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) del d.lgs. n. 74/2000. In appello, veniva dichiarata la prescrizione dei reati, e disattesa la richiesta dell’imputato di esclusione della parte civile. La sentenza d’appello veniva impugnata per cassazione.

La legittimazione della società a costituirsi parte civile. Il ricorrente si duole per il mancato accoglimento della sua richiesta di esclusione della parte civile- la società in nome della quale ha agito quale legale rappresentante e presidente del c.d.a., per carenza di legittimazione ad agire in giudizio: solo l’Agenzia delle Entrate sarebbe legittimata ad agire, a tutela degli interessi salvaguardati dalle norme in esame.

Di parere opposto la S.C.: le condotte contestate sono astrattamente produttive di un danno non solo per l’Erario, ma anche per la società: quest’ultima, infatti, in conseguenza della condotta penalmente rilevante dell’amministratore ha subito un danno patrimoniale, con riferimento agli interessi e alle sanzioni correlati alla realizzazione degli illeciti, ed anche un danno alla immagine, per il discredito che la società potrebbe aver ricevuto alla propria onorabilità e affidabilità, in conseguenza dei reati tributari commessi dal legale rappresentante.

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