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Riduzione del capitale: il ruolo del piano industriale

Sommario

Introduzione | Il piano industriale | Risanamento della gestione e continuità | Conclusioni |

Introduzione

La società che matura una perdita di gestione nel corso della sua attività può portare ad uno squilibrio che si sostanzia in un depauperamento di valore degli input in entrata rispetto al valore degli output rilasciati nell’ambiente. Tale situazione diventa ancora più rilevante nel caso in cui tale perdita sia tale da intaccare in maniera rilevante il capitale sociale dell’impresa.

 

Nel caso in cui una società maturi perdite tali da intaccare di oltre un terzo il capitale sociale, ovvero la soglia di rilevanza introdotta dal legislatore nazionale agli artt. 2446 e 2447 c.c. per le società per azioni (art. 2482-bis c.c. per le s.r.l.) al fine di innescare un processo di tutela del capitale, gli amministratori devono senza indugio convocare l’assemblea per l’assunzione degli opportuni provvedimenti.

Tali provvedimenti non si esauriscono solo in una iniezione di liquidità, o peggio, in una perequazione contabile di riclassificazione di poste di bilancio, in quanto devono avere a fondamento un strategia gestionale efficace nel riportare il processo di trasformazione aziendale a generare valore. Ne consegue la necessità di valutazioni non solo basate sull’elemento storico, ma orientate al futuro, con il proposito di prevedere l’andamento dell’impresa negli esercizi futuri.

 

Strumento principe di tale esigenza di individuare l’andamento futuro dell’impresa  è costituito dal piano industriale o business plan.

 

Il piano industriale

Il documento che gli amministratori devono redigere al fine di comunicare a terzi le previsioni sul futuro andamento della società è il piano industriale.

Il piano industriale può avere differente fisionomia in relazione alla diversa finalità per cui è stato predisposto: può essere un utile strumento sia in una fase straordinaria della vita d’impresa (nascita, espansione e aggregazione), sia nella fase di gestione corrente.

 

Il documento riveste una duplice funzione: una prima funzione di programmazione in ambito strategico e una seconda di carattere esclusivamente informativo.

Informativa che si distingue in base ai destinatari della stessa: avremo una funzione di comunicazione interna (imprenditore e soci), comunicazione che permette ai soggetti interessati di avere sempre una atteggiamento reattivo nei confronti dell’ambiente esterno, ma anche una funzione di comunicazione esterna (banche e altri finanziatori), al fine di condizionare i rapporti con i soggetti terzi.

 

Il piano deve anche essere visto come lo strumento essenziale con il quale è possibile valutare la fattibilità tecnica ed economico-finanziaria di un qualsiasi progetto d’investimento complesso come, ad esempio, quello concernente un’attività produttiva.

Infine, è inoltre dimostrato che la sua redazione contribuisce a migliorare la qualità delle intenzioni strategiche del management e a indirizzare le successive azioni gestionali verso l’indispensabile obiettivo di durabilità dell’impresa.

Considerata la natura previsionale del documento non deve però essere considerato come strumento volto a fornire garanzie assolute, bensì deve mirare ad una consapevole previsione delle reali prospettive così come delle “aree di rischio”. A tal fine devono essere rispettati i principi di redazione quali, ad esempio, la chiarezza, intesa come semplicità di lettura e comprensibilità, la completezza, ossia l’inserimento di qualsiasi informazione ritenuta rilevante, l’attendibilità, cioè l’affidabilità delle assunzioni su cui le proiezione si fondono. Il piano, inoltre, deve anche rispettare ulteriori principi: quello di neutralità, non deve infatti essere concepito come strumento di comportamento, il principio di trasparenza, ossia un equilibrato livello di dettaglio ed, infine, il principio di prudenza, inteso come rappresentazione dello scenario più probabile o, se in presenza di più alternative, del più pessimistico.

 

Per quanto riguarda la struttura e i contenti del documento, questi non sono standardizzati in quanto saranno modulati e pensati in relazione alla finalità a cui il documento deve ambire. Si pensi, ad esempio, ad un business plan per una nuova iniziativa, il documento sarà principalmente orientato a fornire una visione generale del business in tutti i suoi aspetti, un piano riferito ad un’impresa già operante in un determinato ambito, invece, potrebbe non presentare alcune sezioni.

In ogni caso, a prescindere dalla finalità per cui è predisposto, tutti i piani devono prevedere due macro sezioni, una qualitativa e una quantitativa. Si fa presente che entrambe le sezioni rivestono un ruolo fondamentale. Un piano che infatti contemplasse solo la parte quantitativa, ma non quella qualitativa, non fornirebbe un’adeguata informativa sui ragionamenti e sulle scelte di carattere strategico-gestionale che hanno prodotto tali numeri (situazione ancora più grave in caso di risanamento di uno stato di crisi, in quanto non si argomenta l’elemento di discontinuità con il passato che riporta l’azienda a produrre ricchezza). Numeri che non sono altro che la mera ricaduta quantitativa delle scelte gestionali che si intende porre in essere. Al pari, la presenza della sola parte descrittiva non premetterebbe di effettuare valutazioni sulla sostenibilità economica e finanziaria dell’iniziativa rendendo il documento poco utile e poco verificabile.

 

Risanamento della gestione e continuità

 Il piano industriale ha un ruolo centrale in ambito delle riduzione obbligatoria del capitale per perdite. In particolare esso agisce su due differenti fronti.

 

In primis riveste un ruolo fondamentale nel valutare la presenza o meno del presupposto della continuità aziendale, elemento cardine nella redazione del bilancio, ma anche della situazione patrimoniale (intesa come vero e proprio bilancio intermedio). Presupposto che, così come illustrato dallo IAS 1 è presente a condizione che sia ragionevole ritenere di poter continuare l’attività per una arco temporale di almeno 12 mesi. A sostegno di tale nesso l’OIC 30 precisa come in presenza di ingenti perdite l’organo amministrativo debba prestare una particolare attenzione sia ai dati previsionali sia alle cause che hanno generato lo stato di crisi per poter adoperare i criteri ordinari di valutazione in bilancio come impresa in funzionamento.

 

Ovviamente, se si è di fronte ad eventi temporanei che hanno condotto allo stato di crisi, non sarà necessario redigere una documentazione con valenza prospettica. Se non nel caso in cui si voglia giustificare ai soci e ai terzi una proposta di rinvio. In tal caso infatti, deve esserci la garanzia che l’inerzia non produca pregiudizio verso terzi.

 

Per ciò che invece riguarda le soluzioni atte al risanamento della gestione, il piano industriale avrà la funzione di dettare le tappe del processo che, partendo dalla delibera dell’assemblea, porterà alla realizzazione di un disegno più ampio che si estende al prevedibile futuro. Il piano avrà un ruolo fondamentale nel giustificare un’eventuale proposta finalizzata a permettere all’impresa di continuare a operare. Pertanto, il piano sarà uno dei principali elementi a supporto della decisione di portare avanti l’iniziativa. Gli amministratori, nel redigere la relazione sulla situazione patrimoniale dovranno quindi menzionare l’eventuale piano e riportarne gli elementi salienti in uno specifico paragrafo dedicato al tema della continuità e delle strategie da adottare per il risanamento della gestione. 

Conclusioni

Il piano industriale è uno strumento, sia di pianificazione che di comunicazione, sempre più utilizzato anche dalle imprese di modeste dimensioni. Acquista ulteriore rilevanza nel caso in cui la società maturi una perdita rilevante tale da intaccare il capitale sociale. In tale situazione, infatti, l’organo amministrativo è chiamato alla predisposizione della c.d. relazione sulla situazione patrimoniale contenente la situazione patrimoniale e uno specifico paragrafo volto ad illustrare le iniziative alla base del risanamento gestionale e alla presenza del presupposto di continuità. Per la predisposizione quindi di quelle due specifiche sezioni della relazione, è pertanto quasi sempre fondamentale la predisposizione di un piano industriale.

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